La pensione integrativa: perché non basta più solo quella pubblica

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Da diversi anni si parla con sempre più insistenza di pensione integrativa. Lo Stato e altre istituzioni private spingono affinché le persone ancora in età lavorativa integrino i contributi versati per la previdenza obbligatoria con altri destinati alla previdenza complementare in modo da avere una rendita maggiore quando si smette di lavorare. In Italia, tuttavia, ci sono ancora forti resistenze su questo fronte, un po’ per scarsa informazione, un po’ per una cultura del risparmio radicata che porta a tenere il denaro in banca o in liquidità. Tutta una serie di situazioni rende però necessario fare il grande passo perché la pensione pubblica sarà sempre più insufficiente per mantenere un tenore di vita dignitoso per gran parte della popolazione. In questo articolo:

 

  • Una tendenza preoccupante
  • Perché la pensione integrativa è necessaria
  • La pensione integrativa è davvero la soluzione? Alcune criticità

 

Una tendenza preoccupante

Come avviene nei principali Paesi industrializzati, e comunque in gran parte dell’Europa, in Italia la popolazione sta diventando sempre più vecchia e la tendenza demografica è destinata a peggiorare negli anni. L’Istat ha stimato che la quota attuale di circa 59 milioni di italiani negli anni sarà destinata a rimpicciolirsi. Sulla base delle previsioni dell’istituto di statistica, la popolazione residente passerà a circa 58 milioni nel 2030, a circa 54 milioni nel 2050, e sotto i 48 milioni nel 2070. A metà secolo, inoltre, il rapporto tra lavoratori e pensionati scenderà a 1:1 da 3:2 attuale.

Cosa genera questi numeri? Innanzitutto, le persone vivono più a lungo perché i progressi nel campo delle cure mediche e il miglioramento del sistema sanitario consentono di arrivare a un’età avanzata in condizioni di salute migliori rispetto al passato. In secondo luogo, le nascite sono crollate a causa soprattutto delle maggiori preoccupazioni delle famiglie sulle proprie condizioni economiche, nonché per una stabilità più precaria della famiglia stessa come dimostra il numero in crescita costante di divorzi e separazioni. Terzo, l’evoluzione tecnologica richiede un numero sempre più basso di lavoratori, soprattutto per mansioni che nel tempo diventeranno obsolete. In questo contesto, l’intelligenza artificiale potrebbe essere un pericolo da non sottovalutare. Tutto ciò si rende ancora più evidente in assenza di una politica del lavoro efficace da parte delle istituzioni governative, che hanno dato prova in passato di palese inadeguatezza. 

 

Perché la pensione integrativa è necessaria

Alla luce di quanto esposto, il sistema pensionistico pubblico rischia il collasso. Esso è basato su un meccanismo a ripartizione, dove le pensioni vengono pagate dai contributi dei lavoratori in attività. Per quanto siano state fatte numerose riforme negli ultimi decenni, uscire dall’impasse è un’impresa assai ardua. Con un numero in crescendo di persone che vanno in pensione e una quantità di lavoratori in diminuzione costante come potrebbe essere sostenibile il sistema? A quel punto lo Stato dovrà ricorrere alla fiscalità generale per compensare il gap tra contributi necessari e contributi realmente versati per le pensioni. Chiaramente ciò non è possibile oltre un certo limite e a lungo, tenuto conto che la pressione fiscale in Italia è già tra le più alte in Europa. L’alternativa è di allungare l’età pensionabile e/o ridurre la rendita pensionistica.

Giocoforza, ricorrere a una qualche forma di pensione integrativa è inevitabile per la maggior parte delle persone, se si vuole mantenere un tenore di vita adeguato. In Italia esistono diverse soluzioni di pensione integrativa quali:

 

  • fondi pensione negoziali o chiusi, riferiti a lavoratori appartenenti a determinate categorie che possono usufruire anche dei contributi del datore di lavoro;
  • fondi pensione aperti, a cui possono aderire tutti con contributi propri volontari;
  • piani individuali pensionistici, stipulati in forma individuale con compagnie assicurative.

