Dopo due anni di aggiustamento, il mercato dell’arte si prepara al 2026 con una fisionomia più selettiva e razionale. I segnali emersi nel corso del 2025 indicano una rifocalizzazione verso la fascia media e gli artisti affermati o a metà carriera, a scapito degli eccessi speculativi che avevano caratterizzato la fase post-pandemica. Come sottolinea Arnaud Dubois, cofondatore e direttore degli investimenti di Matis, “il mercato sta tornando a privilegiare la qualità museale, la provenienza e la solidità storica delle opere, piuttosto che le dinamiche di hype di breve periodo”. In questo scenario, il mercato dell’arte continua comunque a mantenere il proprio ruolo di asset alternativo capace di attrarre capitali in fasi di incertezza economica.
Dal riassestamento alla ripresa: il bilancio del 2025
Il 2025 si è configurato come un anno in due tempi per il mercato dell’arte globale. Il primo semestre ha prolungato la fase di assestamento iniziata nel 2022, dopo il biennio record 2021-2022. A New York, le vendite primaverili di Sotheby’s e Christie’s per l’arte moderna e contemporanea sono diminuite di circa il 21% rispetto al 2024, pur mantenendo tassi di vendita elevati, prossimi al 90%. Un dato che, secondo Dubois, dimostra come “la domanda non sia scomparsa, ma sia diventata più selettiva e orientata alla qualità piuttosto che alla quantità”.
Il cambio di passo è arrivato nella seconda metà dell’anno. Le grandi fiere internazionali hanno registrato un ritorno di fiducia, con Frieze London che ha attirato circa 90.000 visitatori e Art Basel Paris 73.000. Proprio a Parigi, la vendita di Abstraktes Bild (1987) di Gerhard Richter per circa 23 milioni di dollari ha rappresentato uno dei segnali più evidenti di un mercato pronto a premiare opere iconiche e storicizzate. Anche New York, in autunno, ha beneficiato di una stagione di aste particolarmente solida: Sotheby’s ha superato il miliardo di dollari di vendite complessive, seguita da Christie’s con quasi 970 milioni, con una percentuale media di lotti venduti pari al 94%.
Nel complesso, il 2025 ha mostrato transazioni giudicate “promettenti”, soprattutto per le opere contemporanee recenti e per il segmento del Novecento, mentre la fascia top-end sopra i 10 milioni di dollari ha evidenziato una dinamica più selettiva. Come osserva Dubois, “il mercato ultra-high-end non è scomparso, ma si è ristretto a un numero limitato di opere di qualità museale, con provenienza impeccabile e forte riconoscibilità istituzionale”.
Fascia media e artisti affermati: il cuore del mercato dell’arte
Guardando al 2026, le prospettive indicano un rafforzamento della fascia media del mercato dell’arte, in particolare per le opere comprese tra 500.000 e 5 milioni di dollari. Questo segmento, che coinvolge artisti affermati e mid-career, viene considerato il più stabile e resiliente. Secondo Dubois, “queste opere combinano una buona liquidità con un potenziale di rivalutazione credibile, rappresentando una sintesi efficace tra passione collezionistica e razionalità finanziaria”.
I dati di mercato confermano questa impostazione. Il rapporto Art Basel & Ubs 2025 mostra che le opere del XX secolo rappresentano il 52% del valore complessivo delle vendite all’asta mondiali, con una concentrazione molto forte sui nomi iconici presenti nei grandi musei e nelle collezioni istituzionali. Nel 2024, infatti, solo l’1% dei lotti venduti – quelli sopra i 250.000 dollari – ha generato il 67% del valore complessivo delle aste, segno di un mercato polarizzato ma ancora estremamente attrattivo per i collezionisti più sofisticati.
In parallelo, il mercato dell’arte continua a rafforzare il proprio ruolo come riserva di valore alternativa. Secondo il rapporto Deloitte Art & Finance 2025, il patrimonio detenuto da privati in arte e beni da collezione è passato da 2.174 miliardi di dollari nel 2022 a 2.564 miliardi nel 2024, con un incremento del 18% in due anni. “In un contesto di volatilità macroeconomica e geopolitica, l’arte mantiene un vantaggio competitivo: è tangibile, internazionale e scarsamente correlata ai mercati finanziari tradizionali”, osserva Dubois.
Diverso il discorso per il segmento dei cosiddetti “red chips”, ovvero gli artisti ultra-contemporanei che negli ultimi anni avevano beneficiato di forti rialzi speculativi. Questo comparto è ora in fase di rallentamento, con prezzi e liquidità in calo e un atteggiamento più prudente da parte dei collezionisti. “Stiamo assistendo a una correzione fisiologica di un segmento che aveva corso troppo, spesso senza un adeguato supporto critico o istituzionale”, sottolinea Dubois, indicando come il mercato dell’arte stia progressivamente tornando a una logica di selezione basata su qualità, storia espositiva e coerenza artistica.









