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Mercati azionari: 5 grandi domande per il 2024

Mercati azionari: 5 grandi domande per il 2024

I mercati azionari hanno cominciato il 2024 in maniera contrastata. Le Borse asiatiche hanno registrato cali, specialmente quella di Hong Kong, mentre in Europa le azioni sono momentaneamente al rialzo. In attesa di Wall Street, si può dire che ancora una buona parte degli investitori sia in vacanza e solo dalla prossima settimana si potrà vedere un ritorno della liquidità in condizioni normali. Gli appuntamenti importanti però non mancano questa settimana, come la pubblicazione nella giornata di venerdì dei dati sull’occupazione americana che darà dei segnali importanti alla Federal Reserve nell’ambito dell’attuazione della sua politica monetaria.

 

Mercati azionari: alcune incognite nel 2024

Con il 2023 ormai alle spalle, gli investitori si concentrano su quello che potrà succedere quest’anno, in cui gli interrogativi sono molti e lasciano una coltre di incertezza sulle posizioni da prendere nei mercati azionari. In particolare, cinque domande spiccano su tutte.

La prima riguarda il dealmaking. Negli ultimi due anni c’è stata una grave carenza delle IPO e delle operazioni di M&A. Tra le motivazioni principali: le incertezze di mercato che hanno frenato le aziende a quotarsi e gli alti tassi di interesse che hanno scoraggiato il ricorso al capitale di prestito per finanziare le acquisizioni. Nel 2024, però, la situazione potrebbe cambiare, con le principali Banche centrali che taglieranno il costo del denaro e il sentiment degli investitori che è migliorato notevolmente rispetto a qualche tempo fa. Tuttavia, ci sono delle mine che potrebbero scoppiare e vanificare almeno in parte i venti favorevoli. Facciamo allusione all’esito di alcune elezioni politiche cruciali e la definizione delle due guerre in corso.

La seconda domanda concerne il private equity. Per tanti anni le aziende del settore hanno goduto di interessi prossimi allo zero per effettuare molte operazioni di leveraged buyout. Il problema adesso è che gli investitori vogliono uscire dai loro investimenti e le società hanno difficoltà a liquidarli. Solitamente nel private equity la monetizzazione avviene attraverso due canali: la vendita ad altre società o la quotazione in Borsa. Se le condizioni di mercato migliorano potrebbe generarsi un boom di società del settore che diventano pubbliche. Alcune come CVC, General Atlantic e L Catterton stanno sondando il terreno per una possibile IPO nel 2024.

La terza domanda allude alle autorità antitrust nei confronti delle mega-cap statunitensi. Quest’anno i regolatori hanno subito una severa batosta in tribunale nel caso dell’acquisizione da 28 miliardi di dollari del produttore farmaceutico Horizon Therapeutics da parte di Amgen, ma soprattutto in occasione dell’acquisto da 69 miliardi di dollari dello sviluppatore dei giochi online Activision Blizzard ad opera di Microsoft. In bilico quest’anno vi sono Big Tech come Alphabet e Amazon, accusati dalle autorità USA e del Regno Unito di abuso di posizione dominante nel mercato. È da vedere se l’anno delle elezioni e le sconfitte subite riusciranno ad ammorbidire i regolatori nella battaglia che il presidente Joe Biden ha intrapreso da tempo contro i giganti della tecnologia.

La quarta domanda si riferisce al credito privato. Con i mercati barcollanti e le banche che si tiravano indietro nel finanziamento di buona parte delle operazioni aziendali, gli investitori del calibro di Ares Management, Sixth Street, HPS Investment Partners e Blue Owl si sono fatti avanti, sostenendo le grandi acquisizioni. Inoltre, queste tipologie di aziende sono diventate estremamente importanti quando società molto indebitate devono rifinanziare il loro debito. Bisognerà verificare se le banche nel 2024 riemergeranno in un’attività che è sempre stata molto redditizia, riguadagnando almeno in parte il terreno perduto. Molto inevitabilmente dipenderà dalla politica sui tassi di interesse esercitata dalla Fed.

Infine, ci sarà l’incertezza sul costo del lavoro in rapporto all’intelligenza artificiale. Nel 2023, migliaia di posti di lavoro sono stati tagliati a Wall Street perché l’inflazione ha ridotto i margini aziendali e per ridurre i costi è stato necessario ridurre il personale. Continueranno i licenziamenti nel 2024, soprattutto ora che la nuova tecnologia è diventata un aspetto cruciale del business aziendale? La risposta è un’incognita, ma è probabile che i bonus saranno più bassi almeno fino a quando non torneranno le condizioni ideali – soprattutto in termini di costo del finanziamento – che esistevano fino a qualche anno fa.

 

 

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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