Le pensioni integrative tornano al centro del dibattito con l’entrata in vigore della riforma del Trattamento di fine rapporto (Tfr), che introduce nuove regole per i lavoratori neoassunti del settore privato. Chi viene assunto ha 60 giorni di tempo per decidere se lasciare il Tfr in azienda, oppure destinarlo a una forma di previdenza complementare. In assenza di una scelta scatta il meccanismo del silenzio-assenso, con il conferimento automatico del Tfr maturando al fondo pensione di riferimento. La novità normativa è arrivata in un contesto nel quale la conoscenza degli strumenti previdenziali appare ancora limitata. Lo conferma un’indagine realizzata da Swg per Zurich su oltre 2.000 italiani tra i 18 e i 64 anni, dalla quale emerge un quadro fatto di crescente attenzione verso la pianificazione finanziaria ma anche di scarsa preparazione nel trasformare questa consapevolezza in decisioni concrete. Il risultato è un divario che rischia di incidere direttamente sulla costruzione della futura pensione.
In questo articolo:
- Tfr e pensioni integrative: la conoscenza cresce, ma resta insufficiente
- Giovani più propensi al rischio, ma con conoscenze ancora limitate
- Consulenza e informazione decisive per il futuro della previdenza integrativa
Tfr e pensioni integrative: la conoscenza cresce, ma resta insufficiente
L’indagine evidenzia come il Tfr continui a essere percepito soprattutto come una forma di risparmio disponibile in caso di necessità. Oltre nove italiani su dieci (90,6%) lo considerano un “tesoretto” da utilizzare nei momenti di bisogno. Di conseguenza, il 64,3% dei lavoratori dipendenti dichiara di sentirsi più sicuro lasciando il Tfr in azienda, percentuale che sale fino al 69,9% tra i Baby Boomer.
Attualmente il 45,5% dei lavoratori mantiene il Tfr presso il datore di lavoro, mentre solo il 30,2% lo ha destinato a un fondo pensione. Nel restante 13,3% dei casi il trattamento confluisce nel Fondo di Tesoreria dell’Inps.
Le differenze generazionali sono particolarmente evidenti. La Generazione Z appare infatti più orientata alla costruzione di una pensione complementare: il 59,5% dei giovani ritiene conveniente trasferire il Tfr in un fondo pensione per ottenere un rendimento nel lungo periodo, contro una media nazionale del 47%. Questa maggiore propensione, tuttavia, si accompagna a una preparazione ancora insufficiente. Circa quattro italiani su dieci dichiarano di non essersi mai informati sulla previdenza complementare, mentre quasi un lavoratore dipendente su tre non sa che il Tfr può essere trasferito dall’azienda a un fondo pensione.

Il dato diventa ancora più significativo osservando i giovani. Il 42% degli appartenenti alla Gen Z ignora la possibilità di destinare il proprio Tfr alle pensioni integrative, mentre il 12,5% dichiara addirittura di non sapere esattamente cosa sia il Trattamento di fine rapporto.
Anche sulle possibilità di utilizzare anticipatamente il Tfr permane una conoscenza incompleta. Se quasi nove lavoratori su dieci sanno che è possibile richiederne una parte prima della cessazione del rapporto di lavoro per determinate esigenze, soltanto il 50,8% conosce realmente modalità e requisiti previsti dalla normativa.
Secondo Renato Antonini, amministratore delegato di Zurich Investments Life, il problema non riguarda tanto la sensibilità verso il tema quanto la capacità di trasformarla in decisioni concrete. “I dati raccontano un Paese consapevole del valore della pianificazione finanziaria, ma che fatica a tradurla in scelte concrete”, osserva Antonini. Il manager sottolinea inoltre come, in un contesto caratterizzato dall’allungamento della vita media, “sviluppare una maggiore cultura della pianificazione significa aiutare le persone a costruire con consapevolezza il proprio benessere di lungo periodo”, indicando nella consulenza e nell’educazione finanziaria strumenti fondamentali per accompagnare cittadini e famiglie.
