Fondi pensione: imprese e sindacati contro la portabilità del contributo aziendale

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Borsa&Finanza riporta il commento del Prof. Avv. Vincenzo Ferrante, docente all’Università Cattolica e partner dello Studio Legale Daverio&Florio sulle novità introdotte dalla Legge di Bilancio nei fondi pensione. 

Da quest’anno, un lavoratore neo-assunto ha sessanta giorni, non più sei mesi, per decidere cosa fare del proprio Tfr. Se non si muove, finisce automaticamente al fondo pensione di categoria. È una delle novità concrete della Legge di bilancio 2026, che ridisegna le regole della previdenza complementare in Italia. Ma la modifica che tiene banco è un’altra: la norma che consentirebbe a chi cambia fondo di portarsi dietro anche il contributo aziendale ha scatenato una reazione compatta di imprese e sindacati, uniti nel chiederne il ritiro. L’entrata in vigore è stata rinviata al 31 ottobre.

Il professore Vincenzo Ferrante, avvocato dello studio Daverio&Florio
Vincenzo Ferrante, Studio Legale Daverio&Florio

La nuova regolamentazione si articola su 5 punti ma il nodo più caldo è relativo alla portabilità del contributo aziendale, che rappresenta infatti la questione più controversa. Infatti, la legge prevede che, dopo due anni di iscrizione, il lavoratore possa spostare l’intera posizione accumulata a un’altra forma pensionistica di sua scelta e che in quel caso abbia diritto a portare con sé anche il diritto a vedere versati per intero i contributi che matureranno dopo il trasferimento a carico del datore di lavoro.

Questa norma ha sollevato un fronte compatto di opposizione: imprese e sindacati (Cgil, Cisl e Uil, con tutte le principali organizzazioni datoriali) hanno firmato a fine maggio 2026 un avviso comune in cui lamentano una sostanziale invasione di campo, in quanto modifica accordi raggiunti al tavolo della contrattazione collettiva. La critica di fondo è che la norma favorirebbe le compagnie assicurative e le banche a scapito dei fondi collettivi no-profit di categoria, modificando così le attuali previsioni dei contratti collettivi, che invece prevedono il diritto al finanziamento a carico dei datori di lavoro solo in caso di iscrizione ai fondi di “categoria”.

Il Governo ha già concesso una proroga: con il decreto-legge n. 19/2026, convertito nella legge n. 50/2026, l’entrata in vigore della disposizione è stata rinviata al 31 ottobre 2026. I prossimi mesi saranno decisivi.

 

A questo si aggiungono poi altri elementi di novità. Tra questi:

 

  • Silenzio-assenso più rapido: meno tempo per decidere. Una delle modifiche operative riguarda i tempi del cosiddetto “silenzio-assenso”: la finestra entro cui un lavoratore neo-assunto può opporsi al conferimento automatico del proprio Tfr (Trattamento di Fine Rapporto) al fondo pensione di categoria scende da sei mesi a sessanta giorni. Un cambiamento apparentemente tecnico, ma con conseguenze concrete: chi non si attiva in tempo vedrà il proprio Tfr “maturando” indirizzato al fondo collettivo senza possibilità di revoca.
  • Nuove opzioni alla pensione: meno vitalizio, più flessibilità. La riforma interviene anche sulle modalità di erogazione delle prestazioni al momento del pensionamento. Accanto alla tradizionale rendita vitalizia (non reversibile al coniuge), il lavoratore potrà ora scegliere tra: un pagamento unico in capitale, prelievi programmati nei cinque anni successivi al pensionamento, oppure una rendita temporanea reversibile in caso di premorienza. Un passo verso una maggiore flessibilità, che avvicina però questi strumenti a forme di risparmio di lungo periodo, attenuandone la vocazione strettamente previdenziale.
  • Sanzioni inasprite: fino a 500.000 euro per gli amministratori. La riforma prevede anche un inasprimento significativo delle sanzioni a carico degli amministratori dei fondi pensione, con importi fino a 500.000 euro a carico del trasgressore. Una misura che ha suscitato perplessità, considerato che i fondi bilaterali sindacali sono guidati in larga parte da figure che operano a titolo gratuito o semi-gratuito: spesso pensionati, dirigenti sindacali o rappresentanti delle categorie.
  • Cosa cambia per chi cambia lavoro o va in pensione. Al momento, la novità più immediata per i lavoratori riguarda le opzioni di uscita: la possibilità di ottenere una rendita temporanea reversibile rappresenta un cambiamento concreto rispetto al passato. Sul fronte della portabilità del contributo aziendale, invece, tutto è ancora in sospeso. Se la norma entrasse in vigore come prevista, si potrebbe aprire un conflitto aperto tra Governo e parti sociali su una materia che, fino ad oggi, aveva trovato un equilibrio condiviso e consolidato.
Immagine di Redazione

Redazione

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