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OTSC: cos’è e da chi è composta l’organizzazione

OTSC: cos'è e da chi è composta

Da quando è scoppiata la guerra Russia-Ucraina si è parlato molto della NATO, l’organizzazione militare che unisce i Paesi dell’Alleanza atlantica contro l’invasione esterna. In pochi sanno però che esiste anche un’altra alleanza militare, che raduna alcuni Paesi che facevano parte del Patto di Varsavia e che è stata creata nell’immediato post-guerra fredda. Si tratta dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (OTSC). Vediamo quindi in cosa consiste, chi sono gli Stati che ne fanno parte e quali sono le situazioni in cui è entrata in azione.

 

OTSC: storia, caratteristiche e funzionamento

L’OTSC è un’alleanza intergovernativa di natura militare che aggrega i Paesi che facevano parte del Patto di Varsavia e che si pone in contrapposizione con quella che è la NATO per l’Occidente. L’organizzazione nasce il 15 maggio del 1992 attraverso il Trattato di Sicurezza Collettiva siglato a Tashkent, capitale dell’Uzbekistan, ed è inizialmente rappresentata da sei Paesi: Russia, Armenia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. Nel 1993 si uniscono Azerbaigian, Bielorussia e Georgia. Due di questi, Azerbaigian e Georgia, si defilano nel 1997 fondando, insieme a Ucraina e Moldavia, l’Organizzazione per la Democrazia e lo Sviluppo economico. Nel 1999 non rinnovano l’adesione al TSC anche gli uzbeki, quindi oggi l’OTSC è composta da: Russia, Bielorussia, Armenia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan.

La paura che l’ OTSC potesse dissolversi è risultata uno dei motivi per cui Boris Eltsin è stato detronizzato come Premier del Cremlino, favorendo l’ascesa di Vladimir Putin, che ha fatto del Trattato un’organizzazione più solida e potente. Tuttavia, non sono stati fatti grandi progressi nell’ultimo ventennio, mentre la NATO si è allargata e irrobustita, effettuando esercitazioni periodiche e pianificando strategie militari.

L’esercito dell’OTSC è costituito da poco più di un milione di soldati, per quattro quinti russi. La Russia contribuisce anche per la metà del budget dell’intera organizzazione. L’organo decisione più importante è il Consiglio di sicurezza collettiva, che è composto dai Capi di Stato e di Governo dei componenti l’alleanza. Tale ente decide in merito agli interventi militari, alle sospensioni dei membri e all’apertura ad altri candidati.

 

OTSC: 15 anni di dissidi e contrasti

Non sono stati pochi i dissidi interni nell’OTSC, che a volte hanno dato l’impressione di un’istituzione priva di solide fondamenta. Nel 2008 la Russia si deve arrendere all’opposizione dei membri a voler riconoscere l’indipendenza di Abcasia e Ossezia del Sud dalla Georgia. L’anno dopo la Bielorussia paventa l’uscita dall’alleanza a causa di contrasti con Mosca, che blocca le importazioni del latte, costringendo la Bielorussia a cercare altri mercati come quello europeo, ma senza successo a causa delle condizioni igienico-sanitarie. Nel 2010 in Kirghizistan scoppia la rivoluzione interna e il Presidente Kurmanbek Bakiyev viene esautorato, trovando riparo in Bielorussia. La Presidenza ad interim lancia un appello di assistenza all’OTSC, ma senza avere risposta. Questi fatti sono alla base dell’uscita del Uzbekistan dall’alleanza nel 2012, considerata dal Paese ormai priva di utilità.

OTSC: la svolta del 2022 e l’immediato ritorno al passato

All’inizio di quest’anno è scoppiata una crisi simile a quella di 10 anni prima in Kirghzistan, ma stavolta ha colpito il Kazakistan. Il motivo della rivolta è derivato dall’impennata dei prezzi energetici e ciò ha spinto il Presidente Kassym-Jomart Tokayev a chiedere il supporto dell’organizzazione. Stavolta l’OTSC ha accolto la richiesta e ha deciso di intervenire per ristabilire la pace. La Russia ha inviato circa 3 mila paracadutisti per proteggere gli impianti strategici e infrastrutturali del Paese, mentre gli altri membri hanno mandato un contingente tra 60 e 500 soldati.

Questa dimostrazione di forza ha avuto un significato importante, perché ha aperto le parte a una nuova epoca non più caratterizzata dall’immobilismo, ma fondata sull’attivismo. Per questo si è cominciato a parlare del ritorno nell’alleanza dell’Uzbekistan e dell’allargamento a Paesi come la Serbia e il Turkmenistan.

Tuttavia, è stata un’illusione perché gli attriti sono tornati a settembre con le tensioni tra l’Armenia e la Russia. I conflitti tra l’Armenia e l’Azerbaigian hanno comportato una richiesta di supporto dell’alleato russo, che però non è arrivato. Il motivo? La guerra con l’Ucraina sta impegnando troppe risorse e quindi non è possibile in quel momento intervenire. Ciò disattende l’articolo 4 del trattato OTSC, che è il medesimo di quello della NATO, dove viene enunciato che un attacco militare esterno a uno dei membri dell’alleanza viene considerato come un attacco nei confronti di tutti.

La ritorsione armena si è avuta alla conferenza di novembre dell’OTSC, dove i sei Paesi che compongono l’alleanza si sono incontrati a Yerevan e il Presidente Nikol Pashinyan ha deciso di non firmare la bozza di dichiarazione finale. La Russia non l’ha presa bene. Quali ripercussioni avrà il misfatto in futuro è da vedere, ma di sicuro in questo momento il patto che lega i vari Paesi è tutt’altro che granitico.

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