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Obbligazioni in lire turche: per Amundi non sono ancora da comprare

Obbligazioni in lire turche: per Amundi non sono ancora da comprare

Amundi non crede nelle obbligazioni in lire turche, almeno per il momento. Secondo il più grande gestore patrimoniale europeo gli investitori internazionali staranno lontani da questi asset “fino a quando l’inflazione non scenderà davvero”. L’indice dei prezzi al consumo relativo al mese di dicembre è risultato del 70,6% ed è stimato dalla Central Bank of the Republic of Turkey al 75% a maggio. Questo implica rendimenti reali ancora molto negativi per chi investe in obbligazioni.

Da giugno dello scorso anno, a seguito della rielezione di Recep Tayyip Erdogan a presidente della Turchia, i tassi di interesse sono stati aumentati di 3.400 punti base, passando dall’8,5% al 42,5%. Ciò ha fatto scendere il tasso di inflazione dal picco di oltre l’80%, ma non abbastanza da attirare grandi flussi di denaro verso il debito in lire.

Oggi le partecipazioni ai bond turchi dei non residenti in Turchia sono poco sotto i 3 miliardi di dollari. Un livello  massimo da inizio 2022, ma ancora troppo esiguo rispetto a un picco di oltre 70 miliardi di dollari di più di dieci anni fa.

 

Obbligazioni in lire turche: cosa aspettarsi

Il governatore della Banca centrale turca, Hafize Gaye Erkan, il mese scorso ha affermato che questo è il momento propizio per gli investitori stranieri per comprare le obbligazioni in lire turche, dopo che i tassi di interesse si sono quintuplicati da giugno 2023. Tassi più alti comportano prezzi delle obbligazioni più bassi per via della correlazione inversa tra i due valori. Di conseguenza, in teoria, potrebbe essere una buona occasione entrare sul mercato acquistando a forte sconto. La visione di Amundi però è diversa e il gestore preferisce il debito turco in valuta forte su cui ha già investito una buona parte dei 2.000 miliardi di dollari che ha in gestione.

Nella giornata di giovedì di questa settimana, la Banca centrale turca si riunirà per prendere le decisioni sul tasso di riferimento che, secondo le aspettative, dovrebbe venire aumentato dal 42,5% al 45%. Potrebbe essere un ulteriore passo in avanti per cercare di abbattere l’inflazione. Tuttavia, secondo Amundi, i rischi per gli investimenti in Turchia cresceranno con l’avvicinarsi delle elezioni locali di marzo. Molti temono che Erdogan, per fini elettorali, torni al passato forzando una politica monetaria che stimoli la crescita, quindi tutta basata su tassi di interesse bassi.

Ciò potrebbe rendere vani tutti gli sforzi fatti finora dalle autorità monetarie e intensificare la fuga degli investitori stranieri. “La Banca centrale deve fare di più. Non appena si inizieranno a vedere numeri dell’inflazione migliori rispetto a quelli attuali, ci sarà sicuramente il potenziale per gli afflussi di portafoglio”, ha affermato Amundi.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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