L’invecchiamento della popolazione sta mettendo a dura prova la tenuta del sistema pensionistico italiano. Secondo stime Istat, la riduzione della popolazione appare ormai strutturale: il rapporto tra individui in età lavorativa (15-64 anni) e non (0-14 e 65 anni e più) passerà da circa tre a due nel 2023 a circa uno a uno nel 2050. L’ equilibrio generazionale su cui si fonda un sistema pensionistico a ripartizione come quello italiano è quindi sempre più fragile. Le analisi del Mef indicano che la spesa italiana per le pensioni salirà nei prossimi anni fino a raggiungere un picco nel 2040, per poi diminuire entro il 2070. Per garantire la sostenibilità del sistema, il legislatore potrebbe intervenire attraverso trasferimenti a carico della fiscalità generale oppure alzare i requisiti in termini di età anagrafica e di anni di contribuzione o ridurre l’importo della pensione erogata.
L’importo delle pensioni è già oggi significativamente più basso rispetto all’ultima retribuzione percepita e in futuro questo divario è destinato ad ampliarsi. Lo studio “Pensioni, ipoteca sul futuro?”, realizzato dal Censis in collaborazione con Confcooperative, evidenzia un marcato calo del tasso di sostituzione (il rapporto tra ultima retribuzione e pensione) per chi entra oggi nel mercato del lavoro: un lavoratore del settore privato di 33 anni, che ha iniziato a lavorare nel 2022, con una carriera continuativa di 38 anni, andando in pensione nel 2060, a 67 anni, avrà un tasso di sostituzione del 64,8%. Chi invece ha iniziato a lavorare nel 1982, a parità di anni lavorati ed età di pensionamento, può contare su un tasso di sostituzione dell’81,5%. Un gap allarmante, ulteriormente aggravato per le nuove generazioni da carriere lavorative spesso discontinue, da un ingresso sempre più tardivo nel mercato del lavoro e, per le donne, da un divario retributivo di genere.
In questo quadro poco rassicurante, la diffusione di una maggiore cultura previdenziale diventa fondamentale. La partecipazione dei giovani alla previdenza complementare in Italia è ancora molto bassa. Eppure, il vero vantaggio nasce proprio iniziando presto, sfruttando il tempo e l’effetto della capitalizzazione composta. Anche piccoli versamenti, effettuati con costanza, possono generare risultati significativi nel lungo periodo e assicurare le risorse necessarie per mantenere un livello di vita adeguato anche una volta cessata l’attività lavorativa, che le pensioni pubbliche, il cosiddetto “primo pilastro”, non sono più in grado di garantire da sole. Molti, invece, si accorgono della previdenza solo da adulti, quando per accumulare un capitale adeguato servono versamenti elevati e il tempo non basta più.
L’adesione a forme pensionistiche complementari, inoltre, beneficia di un regime fiscale particolarmente favorevole: i contributi versati sono deducibili dal reddito imponibile entro i limiti previsti dalla normativa, i rendimenti sono tassati in modo agevolato e le prestazioni finali godono di un’aliquota sostitutiva più contenuta rispetto all’Irpef ordinaria.
L’ultima Legge di bilancio ha poi introdotto altre misure volte a rafforzare la diffusione del “secondo pilastro”: è aumentato il limite annuo fiscalmente deducibile dei contributi versati e, dal 1° luglio 2026, sarà attiva l’adesione automatica a una forma di previdenza complementare collettiva per i neo assunti, decorsi 60 giorni dall’assunzione e in assenza di una decisione diversa da parte del lavoratore, con l’obiettivo di superare quell’inerzia decisionale che spesso fa perdere ai giovani anni preziosi di contribuzione e capitalizzazione.
La responsabilità individuale nelle costruzione del proprio futuro previdenziale è destinata a crescere. Il tema pensionistico diventa quindi elemento portante della pianificazione patrimoniale del cliente-risparmiatore. E la consulenza sulla materia evolve verso un approccio sempre più olistico e multidimensionale.
Efpa Italia, affiliata della European Financial Planning Association (EFPA), riferimento europeo nella definizione degli standard professionali per i consulenti finanziari, ha introdotto a fine 2024, la certificazione EPS – Efpa Pension Specialist, dedicata proprio all’attestazione delle competenze previdenziali complesse. Il syllabus, aggiornato periodicamente in base all’evoluzione normativa, garantisce una preparazione sempre allineata al quadro legislativo e operativo di riferimento.
Attraverso le proprie certificazioni specialistiche, tra cui l’EPS, Efpa Italia conferma il proprio impegno a rispondere in modo proattivo alle esigenze dei risparmiatori e quindi dei professionisti della consulenza, rafforzando il ruolo del consulente quale punto di riferimento del mercato e dei cittadini nella costruzione del proprio futuro e della propria sicurezza economica.









