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Mercato immobiliare: quali conseguenze da rialzo tassi?

Fed: le conseguenze di tassi alti per il mercato immobiliare

La Federal Reserve rischia di distruggere il mercato immobiliare. Lo sostiene Bill Gross, fondatore della società d’investimento PIMCO, secondo cui la Banca Centrale statunitense non può superare la soglia del 2,5-3% sui tassi d’interesse senza rischiare di compromettere seriamente la compravendita delle case.

La scorsa settimana l’istituto monetario ha effettuato il primo aumento dei tassi dal 2018 di 25 punti base, annunciando che in programma ve ne sono altri 6 per quest’anno. A meno che le condizioni macroeconomiche e geopolitiche non inducano i funzionari della Banca a fare qualche passo indietro. Lo stesso Governatore Jerome Powell ha a più riprese ribadito come sarà prestata la massima attenzione agli effetti che qualsiasi mossa per combattere l’inflazione avrà sull’economia reale.

La guerra Russia-Ucraina in verità è una preoccupazione costante e, alla luce degli sviluppi inconcludenti dei negoziati di pace delle ultime settimane, è più facile che si assisterà nei prossimi tempi a un’escalation del conflitto piuttosto che a una risoluzione con il cessate il fuoco.

 

Mercato immobiliare: cosa significano tassi alti

Il mercato immobiliare attualmente si trova in una situazione in cui la domanda è molto alta, ma l’offerta invece è scarsa, con le case esistenti in vendita che a gennaio hanno toccato il minimo storico. Il problema fondamentale per i costruttori è che hanno a che fare con una carenza di manodopera e di approvvigionamento dei materiali da costruzione. Tassi più alti imposti dalla Fed non aiutano molto. I mutui più onerosi è vero che limiteranno la domanda, ma anche l’offerta perché i proprietari di case tenderanno a mantenere gli attuali finanziamenti a basso costo piuttosto che chiudere il mutuo e mettere in vendita la proprietà.

Secondo Lawrence Yun, capo economista della National Association of Relators, il mercato immobiliare sta vivendo una fase delicata, perché l’accessibilità delle abitazioni è diventata una sfida molto importante. Infatti, gli acquirenti di case si trovano davanti a una situazione doppiamente svantaggiosa, in quanto da un lato devono subire l’aumento dei prezzi per via della carenza dell’offerta, dall’altro un onere sui mutui più alto a causa dell’aumento del costo del denaro da parte della Fed.

Don Rissmiller e Brandon Fontaine di Strategas Research Partners lanciano un allarme in rapporto al debito dei consumatori. I 2 economisti segnalano come la domanda di alloggi sia stata tranciata nel biennio 2018-2019 quando la Banca Centrale USA aveva portato i tassi in prossimità del 2%. Ora le proiezioni della Fed per fine anno sono simili, la differenza però è che il debito ipotecario in percentuale del PIL è aumentato del 6% al 55% dalla fine del 2018.

Ian Shepherdson di Pantheon Macro avverte che un calo sostenuto delle vendite delle case condizionerebbe tutto l’indotto, perché deprimerebbe la spesa al dettaglio anche per i materiali da costruzione, gli elettrodomestici e l’elettronica per la casa, con la conseguenza che si determinerebbe un freno alla crescita del PIL.

In definitiva, la Fed rischia di impantanarsi in una situazione quasi grottesca, dove i tassi si troverebbero a un livello troppo alto da danneggiare il mercato immobiliare, ma troppo basso per controllare l’inflazione.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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