Petrolio: ecco perché le quotazioni stanno scendendo - Borsa e Finanza

Petrolio: ecco perché le quotazioni stanno scendendo

Petrolio: ecco perché le quotazioni stanno scendendo

Le quotazioni del petrolio hanno perso posizione nel mercato delle materie prime negli ultimi 2 giorni. Il Brent è sceso da un massimo di 113,18 dollari al barile a circa 105 dollari, mentre il WTI da un picco di 110,42 dollari è passato a 102,3 dollari. La cosa più interessante è che il grosso del calo dei prezzi del greggio è arrivato in concomitanza con il sell-off sui mercati azionari. Questo dimostra che gli investitori sono preoccupati per le prospettive di crescita globale che potranno ridurre la domanda di petrolio.

I lockdown che si stanno manifestando in Cina per effetto del Covid-19 sono un segnale allarmante, in quanto creano tutte le condizioni per un rallentamento della seconda economia mondiale. Un dato eloquente degli effetti dei blocchi voluti dal Governo cinese riguarda la crescita delle esportazioni al livello più debole degli ultimi 2 anni. Quanto sta succedendo in Cina è solo uno dei fattori che potranno incidere su un’eventuale recessione globale.

A questo si aggiunge ovviamente la prospettiva di ulteriori aumenti dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve. La Banca Centrale americana ha già aumentato di 25 punti base il costo del denaro nella riunione di marzo e di 50 basis point in quella di maggio. Il mercato si attende un altro corposo incremento a giugno, forse dello 0,75%, sebbene il Governatore Jerome Powell abbia escluso una stretta di questa portata. Ad ogni modo i rialzi saranno tanti e consistenti fino alla fine dell’anno per tentare di arginare un’inflazione che negli USA è arrivata all’8,5%, come non si vedeva da 40 anni. Il pericolo è che questo gioco finisca per impattare sull’economia a stelle e strisce mandandola in recessione.

Il dollaro forte è un altro problema per il petrolio, perché quest’ultimo viene quotato in dollari mantenendo un rapporto di proporzionalità inversa: quando si rafforza il biglietto verde tende a calare il valore dell’oro nero. Da un altro lato una moneta USA troppo robusta frena il commercio internazionale, dove le aziende devono pagare di più per i contratti espressi in dollari. Negli ultimi 12 mesi il Dollar Index, che esprime l’andamento del dollaro USA rispetto a un paniere di valute, è cresciuto del 15%, raggiungendo il livello più alto dal 2020.

Infine, il calo dei prezzi del petrolio è stato determinato probabilmente dalla discordia in seno all’Unione Europea su un eventuale embargo da applicare alla Russia. Bruxelles sta cercando di convincere Paesi come Ungheria e Slovacchia ad accettare provvedimenti più severi, ma ancora non si è arrivati a un compromesso in quanto tali Nazioni subirebbero un danno enorme in termini di fabbisogno energetico, vista l’altissima dipendenza da Mosca.

 

Petrolio: la capacità produttiva è in diminuzione

A tenere i prezzi del petrolio alti però potrebbe essere l’OPEC. Non tanto perché l’organizzazione si rifiuta di aumentare la produzione, ma quanto perché la capacità inutilizzata di greggio si sta esaurendo. Lo hanno riferito i Ministri del Petrolio di Arabia Saudita ed Emirati Arabi.

Il principe saudita Abdulaziz bin Salman ha affermato che, senza investimenti nella produzione e raffinazione dell’energia, i prezzi dei combustibili diventeranno più alti. Mentre il Ministro degli Emirati, Suhail al Mazrouei, ha asserito che se non ci saranno ulteriori investimenti, l’OPEC non sarà in grado di rifornire in maniera sufficiente gli altri Paesi, una volta che la domanda si sarà ripresa completamente dallo shock pandemico.

C’è da dire che oggi Arabia Saudita ed Emirati Arabi sono tra i pochi produttori ancora a investire nel petrolio, spendendo miliardi per aumentare la loro capacità produttiva di 2 milioni di barili al giorno entro il 2030. La gran parte degli altri Paesi invece sta cercando finanziamenti per favorire il passaggio dai combustibili fossili alle energie rinnovabili.

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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