Del Vecchio jr entra ne Il Giornale e riaccende il risiko dell’editoria

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Leonardo Maria Del Vecchio debutta ufficialmente nell’editoria italiana. Il family office Lmdv Capital ha acquisito il 30% de Il Giornale, segnando l’ingresso dell’erede di Luxottica nel capitale di uno dei quotidiani storici del Paese. L’operazione, anticipata nelle ore più calde della trattativa, è stata formalizzata con una nota diffusa da AdnKronos, nella quale Lmdv si qualifica come investitore di lungo periodo con l’obiettivo di rafforzare il progetto industriale della testata e sostenerne l’evoluzione digitale, preservandone identità, autonomia e linea editoriale.

L’ingresso rappresenta il primo tassello di una strategia più ampia intrapresa dall’imprenditore, destinata a estendersi oltre questa iniziale partecipazione e a ridifinire l’attuale panorama editoriale italiano.

In questo articolo:

  • Il Giornale: Lmdv entra al 30%, Angelucci resta al controllo
  • Da Montanelli a Berlusconi: la storia di un quotidiano identitario
  • Non solo Il Giornale: la strategia di Lmdv nei media
  • Editoria italiana in fermento: è tempo di risiko?

 

Il Giornale: Lmdv entra al 30%, Angelucci resta al controllo

Lmdv Capital, il family office di Del Vecchio jr, ha acquisito il 30% de Il Giornale tramite l’ingresso nel capitale della testata controllata da Editoria Italia, società del gruppo Angelucci, che resta azionista di maggioranza con il 65%, in calo dal precedente 70%. A ridurre la propria partecipazione è Paolo Berlusconi, che scende dal 30% al 5%, mantenendo una quota residuale e simbolica nel quotidiano fondato da Indro Montanelli. “Non possiamo accettare che il futuro dell’informazione venga deciso esclusivamente dagli algoritmi o da piattaforme che non investono nel lavoro giornalistico”, afferma Del Vecchio jr. Il progetto prevede la costruzione di una piattaforma editoriale integrata, basata sulla valorizzazione dei brand storici, sull’accelerazione della trasformazione digitale (web, app, podcast, video, abbonamenti) e sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale come supporto alle redazioni, senza sostituirne il ruolo né ridurne l’autonomia nelle scelte editoriali. Un’impostazione che guarda più alla sostenibilità industriale che alla rendita finanziaria, in controtendenza rispetto a modelli puramente estrattivi visti in altri mercati.

Da Montanelli a Berlusconi: la storia di un quotidiano identitario

Il Giornale nasce nel 1974 per iniziativa di Indro Montanelli, dopo la rottura con il Corriere della Sera. Il progetto editoriale si fonda su un’idea di indipendenza e di giornalismo d’opinione, capace di parlare a un pubblico borghese e conservatore senza allineamenti organici ai partiti. Negli anni Ottanta l’ingresso di Silvio Berlusconi nel capitale garantisce la sopravvivenza economica della testata, ma segna anche l’inizio di una convivenza complessa tra editore e direttore. La frattura si consuma nei primi anni Novanta, all’indomani della discesa in campo di Berlusconi. Montanelli rifiuta di trasformare il giornale in uno strumento politico e viene progressivamente marginalizzato fino all’uscita definitiva.

Da allora Il Giornale diventa uno dei principali organi dell’area berlusconiana, mantenendo un forte posizionamento identitario nel panorama della stampa italiana. Dopo la stagione diretta della famiglia Berlusconi, la testata passa sotto il controllo di nuovi editori, fino all’attuale assetto con il gruppo Angelucci, che ne ha avviato un processo di stabilizzazione industriale e di integrazione con altre testate.

Non solo Il Giornale: la strategia di Lmdv nei media

L’operazione non rappresenta un investimento isolato. È lo stesso Del Vecchio jr a chiarire che Il Giornale è soltanto la prima tessera di un disegno più ampio. Lmdv Capital ha infatti sottoscritto un’esclusiva per l’acquisizione della maggioranza di un altro gruppo editoriale italiano attivo su quotidiani e piattaforme digitali a diffusione nazionale e locale. Secondo indiscrezioni di mercato, la trattativa più avanzata riguarda il gruppo Monrif, editore di Quotidiano Nazionale, Il Giorno, Il Resto del Carlino e La Nazione, recentemente uscito da Borsa Italiana dopo il delisting. Se l’operazione andasse in porto, Del Vecchio diventerebbe proprietario di uno dei principali poli dell’informazione locale e nazionale, con una presenza capillare sul territorio. “Le due iniziative delineano il primo perimetro del polo editoriale italiano che intendo sviluppare come base del futuro piano industriale nei media” ha fatto sapere il family office.

Editoria italiana in fermento: è tempo di risiko?

La mossa di Del Vecchio si inserisce in una fase di profondo riassetto dell’editoria italiana. Il dossier Gedi resta al centro dell’attenzione, con le manovre intorno a la Repubblica e le indiscrezioni su La Stampa, mentre Exor di John Elkann continua a valutare il perimetro delle proprie attività media. In questo contesto si muove anche Francesco Gaetano Caltagirone, oggi tra i principali editori italiani attraverso Il Messaggero, Il Mattino, Il Gazzettino, Corriere Adriatico e Nuovo Quotidiano di Puglia. Il fatto che Del Vecchio jr, già alleato di Caltagirone in alcune partite finanziarie, scelga ora di costruire un proprio presidio diretto nell’editoria rafforza l’idea di un ritorno del grande capitale italiano nei media. Dopo anni di disimpegno e frammentazione, il settore sembra avviarsi verso una nuova stagione di consolidamento, in cui l’informazione torna a essere considerata non solo un costo, ma un asset strategico.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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