Petrolio: cos'è e come funziona il processo di raffinazione - Borsa e Finanza

Petrolio: cos’è e come funziona il processo di raffinazione

Piattaforma per l'estrazione del petrolio

Il petrolio in liquido nero che viene utilizzato per il carburante alla pompa di benzina o per produrre energia elettrica nelle case e nelle industrie non nasce in quel modo, ma scaturisce da un processo di lavorazione molto complesso in cui subisce una trasformazione. Tale processo viene denominato raffinazione del greggio.

In natura il petrolio allo stato originario viene estratto dagli strati superiori della crosta terrestre, dove si trova in forma grezza come frutto di decomposizione di piante e animali. Per questo è detto anche greggio ed esiste solo in natura, quindi non può essere prodotto in laboratorio.

La sua composizione chimica di base è formata da idrogeno e carbonio, a cui si aggiungono altre sostanze impure che verranno eliminate durante le fasi di raffinazione. Una volta estratto dai giacimenti il colore che assume spesso è il nero, ma vi possono essere anche altre tonalità come il marrone, il verde e addirittura l’arancio.

 

Le 3 fasi del processo di raffinazione

Dopo che avviene l’estrazione del petrolio, il materiale grezzo viene immesso nei barili e spedito ai laboratori che si occupano della raffinazione, trasformandolo in modo che possa essere utilizzato. Le fasi del processo devono essere eseguite in ordine, senza possibilità di saltarne alcuna.

La prima consiste nella purificazione della materia prima, dove vengono eliminate tutte quelle sostanze impure che sono contenute. La procedura che viene applicata in questa fase consiste nel dissalaggio, dove il petrolio è preriscaldato a una temperatura di 150 gradi centigradi, viene immessa una certa quantità di acqua demineralizzata insieme ad alcuni additivi e poi si dà vita alla miscelazione attraverso una valvola di laminazione.

In seguito il mix greggio-acqua si invia in un grande serbatoio tra 2 piastre elettriche che favorisce la coalescenza delle goccioline d’acqua, ottenendo la separazione dal greggio. Poi viene estratta l’acqua dal fondo che trasporta tutte le impurità contenute nel materiale.

La seconda fase consiste nella distillazione frazionata. In sostanza, vi una torre di frazionamento o colonna di distillazione, che consiste in un’apparecchiatura cilindrica in acciaio alta circa 50 metri e larga 6,5 metri, all’interno della quale si trovano dei piatti orizzontali che la dividono in vari stadi, con lo scopo di fare entrare in contatto la componente liquida e quella gassosa. All’interno della torre vi sono diverse temperature: molto elevata alla base e più bassa a mano a mano che si sale.

Con il vapore che parte dal fondo e sale nella colonna, si crea il contatto con il liquido che scola dai piatti superiori. Dai piatti di distillazione si effettuano i tagli petroliferi, ossia miscele di idrocarburi, costituiti da incondensabili, GPL, benzina, cherosene, gasolio leggero, gasolio pesante e residuo atmosferico. I tagli sono inviati alle lavorazioni successive.

L’ultima fase consiste nella raffinazione vera e propria. In questo frangente si ottiene un equilibrio degli elementi chimici presenti nel petrolio attraverso la purificazione dalle tracce di zolfo e di altre impurità, in modo da garantire una miscela perfetta e pronta per l’uso. In sostanza, si effettua un’opera di perfezionamento e rifinitura del prodotto.

 

L’impatto ambientale dalla raffinazione del petrolio

Il tema dell’impatto ambientale delle raffinerie di petrolio è di grande attualità oggi, via via che i Paesi di tutto il mondo si stanno avviando verso una fase di sganciamento dai combustibili fossili, per abbracciare forme di energia più pulita. Durante la raffinazione, infatti, gli scarti liquidi e gassosi vanno a finire nell’ambiente contribuendo all’emissione di sostanze nocive. Oggi le tecnologie di raffinazione consentono di ridurre molto gli scarichi, ma nessun processo fisico o chimico riesce a lasciare inalterato l’ambiente circostante.

Dismettere una raffineria poi è particolarmente rischioso perché i terreni circostanti verrebbero contaminati dai rifiuti tossici. Al riguardo si utilizza la tecnica dell’esorbimento termico, dove vengono bruciati i residui petroliferi. Tuttavia, ciò determina che la popolazione circostante rimane sottoposta all’inalazione di fumi tossici.

Il problema verrà definitivamente risolto nel momento in cui il petrolio non sarà più un elemento fondamentale per l’utilizzo energetico, ovverosia quando altre forme di energia che non utilizzano la combustione saranno pronte per soddisfare il fabbisogno mondiale. Le varie Nazioni a livello generale hanno per grandi linee individuato nella metà del secolo il tempo affinché ci sarà il grande passaggio definitivo, ovvero dove l’emissione di anidride carbonica verrebbe completamente annullata. Le grandi aziende al riguardo stanno investendo molto per la transizione energetica, sebbene il processo per la verità ancora sia lento e contrastato da eventi imprevisti come la guerra Russia-Ucraina.

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