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Open finance: cos’è e come funziona

Open finance: cos'è e come funziona

L’Open finance è un meccanismo finanziario che si è sviluppato in maniera importante durante il periodo pandemico, in cui la digitalizzazione ha preso il sopravvento su tutto, con la chiusura delle attività e le persone costrette a rimanere in casa. Secondo i dati forniti dalla Banca d’Italia, nel biennio 2021-2022 circa 530 milioni di euro sono stati spesi in tecnologie che hanno a che fare con la finanza tecnologica. In questa guida, cercheremo di capire di più sull’Open finance, sulla sua evoluzione e su quali sono i vantaggi che apporta all’economia moderna.

 

Open finance: l’evoluzione dell’open banking

Per trattare l’argomento dell’open finance bisogna partire dal concetto di open banking. Quest’ultimo scaturisce dalla seconda direttiva UE sui sistemi di pagamento denominata PSD2 del 14 settembre 2019, che introduce la condivisione dei dati tra i partecipanti al sistema finanziario. In sostanza, l’infrastruttura bancaria dà l’accesso a terze parti alle informazioni e alle transazioni finanziarie dei clienti, previo consenso degli stessi.

Il meccanismo attraverso cui ciò si realizza è quello delle API (Application Programming Interfaces), ossia interfacce con le quali diverse applicazioni possono interagire tra di loro. In questo contesto si distinguono le AIS (Accoun Information Service), che danno informazioni sui conti correnti degli utenti presso altri provider, dai PIS (Payment Initiation Service), che dispongono ordini di pagamento sui conti correnti degli utenti presso altri provider. L’open finance non è altro che l’evoluzione dell’open banking.

 

Open finance: descrizione

La PSD2 non si è limitata a facilitare la digitalizzazione della finanza, ma ha messo le condizioni affinché si sviluppassero nuovi modelli commerciali dove tutti gli attori principali del settore come banche, assicurazioni e società di investimento collaborano con le fintech. In tale ambito, prende corpo l’open finance, ovvero un sistema nel quale vi è la condivisione di dati finanziari in maniera rapida e personalizzata per fornire servizi e prodotti su misura. Attraverso l’open finance, quindi, non si ha solamente l’accesso ai conti correnti delle persone, ma anche a una serie di servizi finanziari che possono riguardare ad esempio la sottoscrizione e gestione di polizze assicurative o la gestione patrimoniale.

Nel mercato dell’open finance si possono individuare tre tipologie di attori che fanno parte dell’ecosistema:

 

  • i detentori dei dati, quali banche, assicurazioni, fornitori di servizi finanziari, istituti di pagamenti e altre istituzioni finanziarie che nel corso delle loro operazioni accumulano dati finanziari dei clienti. Questi possono riguardare conti correnti, operazioni di pagamento, investimenti, polizze assicurative e prodotti finanziari di varia natura. L’obbligo di legge per chi detiene questi dati è quello di garantire la sicurezza e la privacy e, quando autorizzato dai clienti, di fornire l’accesso ai dati attraverso le API;
  • gli utilizzatori dei dati, ossia terze parti che hanno la possibilità di accedere ai dati finanziari di disponibilità dei detentori in modo da fornire determinati servizi ai clienti. Della categoria fanno parte le fintech, le società di gestione patrimoniale, gli istituti finanziari che aggregano conti correnti e altre aziende che sfruttano i dati per offrire prodotti e servizi finanziari;
  • i clienti, che sono la parte più importante di tutto il meccanismo dell’open finance, perché senza il loro consenso al trattamento delle informazioni finanziarie nulla può funzionare. I clienti possono riguardare sia persone fisiche che imprese e hanno il diritto di controllare l’accesso ai loro dati finanziari, nonché di monitorare e revocare tale accesso.

Open finance: la differenza con l’open banking

Alla luce di quanto descritto, l’open finance quindi si differenza dall’open banking in quanto il servizio di condivisione di dati e informazioni non si limita al sistema bancario ma si estende a molti altri settori. Tutto ciò permette agli attori che fanno parte dell’ecosistema di sviluppare una serie di azioni in maniera flessibile e rapida coinvolgendo manager e dipendenti delle aziende, incubatori di startup, consigli di amministrazione, ecc. L’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano ha individuato compagnie di 12 settori diversi da quello bancario che forniscono servizi finanziari ai propri clienti, tra cui aziende tech, utilities, retail, sport e travel.

 

Vantaggi e rischi

L’open finance presenta indubbiamente dei vantaggi, ma anche alcuni rischi. Della prima categoria fanno parte:

 

  • l’accessibilità, perché l’utente ha l’accesso a una gamma variegata di prodotti e servizi finanziari amplificando la sua possibilità di scelta;
  • l’innovazione, in quanto attraverso i dati finanziari vengono sviluppate nuove soluzioni per soddisfare i bisogni delle persone;
  • la trasparenza del mercato, dal momento che i dati finanziari vengono resi disponibili e utilizzati per fornire prodotti e servizi;
  • la qualità dell’offerta, poiché i vari player del settore finanziario si mettono in competizione per offrire servizi migliori.

 

L’open finance è una grande innovazione tecnologica e, come tale, presenta anche dei rischi. Innanzitutto c’è il tema della sicurezza, in quanto la diffusione di informazioni sensibili mette l’ecosistema più esposto ad attacchi di hacker e a violazione di dati personali. Giocoforza ciò richiede sistemi di massima sicurezza estremamente evoluti per arginare fenomeni criminali, il che implica elevate competenza e professionalità. In secondo luogo, esiste il rischio della gestione di progetti complessi, poiché è coinvolto un numero importante di attori in ambito commerciale e finanziario. Questo comporta che l’osservanza rigorosa delle regole nell’ambito della normativa europea è estremamente importante per garantire il funzionamento del sistema senza falle.

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