Materie prime: esiste un nuovo superciclo per litio e rame?
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Materie prime: esiste un nuovo superciclo per litio e rame?

Materie prime: esiste un nuovo superciclo per litio e rame?

Il passaggio a un’economia basata su basse emissioni di carbonio ha spinto alcuni grandi minatori a puntare su materie prime necessarie per l’elettrificazione delle auto come il litio o per i circuiti elettrici come il rame. Un esempio è quello che riguarda BHP Group, la più grande società mineraria del mondo, che ha da poco acquisito una partecipazione in SoGold, un’azienda che sta esplorando un grande giacimento di rame sotterraneo in Ecuador. Un altro caso concerne il grande rivale Rio Tinto, che sta investendo 825 milioni di dollari per un grande progetto di litio in Argentina.

Ciò che ha spinto queste grandi aziende ad assumersi certi rischi è dettato dal fatto che la domanda di questi metalli è in continuo aumento, ma l’offerta rimane scarsa e in futuro non è detto che cresca per via di una certa resistenza all’estrazione mineraria. Sia litio che rame sono in continuo aumento di prezzo nel mercato delle materie prime, ma ciò che interessa di fatto agli investitori è cercare di capire se le condizioni che si sono venute a creare siano alla base per l’inizio di un nuovo superciclo o saranno limitate nel tempo.

 

Litio: un mercato ristretto nel breve termine

Nell’ultimo anno la corsa del litio è stata spaventosa, con le quotazioni che sono salite di oltre il 400% a più di 60.000 dollari la tonnellata nel mercato spot cinese che rappresenta un importante punto di riferimento. Questo ha seguito il boom della domanda di veicoli elettrici, che nel 2021 è più che raddoppiata con 4,5 milioni di consegne.

Secondo le stime di Rio Tinto, la domanda del minerale utilizzato per le batterie crescerà tra il 25% e il 35% l’anno fino alla fine del decennio, il che significa che il deficit tra la domanda e l’offerta potrebbe incrementarsi notevolmente. Il mercato del litio è molto ristretto nel breve termine, ma alcuni analisti si aspettano che grandi produttori come Albemarle e SQM aumentino l’offerta mentre cercheranno di incassare prezzi più alti grazie alle enormi richieste. Viene stimato che un equilibrio potrebbe raggiungersi entro il 2025, prima che grandi squilibri di mercato riemergano nuovamente.

 

Rame: tasse e ambientalisti frenano il mining

Il rame nel 2021 è arrivato a una quotazione record di 10.500 dollari la tonnellata, il doppio del valore rispetto all’inizio della pandemia. Secondo le previsioni di Goldman Sachs il picco è vicino, ma ci sono stati negli ultimi tempi pochi proclami di investimenti aggiuntivi in nuove miniere che potrebbero accorciare la tempistica del picco. BMO Capital Markets vede un eccesso della domanda rispetto all’offerta di 9 milioni di tonnellate entro il 2030.

La società di servizi finanziari canadese aggiunge che i progetti sulla carta per colmare il divario ci sarebbero anche, ma vi è una serie di problemi nel settore minerario perché tutti vengano sviluppati. Intanto, è estremamente difficile riuscire a ottenere licenze e permessi necessari per la costruzione di nuove miniere a causa dell’ostracismo da parte delle comunità locali e delle politiche ambientali.

In secondo luogo vi sono elementi di natura fiscale relativamente alle giurisdizioni minerarie di tutto il mondo che rendono più difficile per i minatori stranieri investire in maniera redditizia in certi Paesi. Ad esempio Cile e Perù, che rappresentano il 40% della produzione mondiale di rame, hanno imposto delle strette fiscali che mettono in difficoltà le estrazioni. E adesso anche in Asia, nell’America centrale e in Africa i Governi cominciano a chiedere di più ai minatori.

 

Materie prime: ecco perché non è scontato un superciclo

Quindi litio e rame sarebbero destinati a un nuovo grande ciclo di rialzo dei prezzi? Non necessariamente. E’ vero che la crescita della green economy aumenterà la domanda di questi metalli, ma bisogna tenere in considerazione 2 variabili.

Una è la Cina, che oggi è il più grande consumatore mondiale delle principali materie prime. Alcuni economisti ritengono che la richiesta di Pechino abbia raggiunto il picco e vi sarà una forte decelerazione della crescita economica con la conseguente contrazione della domanda nei prossimi 10 anni. Tutto ciò andrebbe a compensare l’incremento della domanda dei minerali derivante dal processo di decarbonizzazione.

L’altra variabile fa riferimento all’innovazione tecnologica che migliora la capacità di estrazione ed esplorazione aumentando in tal modo le forniture. Al riguardo, BHP e Freeport hanno investito in tandem in Jetti Resources, una società privata che riesce ad estrarre il metallo da minerali abbondanti ma di scarsa qualità e lo fa in maniera molto redditizia.

 

 

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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