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Lever Bio, cos’è il progetto di Exor e Claris per sviluppare nuovi farmaci

Una ricerca di laboratorio

Exor punta sempre di più su sanità, lusso e tecnologia e insieme a Claris Ventures lancia ufficialmente Lever Bio, una piattaforma innovativa per lo sviluppo di nuovi farmaci in Italia. La holding olandese della famiglia Agnelli-Elkann e la società di venture capital torinese specializzata in biotecnologia sono key partners in questo progetto che collabora con università e centri di ricerca per incidere in maniera significativa sul futuro della medicina. Non solo la terapia genica e i farmaci a RNA, ma anche la medicina di precisione e le cure personalizzate mirate al singolo paziente.

 

Lever Bio, cosa fa il progetto di Exor e Claris Ventures

Nata a Torino nel 2019 e con sede in via Santa Giulia, Claris Ventures supporta l’innovazione nel settore farmaceutico e biomedicale, investendo nelle aziende biotech ad alto potenziale e fornendo risorse, capacità e collegamenti per eseguire le sperimentazioni first-in-human (FIH). L’alleanza con Exor Ventures, il ramo d’investimento della holding guidata da John Elkann, porta all’iniziativa congiunta Lever Bio, un ecosistema a trazione italiana che sviluppa farmaci intelligenti e terapie hi-tech attraverso il finanziamento delle attività di drug discovery (ovvero di scoperta di farmaci) e dei processi di validazione preclinica e il supporto ai passi successivi di sperimentazione che portano alle fasi di sviluppo clinico. Ogni programma partner viene supportato da Lever Bio con un budget iniziale fino a 500.000 euro.

“L’obiettivo primario è accelerare lo sviluppo di nuove soluzioni farmacologiche nelle aree terapeutiche a più alto bisogno clinico, posizionandoci al fianco dei ricercatori fin dalle fasi iniziali e facendo leva su sinergie scientifiche e operative, messe a disposizione dai nostri due fondi di investimento”, spiega Pietro Puglisi, ingegnere biomedico con un passato da consulente strategico per LSC – Lifesciences Consultants e Innogest SGR e oggi managing partner di Claris Ventures con Ciro Spedaliere, ingegnere gestionale che come product manager si è occupato di pianificazione strategica e sviluppo di prodotti e servizi innovativi. Ai due si è aggiunto di recente come partner il veterano Michael Hodges, con oltre trent’anni di esperienza tra Pfizer, Santaris Pharma A/S e Amplyx Pharmaceuticals.

Le principali aree in cui non esistono ancora o non sono state sviluppate al massimo alternative terapeutiche sono l’oncologia, le neuroscienze, l’immunologia, l’infettivologia e le malattie rare. Non è la prima volta che Claris Ventures ed Exor Ventures collaborano per lanciare nuove società biotech. Nel portfolio di Claris figurano aziende torinesi come Kither Biotech che si occupa di malattie respiratorie croniche (finanziata con un investimento di Serie A proprio da Puglisi e Spedaliere), Resalis Therapeutics che studia composti oncologici all’avanguardia per il tumore al fegato e Heqet Therapeutics attiva nel campo della medicina rigenerativa.

IAMA Therapeutics di Genova si occupa di terapie basate sugli RNA per la rigenerazione cardiaca e i disturbi cerebrali. La milanese Repron Therapeutics mira a prevenire le recidive in alcuni tumori tramite il silenziamento di reti di oncogeni, mentre Sibylla Biotech di Bresso (in provincia di Milano) sviluppa nuove micromolecole per il trattamento di malattie incurabili. Nel portfolio di Claris Ventures ci sono anche due realtà straniere: la britannica NeoPhore che sviluppa nuove immunoterapie contro il cancro e la svizzera PAGE Therapeutics che prepara composti innovativi per prevenire le metastasi.

 

Quanto hanno investito nel biomedicale

Nei suoi cinque anni di attività, Claris Ventures ha lanciato un fondo da 85 milioni di euro per investimenti in diversi ambiti biotecnologici con programmi che si avvicinano alla sperimentazione clinica. Tra i finanziatori figurano Finde S.p.A. (la holding della famiglia Denegri dietro il gruppo DiaSorin, leader nella diagnostica di laboratorio e nelle soluzioni di Life Science), la Fondazione Compagnia di San Paolo (una delle più antiche e maggiori fondazioni private in Europa) e il ramo venture capital di Cassa Depositi e Prestiti che promuove lo sviluppo e la crescita di start-up e PMI italiane ad alto contenuto tecnologico e di innovazione.

Per quanto riguarda Exor, finora ha investito quasi 4 miliardi di euro nel biomedicale. La holding ha puntato sull’israeliana PhaseV (start-up che usa il machine learning avanzato per l’ottimizzazione degli studi clinici) e sulla clinica virtuale Hale per la diagnosi e il trattamento di condizioni ginecologiche come vulvodinia, endometriosi e vaginismo. La società degli Agnelli-Elkann ha inoltre acquisito quote di Clarivate (gigante dell’analisi dei dati a supporto della ricerca), Institut Mérieux (lo storico gruppo francese della diagnostica e delle biotecnologie), Philips Healthsystem (la partecipazione del 15%, pari a un valore di 2,8 miliardi di euro, ha fatto diventare Exor il maggiore azionista della società) e Lifenet Healthcare, importante gruppo milanese del settore che comprende alcuni tra i migliori ospedali privati e numerose cliniche convenzionate con il SSN.

“L’aumento dei costi dei servizi sanitari, combinato con la carenza di personale medico, sta spingendo la domanda di nuovi approcci innovativi per affrontare i problemi della salute globale”, ha scritto John Elkann nell’ultima lettera annuale agli azionisti di Exor. L’healthcare “si trova all’intersezione tra esigenze sociali fondamentali e progressi tecnologici, che continueranno a guidare l’innovazione nel prossimo futuro”. È per questo motivo che “abbiamo focalizzato gli investimenti della nostra azienda nei segmenti in crescita e resilienti, mentre con Ventures stiamo espandendo le nostre conoscenze nei sottosegmenti più innovativi”, ha aggiunto il CEO. Nei piani di Exor l’assistenza sanitaria si configura come un settore “di crescita strutturale a lungo termine”.

 

Come proporsi a Lever Bio

Exor e Claris sono già alla ricerca di possibili farmaci e candidati preclinici da aggiungere al loro cantiere di sviluppo. I ricercatori provenienti da tutta Italia (ma anche italiani con sede all’estero) possono presentare idee e progetti online sul sito ufficiale di Lever Bio. In questa fase iniziale le due società prestano particolare attenzione alle competenze dei gruppi di ricerca italiani e alla disponibilità di modelli preclinici che permettano una rapida ottimizzazione farmacologica. L’obiettivo è massimizzare la sinergia tra la ricerca accademica e l’attività di sviluppo.

In futuro Exor e Claris non escludono la possibilità di collaborare con università straniere e centri di ricerca all’estero. L’Italia, tuttavia, resta il fulcro dell’iniziativa. Secondo i dati di Farmindustria, la nostra industria farmaceutica, uno dei principali poli a livello europeo e mondiale, conta oltre 235 aziende con almeno dieci addetti, 68.500 addetti diretti, il 90% laureati e diplomati, il 44% donne (in particolare il 53% nella ricerca e sviluppo), 150mila addetti e un +9% di crescita occupazionale fatto registrare tra il 2017 e il 2022. Non è da meno il biotech italiano che vive una crescita continua: nel 2023 si sono contate 823 aziende, 312 sono attive nella ricerca e sviluppo e 244 start-up innovative.

AUTORE

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Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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