Moncler, Rongone sarà il nuovo ad: equilibrio tra creatività e disciplina industriale

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Continua il valzer di poltrone nel settore italiano della moda e del lusso. Ieri Moncler ha annunciato che Bartolomeo Rongone sarà il nuovo amministratore delegato del gruppo, una nomina che più che raccontare una semplice successione manageriale, descrive un cambio di fase. Non uno strappo, non una discontinuità traumatica, ma il passaggio da una stagione fondativa e carismatica a una fase di piena maturità industriale, nella quale la governance diventa parte integrante della strategia.

 

In questo articolo:

 

  • Moncler e la scelta di Bartolomeo Rongone
  • I numeri di Moncler
  • La scelta di Rongone: i motivi e il suo percorso

 

Moncler e la scelta di Bartolomeo Rongone

Come si legge nel comunicato ufficiale di Moncler, Bartolomeo Rongone assumerà la guida operativa del gruppo a partire dal primo aprile, mentre Remo Ruffini, fondatore e artefice della trasformazione di Moncler in marchio globale, manterrà il ruolo di presidente esecutivo, conservando il controllo della visione creativa e dell’identità del brand. Una scelta che parla molto più del futuro che del presente e che riflette le tensioni, le opportunità e le complessità di un settore che non cresce più per inerzia.

“È una decisione che abbiamo preso guardando avanti e che considero una naturale evoluzione della nostra organizzazione aziendale, anche nella prospettiva futura di un possibile passaggio generazionale”, ha dichiarato Remo Ruffini. “Moncler nel corso degli anni è cresciuta, ampliando progressivamente i propri orizzonti, e oggi opera in un contesto sempre più complesso e in rapida evoluzione. Abbiamo quindi voluto rafforzare la nostra struttura per consolidare ciò che abbiamo costruito e per sostenere al meglio una nuova fase di sviluppo. Lavorerò insieme a Leo, con cui ho percepito sin da subito una forte sintonia di valori e di visione, per rendere l’organizzazione ancora più forte, più agile e pronta a cogliere nuove opportunità. Con lui al mio fianco, continuerò a indirizzare la visione strategica, garantendo coerenza e continuità, con la certezza che la sua conoscenza del mondo del lusso e il suo approccio fortemente orientato al cliente daranno un contributo decisivo al nostro percorso futuro”, ha aggiunto Ruffini.

Soddisfatto e voglioso di iniziare Bartolomeo Rongone: “È con grande onore e profondo senso di responsabilità che mi appresto a ricoprire questo nuovo incarico. Lavorerò con impegno e passione a fianco di Remo e di tutto il management per accompagnare l’azienda e i suoi marchi verso nuovi traguardi, nel pieno rispetto dei valori autentici che, nel corso degli anni, ne hanno definito l’identità e la forza”.

 

I numeri di Moncler

Per comprendere appieno il significato di questa nomina occorre partire da dove si trova oggi Moncler. Il gruppo arriva a questo passaggio dopo aver costruito, nell’arco di poco più di vent’anni, uno dei casi di successo più rilevanti dell’industria italiana. Dalla rilevazione del marchio nel 2003, Ruffini ha orchestrato una metamorfosi profonda: Moncler è diventato un simbolo di lusso funzionale, capace di fondere performance tecnica e desiderabilità fashion, trasformando il piumino in un oggetto iconico e trasversale. Una strategia coerente, sostenuta da una comunicazione fortemente identitaria, da collaborazioni mirate e da un controllo sempre più stretto della distribuzione.

I numeri più recenti raccontano una storia di solidità accompagnata da una progressiva normalizzazione della crescita. Secondo il comunicato ufficiale sui primi nove mesi del 2025, il gruppo ha realizzato ricavi consolidati pari a 1,84 miliardi di euro, sostanzialmente in linea a cambi costanti rispetto allo stesso periodo del 2024, sebbene in leggera flessione (-1%) a cambi correnti. Di questi, 1,55 miliardi provengono dal marchio Moncler e 288,1 milioni dal marchio Stone Island, che resta un asset strategico, pur registrando anch’esso un marginale calo rispetto all’anno precedente. La performance del terzo trimestre evidenzia ricavi pari a 615,6 milioni, con un lieve -1% a cambi costanti rispetto al Q3 2024, ma con segnali di miglioramento sequenziale nel canale diretto al consumatore.

Approfondendo i dati territoriali e di canale emerge un quadro sfaccettato, che spiega bene le ragioni del momento attuale. Il marchio Moncler ha mostrato dinamiche differenti nelle varie macroregioni: l’Asia, che include APAC e Giappone-Corea, ha generato circa 752,6 milioni di ricavi, con un progresso del 3% a cambi costanti rispetto all’anno precedente; l’area Emea ha segnato un calo del 4%, risentendo di flussi turistici ancora deboli; mentre le Americhe hanno registrato una crescita di circa il 2%, soprattutto grazie alla performance del canale diretto. 

