L’intervista a Ruggero Bertelli è stata pubblicata sullo Speciale Borsa&Finanza presentato al Salone del Risparmio 2026. Bertelli è professore di Economia degli intermediari finanziari all’Università di Siena. Studioso e appassionato di Finanza comportamentale.
Gli italiani sono tra i maggiori risparmiatori d’Europa, ma faticano trasformare questa virtù in reale vantaggio finanziario. Ruggero Bertelli, professore ordinario di Economia degli intermediari finanziari presso l’Università di Siena, usa una metafora, quella del sorpasso. “Quando la linea di mezzeria è continua e c’è scarsa visibilità, è bene non sorpassare, perché il rischio di fare un incidente è molto elevato e si potrebbe perdere tutto. Il problema degli italiani è che non sorpassano anche quando la strada è libera e la visibilità è ampia”.
In altre parole, sono prudenti anche quando potrebbero osare un po’ di più. Soprattutto quando dalla loro parte c’è l’alleato del lungo periodo. “Accumulare denaro senza farlo crescere significa perdere l’opportunità di trarre beneficio in futuro dal sacrificio compiuto oggi” ha spiegato Bertelli a Borsa&Finanza”. Il problema principale – prosegue – è la differenza tra risparmio e investimento. Noi italiani risparmiamo per il nostro futuro ma non investiamo per il nostro futuro. Non consumare è un sacrificio a quel sacrificio deve avere un senso”, aggiunge, indicando nella crescita del capitale la finalità concreta dello sforzo di oggi.
L’orizzonte temporale gioca un ruolo centrale: “Abbiamo un orizzonte molto lungo e dobbiamo sfruttarlo”. Eppure, strumenti come piani di accumulo e fondi pensione restano poco diffusi. Il piano di accumulo, secondo Bertelli, “dovrebbe essere normale quanto avere un conto corrente”. La realtà mostra invece un divario: mentre quasi tutti anno un conto corrente, pochi hanno strumenti di investimento sistematico.
Cultura finanziaria e visione di breve termine
Il nodo, secondo il professore, non è tecnico ma culturale. “Non obbiamo insegnare alle persone che cos’è un’azione o un fondo comune” – chiarisce – “perché ciò che conta è comprendere perché investire. La cultura finanziaria dovrebbe collegare le scelte economiche agli obiettivi di vita”. Tuttavia, in special modo nei momenti di incertezza “diventa facile proporre soluzioni semplici e rassicuranti, con rendimenti apparentemente certi, che rafforzano comportamenti di breve eriodo”. Liquidità, immobiliare, titoli di Stato. Questo approccio imita la creazione di una pianificazione coerente e spinge a scelte difensive, anziché valorizzare opportunità di crescita sul lungo periodo.
Cambiare prospettiva
La stessa logica si applica alla previdenza complementare, dove spesso è presente anche un errore di comunicazione: “Si fa leva sulla paura di pensioni insufficienti”. Un errore, secondo Bertelli: “La pensione è una rendita vitalizia e il fondo pensione dovrebbe servire esattamente a questo. L’obiettivo è garantire stabilità economica nella vecchiaia, non creare allarme”. Il rapporto con il denaro, conclude Bertelli, dovrebbe seguire le stesse regole delle scelte di vita: “Nessun genitore direbbe al proprio figlio di scegliere l’università solo in base allo stipendio futuro. Non sta in questo il valore dell’istruzione”. Allo stesso modo, gli investimenti devono perseguire un percorso coerente con gli obiettivi personali. “Il rischio reale non è risparmiare poco, ma non far lavorare il capitale accumulato”. Senza un cambio culturale, gli italiani continueranno a restare fermi anche quando la strada è libera, perdendo opportunità di crescita e sicurezza finanziaria. Un problema culturale ma anche di comunicazione: gli italiani rinunciano al consumo per risparmiare, ma risparmiano per non investire.









