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NFT: ecco dove la blockchain sarà più disruptive

Blockchain NFT

Distribuzione: è questa la parola chiave che proclamerà vincitori e vinti della rivoluzione portata dalla nuova tecnologia basata su blockchain, gli NFT. Ma cosa sono gli NFT e perché sono diventati così popolari, tanto che nel 2021 il numero degli utenti di NFT giornalieri è aumentato da 10.000 a oltre 40.000? Lo spiega alla stampa Massimo Siano, Managing Director e Head of Southern Europe di 21Shares, società svizzera pioniera e leader globale nell’emissione di Exchange Traded Product (Qui le notizie sugli ETP) su digital asset e criptovalute con replica totalmente fisica, che vanta una gamma di 28 prodotti dedicati, tra cui diversi basket.

Un NFT (Non-Fungible Token) identifica in modo univoco e sicuro un prodotto digitale creato su internet. Fungibile, sinonimo dell’inglese consistent, significa letteralmente “valorizzato all’equivalenza”, corrispondente, per cui ogni unità è uguale all’altra. Token invece è il gettone, che viene utilizzato per sostituire la funzione di una moneta, come era quello venduto da SIP del valore di 200 lire e utilizzato per telefonare ai tempi delle cabine telefoniche ma anche per alcuni videogiochi nelle sale giochi.

Gli NFT sono perciò beni e servizi impacchettati o “tokenizzati”, valorizzati tramite un certificato digitale personalizzato e univoco invece che standardizzato e scambiati in un ecosistema decentralizzato, la blockchain appunto, privo cioè di intermediari.

Per beni e servizi non si intendono solo investimenti tradizionali (azioni, immobili, fondi, etc), ma anche opere d’arte, oggetti di lusso, automobili, film, concerti, competizioni sportive e videoludiche, viaggi. Persino la bandiera ucraina è stata tokenizzata e venduta per aiutare la nazione europea colpita dalla guerra ordinata dal presidente russo Putin.

A questo punto è intuitivo comprendere l’entità della disruption che porteranno nelle nostre vite, non solo nel settore finanziario: permettendo lo scambio diretto tra produttore e consumatore finale ovunque tramite un semplice computer, vengono eliminati i distributori (ad esempio Netflix per i film, Sky per i diritti tv, Borsa Italiana per gli strumenti finanziari, TicketOne per i biglietti dei concerti) dalla catena del valore e i relativi costi e ogni “entità” sottostante ha un valore unico, caratteristiche che restituiscono potere e proprietà agli utenti.

Se negli anni ’90 la partita si giocava sui dati tra i browser di navigazione internet (gli algoritmi di Google e Safari hanno letteralmente spazzato via gli obsoleti Netskape e Internet Explorer), quella del futuro si giocherà dunque sul campo della blockchain tra NFT creati, smart contracts gestiti e criptovalute, Bitcoin escluso in quanto riserva di valore assimilabile all’oro (fisicamente, non finanziariamente, rimane intatto nel tempo e ha un limite di offerta anelastica pari a 21 milioni di unità entro il 2140, numero che peraltro dà il nome a 21Shares).

Ad ogni architettura decentralizzata corrisponde infatti una criptovaluta diversa. Più aumenterà il business di NFT e relativi smart contracts su Ethereum, Cardano, Solana, Fantom, etc, più queste ultime si valorizzeranno, apprezzando conseguentemente le criptovalute corrispondenti. Non è inoltre da escludere la nascita di nuove piattaforme di blockchain, da aggiungere o sostituire a quelle già esistenti. Le istituzioni di ogni Stato (le Banche Centrali o le autorità di vigilanza ad esempio) si trovano di fronte a una rivoluzione di portata globale che dovrebbe essere accolta e regolamentata piuttosto che ostacolata o proprio bannata, pena il sorpasso da parte delle economie concorrenti.

Grazie agli NFT possiamo già oggi immaginare una serie di attività mai fatte prima. Un esempio su tutti: si potranno acquistare token legati ad un giovane talento sportivo e vedere il proprio investimento rendere o meno a seconda della carriera e dei contratti che riuscirà ad ottenere con squadre e sponsor. Tutto questo senza esserne il procuratore. Siamo solo nella fase iniziale di un cambiamento epocale”, conclude Siano.

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