Anche Stone Island, da tempo considerato il secondo pilastro strategico di Moncler, ha confermato segnali di dinamismo, soprattutto in Asia, dove i ricavi sono cresciuti del 13% a cambi costanti nei primi nove mesi del 2025. Tuttavia, le Americhe hanno mostrato una contrazione a causa della diversa programmazione delle consegne e di altri fattori operativi. In totale, il brand ha generato 288,1 milioni di euro di ricavi nei 9 mesi, mostrando come la diversificazione, pur essendo un valore, comporti anche sfide di integrazione tra modelli di business diversi.

Tutto ciò racconta di un gruppo solido, con fondamentali robusti, ma che non può più contare sulla crescita esponenziale degli anni precedenti e deve confrontarsi con transizioni di mercato reali: consumatori più cauti, turisti internazionali meno presenti nei principali mercati chiave, e una competizione globale sempre più intensa. In altre parole, il terreno competitivo su cui Moncler si muove è cambiato rispetto al periodo in cui il brand poteva fare leva unicamente sulla forza del prodotto e sulla rapidità delle aperture retail. Oggi è richiesto un bilanciamento molto più fine tra creatività, disciplina gestionale e capacità di leggere i segnali dei mercati.

 

La scelta di Rongone: i motivi e il suo percorso

Ed è proprio in questo spazio di equilibrio che si inserisce la nomina di Rongone. Manager schivo, poco incline all’esposizione mediatica ma estremamente solido alle spalle di esperienza, Rongone è l’esempio di un percorso costruito all’interno delle grandi organizzazioni del lusso, dove la crescita passa attraverso processi, strutture e capacità di mediazione tra creatività e numeri. Il suo ingresso nel settore risale ai primi anni Duemila, quando entra in Fendi, una delle maison simbolo dell’eccellenza italiana, in una fase cruciale della sua storia. Qui Rongone attraversa diverse funzioni, occupandosi di supply chain, business intelligence, pianificazione e relazione con il cliente. È un’esperienza formativa che gli consente di comprendere il funzionamento profondo dell’industria, dai flussi produttivi alla distribuzione, dai dati alla gestione del retail.

Il passaggio a Kering nel 2012 rappresenta il salto in una dimensione ancora più internazionale e strutturata. All’interno del gruppo francese Rongone assume il ruolo di chief operating officer di Yves Saint Laurent, lavorando in una fase di forte rilancio del marchio. È qui che affina la capacità di operare in contesti complessi, dove la velocità della moda deve convivere con il rigore finanziario e con l’esigenza di preservare l’identità creativa.

Nel 2019 arriva la chiamata a guidare Bottega Veneta come amministratore delegato. La maison italiana, entrata a far parte del portafoglio Kering, era reduce da un periodo di transizione e cercava una nuova traiettoria. Rongone accompagna il marchio in una fase di riposizionamento, lavorando sulla coerenza dell’offerta, sulla selettività distributiva e sul rafforzamento del brand nel segmento più alto del lusso. Il suo stile manageriale emerge con chiarezza: poche dichiarazioni, molta attenzione ai fondamentali, una costante ricerca di equilibrio tra creatività e struttura.

È questo profilo che oggi Moncler decide di innestare nella propria governance. Non un “uomo immagine”, ma un gestore di sistemi complessi, chiamato a trasformare un modello di successo in un modello durevole. La convivenza con Ruffini, che rimane presidente esecutivo e garante della visione, è il cuore della nuova architettura di potere del gruppo. Da un lato l’imprenditore che ha costruito il marchio e ne incarna l’identità, dall’altro il manager che dovrà assicurare che quella visione si traduca in risultati in un contesto sempre più competitivo.

La sfida che attende Rongone non è banale. Moncler deve continuare a crescere senza snaturarsi, difendere i margini in un mercato più selettivo, valorizzare Stone Island e al tempo stesso esplorare nuove opportunità di sviluppo, dall’espansione geografica alla digitalizzazione della relazione con il cliente. Il tutto mantenendo quella coerenza di brand che è stata la chiave del successo. In questo senso, l’esperienza maturata tra Fendi, Yves Saint Laurent e Bottega Veneta rappresenta un capitale prezioso. Rongone conosce le dinamiche dei grandi gruppi, sa come dialogare con mercati finanziari esigenti e ha dimostrato di saper operare in contesti dove il lusso non è solo creatività, ma anche disciplina industriale.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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