 

Alcuni vantaggi importanti

La pensione integrativa sembra ormai indispensabile, ma l’aspetto più interessante per chi aderisce è rappresentato dai diversi vantaggi che offre e che meritano di essere tenuti in debita considerazione.

Innanzitutto, vi è un’agevolazione fiscale non indifferente, sia nella fase di accumulo sia in quella di distribuzione. Durante la fase di accumulo è possibile dedurre dal reddito imponibile i contributi versati a un fondo pensione fino a 5.164,57 euro l’anno. Inoltre, le plusvalenze derivanti dagli investimenti del fondo sono tassate al 20%, anziché al 26%, come di norma avviene per i capital gain delle attività finanziarie. Addirittura, i rendimenti derivanti dai titoli di Stato scontano un’aliquota del 12,5%. Viene anche riconosciuta l’esenzione dall’imposta di bollo dello 0,2% che grava sugli altri investimenti finanziari. Nella fase di distribuzione, ovvero una volta raggiunta l’età pensionabile e dopo almeno cinque anni di contribuzione, la rendita viene tassata al 15%, con una riduzione dello 0,3% per ogni anno di contribuzione successivo al quindicesimo. L’aliquota minima applicabile è comunque pari al 9%.

Un altro importante vantaggio della previdenza integrativa riguarda il consiste nel rendimento del capitale accantonato nei comparti azionari. Secondo i dati Covip, nell’ultimo ventennio fino al 2024 i rendimenti annui composti dei comparti azionari della previdenza integrativa si sono attestati in media tra il 4% e il 4,5% annuo, a fronte di una rivalutazione del TFR pari in media al 2,4%. Di conseguenza, lasciando i contributi in azienda si sosterrebbe un costo opportunità di circa due punti percentuali, sulla base della media storica. In particolare, nel 2024 la linea azionaria ha registrato performance medie del 10,4% nei fondi negoziali e aperti e del 12,9% nei PIP. Ottimi risultati sono arrivati anche dalle linee bilanciate, che hanno reso in media il 6,4% nei fondi negoziali, il 6,6% nei fondi aperti e il 7% nei PIP.

Un terzo vantaggio riguarda infine la protezione del capitale: le somme versate nei fondi pensione sono in larga parte impignorabili e insequestrabili, salvo casi eccezionali. Questo rende la previdenza integrativa uno strumento efficace per tutelare il risparmio nel lungo periodo, soprattutto in un contesto di crescente incertezza economica e lavorativa.

 

La pensione integrativa è davvero la soluzione? Alcune criticità

Appurato che la pensione pubblica non basta più, quella integrativa dovrebbe aggiungere una rendita mensile per garantire una vecchiaia più serena. Ma è davvero la soluzione? Gli studiosi della materia sollevano alcune criticità che è bene tenere in considerazione. Una è il fatto che molti italiani percepiscono salari bassi e non dispongono delle risorse necessarie per effettuare versamenti aggiuntivi ai fondi pensione. In altre parole, questi soggetti devono pensare più alle necessità correnti che destinare una parte di quanto (poco) guadagnato per la previdenza integrativa. Secondo gli esperti, dunque, la soluzione va cercata all’interno del sistema pubblico, magari attraverso livelli garantiti di pensione.

Un’altra criticità è che nel lungo termine i contributi versati soffrono l’erosione causata dall’inflazione. I fondi pensione quindi non offrono garanzie in termini reali, a differenza ad esempio del Tfr (che si rivaluta annualmente per tenere conto del costo della vita) o dei titoli di Stato agganciati all’inflazione.

In terzo luogo, non bisogna dimenticare che i contributi versati in un fondo pensione vengono investiti e quindi si è esposti all’andamento dei mercati finanziari. Se tale andamento è negativo, l’entità della rendita percepita una volta che si va in pensione potrebbe essere compromessa.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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