Le azioni Alphabet festeggiano lo scampato spezzatino di Google

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Le azioni Alphabet hanno fatto un balzo di oltre 6 punti percentuali nelle contrattazioni after hours di Wall Street, dopo l’esito della sentenza del tribunale americano sulla questione del monopolio della ricerca. Il giudizio è stato meno pesante di quanto temuto, il che ha fatto tirare un sospiro di sollievo agli investitori nella big tech. In questo articolo:

 

  • Alphabet: ecco cosa ha stabilito la sentenza su Google
  • Tutti i problemi di Alphabet con l’antitrust
  • Scampato il pericolo Baby Bells

 

Alphabet: ecco cosa ha stabilito la sentenza su Google

Il giudice Amit Mehta ha deciso che Google non potrà stipulare contratti esclusivi per la distribuzione. Questo significa che il colosso di Mountain View dovrà condividere i dati di ricerca online con i competitor. Tuttavia, ha risparmiato Alphabet da sanzioni più severe, quali la vendita forzata di Chrome. Inoltre, sarà permesso alla società guidata da Sundar Pichai di pagare i suoi partner commerciali. Questa è una notizia positiva in particolare per Apple, che ha ricevuto circa 20 miliardi l’anno per aver messo il motore di ricerca di Google come impostazione predefinita nell’iPhone.

Il verdetto giudiziario segue un’altra sentenza di Mehta secondo cui Google avrebbe monopolizzato illegalmente la ricerca online. Un aspetto che l’azienda ha contestato energicamente, sebbene abbia mostrato soddisfazione per l’ultima decisione del giudice. Tuttavia, Alphabet ha espresso preoccupazione per i requisiti di condivisione dei dati. “Siamo preoccupati per l’impatto di questi requisiti sui nostri utenti e sulla loro privacy e stiamo esaminando attentamente la decisione”, ha dichiarato Lee-Anne Mulholland, vicepresidente degli affari normativi. 

 

Tutti i problemi di Alphabet con l’antitrust

La vicenda giudiziaria di Alphabet negli Stati Uniti è partita il 20 ottobre 2020, quando il Dipartimento di Giustizia ha citato in giudizio Google con l’accusa di aver monopolizzato illegalmente la ricerca online e i relativi mercati pubblicitari. Mai un’accusa del genere era stata mossa fino ad allora dal governo americano verso una big tech. L’azienda si è difesa nel processo davanti al giudice Metha a Washington affermando che la sua quota di mercato è stata conquistata offrendo un servizio di alta qualità. Tuttavia, il 5 agosto 2024, il giudice ha ritenuto che ci sia stata una violazione della legge antitrust affermando che “Google non ha un vero concorrente”. Pochi mesi più tardi, i pubblici ministeri hanno proposto una serie di rimedi, tra cui quello di vendere Chrome e smettere di pagare i produttori di dispositivi come Apple. La causa si è trascinata fino a oggi, con l’ultima sentenza che esclude le misure più austere.

Alphabet ha però un’altra spina nel fianco: la sfilza di cause civili in Europa per un valore complessivo di 12 miliardi di euro. I contenziosi sono conseguenti a una multa di 2,4 miliardi di euro che la Commissione europea ha inflitto alla società per “sfruttamento illegale” della sua posizione dominante nella ricerca per trarne vantaggio nel suo servizio di shopping. I competitor hanno preso la palla al balzo avviando un procedimento giudiziario denunciando la sottrazione di clienti attraverso il comportamento di Google.

 

Scampato il pericolo Baby Bells

Il tentativo del Dipartimento di Giustizia di smembrare Google dopo la sentenza storica di condanna del 5 agosto dello scorso anno, per il momento è fallito. Lo spezzatino avrebbe implicato la separazione del sistema operativo Android e del browser Chrome come uno dei rimedi per ripristinare la concorrenza. Una prospettiva agghiacciante per la big tech americana, visto quanto accadde in passato con le Baby Bells – le compagnie operative regionali – del colosso delle telecomunicazioni AT&T. La separazione mise la parola fine alla supremazia del gruppo, ridimensionandone il bilancio del 70% del suo valore. Vent’anni fa, invece, lo stesso approccio fallì per Microsoft. L’esito è stato lo stesso per Alphabet, che quindi potrà mantenere intatta la sua operatività in tutti i suoi segmenti di business.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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