Giovani più propensi al rischio, ma con competenze ancora limitate
La ricerca analizza anche il rapporto tra risparmio, investimenti e previdenza, evidenziando un netto cambiamento generazionale. Attualmente un italiano su quattro (25,6%) investe parte dei propri risparmi in strumenti finanziari, con una maggiore diffusione tra Baby Boomer (32,4%) e Generazione X (29,7%). Tuttavia permane una forte preferenza per la liquidità, anche se con modalità differenti. I Baby Boomer tendono a conservare una quota dei risparmi in contanti (21%), la Generazione Z preferisce lasciarli sul conto corrente (22%), mentre il 16% dei Millennial utilizza prevalentemente strumenti digitali come i “salvadanai” virtuali.
La propensione al rischio segue invece un andamento opposto. Il 23,3% della Gen Z e il 23,5% dei Millennial dichiarano di essere disponibili a investire in strumenti finanziari a rischio medio-alto, percentuali nettamente superiori rispetto alla Gen X (16,9%) e ai Baby Boomer (11,5%). Questo atteggiamento più dinamico non trova però riscontro nelle competenze finanziarie. Ben il 69,8% degli italiani ammette infatti di avere una conoscenza limitata o nulla degli strumenti di risparmio e investimento. Tra i giovani il dato peggiora ulteriormente, raggiungendo il 78,1%.
Anche gli ostacoli alla pianificazione cambiano con l’età. Per le generazioni più mature il principale limite resta la disponibilità economica: la indica il 41,5% dei Baby Boomer e il 36,6% della Gen X. Tra i più giovani, invece, prevale una componente psicologica. Il 31,3% della Gen Z considera infatti la pianificazione finanziaria una fonte di stress, contro una media nazionale del 22,9%. A livello trasversale emerge poi un altro elemento critico: il 33,7% degli italiani individua nella mancanza di una cultura della pianificazione di lungo periodo uno dei principali freni alla costruzione del proprio futuro finanziario.

Consulenza e informazione decisive per il futuro delle pensioni integrative
Uno degli aspetti più rilevanti emersi dalla ricerca riguarda il bisogno crescente di informazioni semplici, affidabili e facilmente accessibili. Orientarsi tra previdenza, investimenti e pensioni integrative continua infatti a rappresentare una difficoltà per gran parte della popolazione. Il 73% della Gen Z dichiara di faticare a trovare contenuti adeguati al proprio livello di conoscenza, percentuale che scende al 69% tra i Millennial, al 63% nella Gen X e al 56% tra i Baby Boomer.
Cambiano anche le fonti informative. I più giovani si affidano sempre più spesso ai social network, dove il 13% della Gen Z e il 12% dei Millennial segue esperti e influencer di finanza personale. Cresce inoltre il ricorso agli assistenti basati sull’intelligenza artificiale, già utilizzati come riferimento informativo dal 17,4% della Generazione Z.
Nonostante l’evoluzione digitale, il consulente bancario, finanziario o assicurativo resta il principale punto di riferimento. Lo indica il 28,4% degli italiani e la quota sale fino al 45% tra i Baby Boomer. Parallelamente, oltre tre cittadini su quattro (76,8%) riconoscono a banche e compagnie assicurative un ruolo centrale nella diffusione della cultura finanziaria e nel supporto alle famiglie. La ricerca evidenzia così come il successo della riforma del Tfr non dipenderà soltanto dalle nuove regole introdotte, ma soprattutto dalla capacità del sistema finanziario e assicurativo di accompagnare i lavoratori verso decisioni più informate. In un Paese destinato a confrontarsi con l’invecchiamento della popolazione e con pensioni pubbliche sempre meno generose, la diffusione delle pensioni integrative appare sempre più uno degli strumenti chiave per garantire stabilità economica e qualità della vita nel lungo periodo.









