Cambia ancora lo scenario delle pensioni 2026. La novità arriva con la Legge di Bilancio 2025, che ha definitivamente eliminato il pensionamento d’ufficio a 65 anni, una misura che per anni aveva segnato la fine automatica del servizio per molti lavoratori pubblici, in particolare del settore scuola. Ora la soglia si sposta e con essa si ridisegna anche il percorso di uscita dal lavoro. Chi potrà restare in servizio fino ai 67 anni? E quali saranno le eccezioni per alcune categorie di lavoratori che potranno andare in pensione prima? Inoltre, cosa cambia per le domande e i tempi di cessazione?
Ecco l’indice dei punti principali:
- Pensioni 2026: cambiano le regole, addio al pensionamento d’ufficio a 65 anni
- Chi potrà restare in servizio fino a 67 anni e in quali casi si può andare prima
- Come e quando presentare domanda di pensionamento nel 2026
Pensioni 2026: cambiano le regole, addio al pensionamento d’ufficio a 65 anni
Con l’entrata in vigore della legge n. 207 del 30 dicembre 2024, il meccanismo che consentiva alle amministrazioni pubbliche di collocare d’ufficio i dipendenti al compimento dei 65 anni viene definitivamente abolito. Si tratta di una svolta che interessa migliaia di lavoratori, soprattutto nel comparto scuola, dove per anni il limite dei 65 anni è stato un vero spartiacque tra la vita lavorativa e la pensione.
La nuova disciplina, chiarita dalla circolare del Ministero dell’Istruzione e del Merito del 25 settembre 2025, stabilisce che l’unico riferimento per il pensionamento obbligatorio sarà l’età limite ordinamentale di 67 anni, fissata in linea con i requisiti di vecchiaia previsti dall’Inps.
In altre parole, chi compie 65 anni nel 2026 non verrà più collocato automaticamente in pensione, ma potrà proseguire la propria attività fino al raggiungimento dei 67 anni, purché in possesso dei 20 anni di contributi richiesti e dell’importo minimo previsto per chi ha il primo accredito contributivo dopo il 1996. Una scelta che risponde alla necessità di garantire maggiore flessibilità, ma anche di valorizzare l’esperienza maturata dai lavoratori più anziani.
Pensioni 2026: chi potrà restare in servizio fino a 67 anni e in quali casi si può andare prima
La nuova soglia pensionabile a 67 anni diventa quindi la regola generale per tutti i dipendenti pubblici. Tuttavia, esistono alcune eccezioni. La legge conferma infatti quanto stabilito dall’articolo 1, commi 147-153, della legge 205 del 2017, che prevede la possibilità per alcune categorie di accedere alla pensione a 66 anni e 7 mesi, a condizione di aver maturato 30 anni di contributi entro il 31 agosto dell’anno di riferimento.
Si tratta di una finestra che riguarda soprattutto i lavoratori del comparto istruzione e alcuni settori della pubblica amministrazione in cui l’attività presenta caratteristiche particolarmente impegnative. In questi casi, la normativa consente una uscita anticipata, ma solo a domanda e senza applicare le regole sul cumulo contributivo introdotte dalla legge 228 del 2012.
La novità più interessante, però, è che la decisione di restare in servizio fino a 67 anni non sarà più imposta dall’amministrazione, ma rimessa alla volontà del lavoratore. Ciò offre maggiore libertà di scelta e la possibilità di programmare con più serenità il proprio futuro previdenziale, anche in funzione delle esigenze personali o familiari.
Come e quando presentare domanda di pensionamento nel 2026
Chi intende cessare il servizio nel 2026 dovrà presentare domanda di pensionamento entro il 21 ottobre 2025, come indicato dal MIM. È una scadenza importante, soprattutto per coloro che raggiungono i requisiti di età tra settembre e dicembre 2026: in tal caso, infatti, la cessazione non sarà automatica ma potrà avvenire solo su richiesta dell’interessato.
Le domande, da inoltrare attraverso le procedure telematiche previste, rappresentano quindi il passaggio formale per accedere al trattamento pensionistico. L’Inps, una volta ricevute le comunicazioni dai datori di lavoro, procederà con la verifica dei requisiti contributivi e dell’età anagrafica.









