Isopensione: cos’è, chi può richiederla e cosa cambia dopo il 2026

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L’Isopensione è uno degli strumenti più discussi del sistema previdenziale italiano, perché consente alle aziende di accompagnare alla pensione i lavoratori più vicini all’età pensionabile, evitando licenziamenti e senza costi per lo Stato. Introdotta con la legge Fornero, è diventata negli anni una soluzione strategica per gestire gli esuberi e favorire il ricambio generazionale. Ma la norma attuale scade il 31 dicembre 2026, e il governo sta valutando se prorogarla o renderla permanente, mantenendo il vantaggio dei sette anni di anticipo rispetto ai requisiti ordinari.Cosa succede dopo il 2026? Chi può richiedere l’isopensione? E quali sono le novità allo studio per il futuro?

 

In questo articolo:

 

  • Come funziona l’Isopensione e chi paga lo scivolo pensionistico
  • Chi può accedere all’Isopensione e quali sono i requisiti nel 2026
  • Le novità dopo il 2026 e le ipotesi di proroga
 

Come funziona l’Isopensione e chi paga lo scivolo pensionistico

L’Isopensione nasce dall’articolo 4 della Legge Fornero (L. 92/2012) e consente alle aziende con più di 15 dipendenti di accompagnare alla pensione i lavoratori in esubero, sostenendo interamente i costi. In pratica, l’impresa versa mensilmente all’Inps le somme necessarie per coprire l’assegno sostitutivo della pensione, che viene poi erogato al lavoratore dall’Istituto. Durante il periodo di esodo, l’azienda continua a versare anche la contribuzione figurativa, così da garantire al dipendente la maturazione dei requisiti pensionistici.

L’assegno corrisponde alla pensione maturata al momento dell’uscita, calcolata senza i contributi figurativi del periodo di esodo, ma con tassazione ordinaria e tredici mensilità. Non prevede adeguamenti automatici all’inflazione né assegni familiari, ma rappresenta comunque una forma di tutela economica stabile fino alla decorrenza della pensione definitiva.

Per attivare l’isopensione è necessario un accordo sindacale tra azienda e rappresentanze dei lavoratori, validato dall’Inps. L’impresa deve inoltre presentare una fideiussione bancaria a garanzia dei pagamenti: se non rispetta gli obblighi, l’Inps può escutere la garanzia dopo 180 giorni, assicurando la continuità dell’assegno al lavoratore. È una misura che si applica sia nei licenziamenti collettivi sia nei piani di ristrutturazione aziendale, e che negli ultimi anni è stata utilizzata da molte grandi imprese per gestire le eccedenze di personale in modo non traumatico.

 

Chi può accedere all’Isopensione e quali sono i requisiti nel 2026

Possono accedere all’isopensione i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, inclusi i dirigenti, di aziende private con più di 15 dipendenti. Il requisito principale è che al lavoratore manchino al massimo sette anni per raggiungere la pensione di vecchiaia o quella anticipata. Nel dettaglio, servono 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi per la pensione di vecchiaia, oppure 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne per la pensione anticipata.

La finestra dei sette anni è stata introdotta in via transitoria e scadrà il 31 dicembre 2026. Entro il 30 novembre 2026 dovrà cessare il rapporto di lavoro per poter usufruire dello scivolo massimo. Dal 2027, salvo proroghe, il limite tornerà a quattro anni, riducendo sensibilmente la platea dei beneficiari.

Il Messaggio Inps 558/2026 ha chiarito che le domande devono considerare anche gli scatti dell’età pensionabile previsti per il biennio 2027‑2028. Le istanze che non tengono conto di questi adeguamenti vengono automaticamente scartate dalla procedura Unicarpe. La Circolare Inps 41/2026 ha inoltre previsto il prolungamento automatico degli assegni già attivi fino alla nuova decorrenza della pensione, per evitare vuoti di copertura.

Il rischio, segnalato dallo stesso Inps, è quello di creare nuovi “esodati”: lavoratori che escono dall’azienda senza avere ancora diritto alla pensione e senza reddito. Per questo, la proroga dell’isopensione è considerata una priorità dal Ministero del Lavoro.

 

Le novità dopo il 2026 e le ipotesi di proroga

Il governo sta valutando due opzioni per il futuro dell’isopensione. La prima è una proroga temporanea fino al 2029, che estenderebbe la norma transitoria attuale. La seconda, più ambiziosa, è una modifica strutturale che renderebbe permanente la finestra dei sette anni, trasformando l’isopensione in uno strumento stabile di gestione degli esuberi.

Il Decreto Primo Maggio (DL 62/2026), attualmente all’esame della Commissione Lavoro della Camera, potrebbe essere il veicolo normativo per introdurre la proroga. Il Ministro del Lavoro Marina Calderone, in un question time alla Camera, ha confermato che sono in corso valutazioni tecniche per evitare il ritorno al limite di quattro anni. L’obiettivo è garantire continuità alle aziende e ai lavoratori, mantenendo un equilibrio tra sostenibilità economica e tutela sociale.

L’isopensione è considerata “politicamente sostenibile” perché non grava sulle casse pubbliche: il costo è interamente a carico delle imprese. Per questo motivo, è uno strumento che il governo intende preservare, anche come alternativa ai licenziamenti e come incentivo alla staffetta generazionale, favorendo l’ingresso di giovani nel mondo del lavoro.

Dal 2027, inoltre, entreranno in vigore i nuovi requisiti pensionistici legati all’aspettativa di vita, con un aumento dell’età pensionabile e dei contributi richiesti. L’incrocio tra questi fattori rende ancora più urgente una proroga dell’isopensione, per evitare che migliaia di lavoratori restino senza reddito e senza pensione.

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Achiropita Cicala

Giornalista e Seo Copywriter dal 2021. Laureata in Economia Applicata, ha consolidato le conoscenze in materia presso vari studi commerciali, per poi dedicarsi al giornalismo web. Ha lavorato in diverse testate editoriali online (Blastingnews.com, Trend-online.com, Money.it, Ftaonline.com, etc.), occupandosi della redazione di articoli e notizie a carattere economico (finanza personale, mercati, risparmio, pensioni, fisco e tasse, lavoro, previdenza sociale, diritto).

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