L’oro ha iniziato il 2026 con un nuovo record, sopra i 4.600 dollari l’oncia, tra previsioni entusiastiche e una narrazione dominante: il bene rifugio per eccellenza va a ruba. Ma è davvero così? In un contesto globale segnato da guerre, instabilità geopolitiche e fragilità finanziarie, il metallo giallo torna al centro del dibattito, spesso più per timori che per fondamentali economici. In questa intervista, Beppe Scienza invita a distinguere tra mito e realtà, come fa nel suo libro “Oro. Bene rifugio o trappola” appena dato alle stampe per la casa editrice Ponte alle Grazie. Un’analisi basata su dati statistici con cui il professore del Dipartimento di Matematica dell’Università di Torino smonta alcuni luoghi comuni radicati. Perché anche l’oro, come ogni investimento, non è immune da rischi, illusioni e cattive interpretazioni.
Professor Scienza, l’oro nel 2025 ha guadagnato oltre il 60%. Sono tante le ragioni addotte dagli analisti per giustificare il movimento e pronosticare nuovi record nel 2026. Al di là di queste ragioni, lei che ha pubblicato un’analisi statistica sull’oro, cosa ne pensa?
“Negli ultimi anni l’oro non è salito di prezzo per l’inflazione (molto contenuta) né per i tassi d’interesse (non particolarmente bassi), ma per i timori di instabilità, guerre et similia. Purtroppo è probabile che la situazione non ritorni tranquilla, il che gioca a favore dell’oro e a danno del genere umano, del vivere civile ecc”.
Nel suo libro, per contestare l’affermazione ormai diventata assioma non verificato che l’oro sia un bene rifugio adatto per ogni stagione, cita periodi storici in cui l’oro bene rifugio non lo è stato affatto, al contrario ha bruciato capitale. Anche i periodi che lei individua, tuttavia, sono solo intervalli temporali. Se consideriamo un periodo unico, dal dopoguerra a oggi, o anche solo dagli anni ’70 a oggi, cosa possiamo dire?
“Per il periodo 1944-1971, precisamente dagli accordi di Bretton Woods all’abbandono del cambio fisso oro-dollaro da parte di Nixon, il discorso è semplice. Il prezzo dell’oro rimase a 35 dollari l’oncia, a parte qualche strappo finale. Dall’agosto 1971 varia invece in termini reali, che sono quelli che contano, con un andamento del tutto irregolare sia in dollari che in lire, sterline, franchi svizzeri ecc”.
Con il suo libro, caratterizzato da uno scetticismo statistico che in tanti le riconoscono e in molti le rimproverano, cosa vuole dire e a chi lo vuole dire?
“Ho voluto verificare le convinzioni più diffuse sull’oro, ottenendo molte smentite, che dovrebbero mettere in guardia un risparmiatore. Inoltre, nei decenni avevo accumulato una mole di dati, listini, ritagli di articoli, anche curiosità, visto che seguo l’oro da metà degli anni ‘70. Per cui ho pensato meritasse riportare in un libro quelli più significativi”.
Lingotti, etp, certificati di investimento, monete più o meno da collezione, gioielli. È possibile che ciascuna di queste forme di investimento in oro abbia degli utilizzi specifici? Quale si adatta a cosa?
“Certo che hanno utilizzi specifici: i gioielli per indossarli, le monete antiche per il gusto per il collezionismo, le medaglie commemorative per buttare via soldi. Come investimento invece vanno bene le monete auree non numismatiche e, con alcuni limiti, i lingotti, se parliamo di oro vero e proprio. Per scommettere sul prezzo dell’oro è ancor meglio l’oro finanziario o al limite digitale: etc, futures, token ecc”.
Un’ultima domanda. In molti oggi parlano di “oro digitale” con riferimento al Bitcoin. Cosa ne pensa e perché?
“È un’idiozia che non meriterebbe neppure confutare. Una trovata di quanti guadagnano sul Bitcoin per imbrogliare meglio gli investitori. Il Bitcoin esiste da meno di vent’anni, l’oro è estratto da alcuni millenni. L’oro circola senza la rete e senza corrente elettrica, il Bitcoin no. Si potrebbe continuare, ma non vale la pena”.



Con il suo libro, caratterizzato da uno scetticismo statistico che in tanti le riconoscono e in molti le rimproverano, cosa vuole dire e a chi lo vuole dire?





