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LME: citato ancora in giudizio per il caos sul nichel di marzo 2022

LME: citato ancora in giudizio per il caos sul nichel di marzo 2022

Il disastro che successe nel mese di marzo 2022 al London Metal Exchange

(LME) riguardo le negoziazioni del nichel continua a portarsi dietro i suoi strascichi. La società che gestisce il mercato delle materie prime deve affrontare un’altra causa, avanzata da un gruppo di aziende che contestano aspramente la decisione dell’LME di annullare gli scambi dopo un fenomeno di short squeeze verificatosi l’8 marzo, alla vigilia della sospensione poi delle contrattazioni sul metallo per sette giorni. A far parte del gruppo vi sono l’hedge fund Capital Management LLC, DRW Commodities LLC, Flow Traders BV, Capstone Investment Advisors LLC e Winton Capital Management Ltd.

La citazione in giudizio non espone i dettagli della rivendicazione delle società danneggiate, ma un portavoce di Winton ha riferito che l’azione collettiva riguarda “la decisione di annullare le negoziazioni sul nichel che hanno determinato perdite significative per molti partecipanti al mercato”. Inoltre, aggiunge che la decisione sia stata senza precedenti e che l’LME abbia fornito informazioni limitate riguardo le sue azioni. Uno dei critici più accaniti sul comportamento del gestore del mercato riguarda Clifford Asness, Chief Investment Officer di AQR, che ha descritto l’evento come “una delle cose peggiori mai viste”. Dal canto suo l’LME si è difeso dichiarando l’iniziativa delle aziende priva di merito. “Non vediamo l’ora di esporre le nostre argomentazioni contro l’applicazione a tempo debito”, ha detto un portavoce della Borsa.

 

LME: ecco cosa è successo a marzo

Il London Metal Exchange sta già affrontando altre cause legali portate avanti da Jane Street e Elliott Investment Management, che hanno contratto perdite durante il caos che si è scatenato quel giorno. Allora le quotazioni dei futures sul nichel sono schizzate nell’arco di 24 ore del 250%, mettendo in grave difficoltà alcuni venditori allo scoperto, primo tra tutti il più grande produttore mondiale della materia prima, il cinese Tsingshan Holding Group del magnate cinese Xiang Guangda. Il colosso minerario ha dovuto ricorrere a finanziamenti di emergenza da parte di grandi banche d’affari per evitare il peggio.

A quel punto, la decisione che ha lasciato esterrefatti molti operatori e addetti ai lavori: annullare circa 3,9 miliardi di dollari di scambi effettuati a prezzi più alti. Le critiche mosse nei confronti dell’LME hanno riguardato tale scelta scellerata, ma anche la mancanza di tempestività con cui sarebbe dovuto intervenire interrompendo gli scambi quando il mercato si era trasformato in una Torre di Babele. Il modo in cui il tutto è stato gestito ha sollevato contestazioni anche dal Fondo Monetario Internazionale. Mentre le Autorità di regolamentazione britanniche hanno annunciato un’inchiesta sulla Borsa e sulla stanza di compensazione per fare chiarezza in merito a tutta la vicenda.

 

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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