Pensioni: come funziona la rivalutazione 2023 - Borsa&Finanza

Pensioni: come funziona la rivalutazione 2023

Pensioni: come funziona la rivalutazione 2023

Con la circolare n.135 del 22 dicembre 2022, l’INPS ha reso noto il dettaglio di tutte le attività di rivalutazione delle pensioni e delle prestazioni assistenziali per il 2023, sulla base di quanto previsto dalla Legge di bilancio. Vediamo nei dettagli di cosa si tratta e chi ne trae beneficio dalle novità.

 

Rivalutazione pensioni: cosa prevede la Legge di bilancio

L’art. 1, comma 309, della Legge 29 dicembre 2022, n. 197, conosciuta come Legge di bilancio, ha rivisto la rivalutazione automatica per i trattamenti pensionistici per il periodo 2023-2024. Secondo la normativa, a partire dal 1° gennaio 2023, l’INPS applica un aumento delle pensioni pari al 7,3%, tenuto conto della rivalutazione del 100% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo, relativamente ai trattamenti pari o inferiori a quattro volte il minimo – 2.101,52 euro al mese ai valori lordi di dicembre 2022. Per i pensionati il cui trattamento pensionistico cumulato è superiore a questo limite, la rivalutazione è attribuita sulla prima rata utile dopo l’approvazione della Legge di bilancio 2023.

Con la Legge di bilancio in materia di “Revisione del meccanismo di indicizzazione per gli anni 2023 e 2024 ed estensione per le pensioni minime delle misure di supporto per contrastare gli effetti negativi delle tensioni inflazionistiche”, dal 1° marzo 2023, non subisce variazioni per il periodo 2023 – 2024 la rivalutazione automatica riconosciuta al 100% per i trattamenti pensionistici pari o inferiori a quattro volte il trattamento minimo INPS. Mentre, vengono rivalutati i trattamenti superiori a quattro volte il minimo INPS, secondo il seguente schema:

 

  • 85% per i trattamenti pensionistici complessivamente pari o inferiori a cinque volte il trattamento minimo INPS (tra 2.100 e 2.625 euro), determinando un aumento del 6,205%;
  • 53% per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a cinque volte il trattamento minimo INPS e pari o inferiori a sei volte il trattamento minimo INPS (tra 2.626 e 3.150 euro), determinando un aumento del 3,869%;
  • 47% per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a sei volte il trattamento minimo INPS e pari o inferiori a otto volte il trattamento minimo INPS (3.151 e 4.200 euro), determinando un aumento del 3,431%;
  • 37% per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a otto volte il trattamento minimo INPS e pari o inferiori a dieci volte il trattamento minimo INPS (tra 4.201 e 5.250 euro), determinando un aumento del 2,701%;
  • 32% per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a dieci volte il trattamento minimo INPS (oltre 5.251), determinando un aumento del 2,336%.

 

L’importo relativo al trattamento minimo assume una sua valenza anche in rapporto ai limiti di riconoscimento delle prestazioni collegate al reddito. I valori definitivi per il trattamento minimo delle pensioni di lavoratori dipendenti e autonomi dal 2022 al 2023 passano come segue:

 

  • da 525,38 a 563,74 euro, con assegni vitalizi da 299,49 a 321,36 euro;
  • importo annuo da 6.829,94 a 7.328,62, con assegni vitalizi da 3.893,37 a 4.177,68.

 

Vi sono modifiche anche per quel che riguarda la pensione e l’assegno sociale. La pensione sociale passa da 386,54 a 414,76 euro al mese e da 5.025,02 a 5.391,88 euro all’anno. Mentre l’assegno sociale varia da 469,03 a 503,27 euro al mese e da 6.097,39 a 6.542,51 euro all’anno.

L’aumento transitorio per le pensioni pari o inferiori al minimo

Con lo scopo di contrastare gli “effetti negativi delle tensioni inflazionistiche registrate e attese per gli anni 2022 e 2023”, il comma 2 dell’art. 58 della Legge di bilancio prevede, con decorrenza 1° gennaio 2023, un incremento eccezionale per le pensioni di importo pari o inferiore al trattamento minimo INPS, relativamente al trattamento pensionistico lordo complessivo in pagamento per ciascuna delle mensilità da gennaio 2023 a dicembre 2024, inclusa la tredicesima mensilità spettante. L’incremento è così stabilito:

 

  • 1,5% per l’anno 2023, che diventa 6,4% per chi ha un’età almeno pari a 75 anni;
  • 2,7% per l’anno 2024.

Qualora il trattamento pensionistico complessivo sia superiore al predetto importo e inferiore a tale limite aumentato dell’incremento disciplinato dal comma suddetto, l’aumento è comunque attribuito fino a concorrenza della somma maggiorata.

 

La tassazione

Per quanto riguarda l’aliquota Irpef che l’Erario trattiene sulle pensioni, bisogna far affidamento agli scaglioni di reddito previsti, ossia:

 

  • 23% per i redditi fino a 15.000 euro annui;
  • 25% per i redditi da 15.000,01 a 28.000,00 euro annui;
  • 35% per i redditi da 28.000,01 a 50.000,00 euro annui;
  • 43% per i redditi da 50.000,01 euro annui.

 

L’imposta lorda deve essere diminuita dalla detrazione per i redditi da pensione spettanti, cioè:

 

  • euro 1.955 se il reddito complessivo non supera 8.500 euro;
  • 700 + [1.255* (28.000 – reddito complessivo) / 19.500] se il reddito complessivo è compreso tra 8.500 e 28.000 euro;
  • 700 * [(50.000 – reddito complessivo) / 22.000] se il reddito complessivo è compreso tra 28.000 e 50.000 euro.

 

Nulla spetta se il reddito complessivo eccede i 50 mila euro. Inoltre, per i redditi superiori a 25.000 ma non eccedenti i 29.000 euro, spetta un importo aggiuntivo di 50 euro.

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Redazione

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