Quanto valgono gli stipendi dei lavoratori dipendenti italiani: la fotografia Inps

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Nonostante il buon andamento dell’occupazione, i lavoratori dipendenti italiani di numerosi settori – su tutti ristorazione, commercio e costruzioni – hanno portato a casa magri stipendi. A fotografare la situazione è l’Osservatorio statistico dell’Inps su lavoratrici e lavoratori dipendenti del settore privato non agricolo (esclusi i domestici), che ha analizzato le retribuzioni relative all’anno passato e il divario salariale tra i comparti.

Il rapporto aggiorna i vari dati emersi nel corso degli ultimi mesi sugli stipendi medi in Italia, rivedendo il quadro di chi guadagna di più e dei settori che pagano peggio. L’Osservatorio è composto da due sezioni: lavoratori dipendenti nel mese, non agricoli assicurati presso l’Inps, esclusi i dipendenti pubblici; lavoratori dipendenti, retribuzioni e periodi retribuiti nell’anno, sempre non agricoli assicurati presso l’istituto di previdenza sociale.

 

In questo articolo:

 

  • Gli stipendi dei lavoratori dipendenti italiani 
  • L’arco delle Ral: dagli operai ai dirigenti
  • I settori che pagano meglio e quelli che pagano peggio
  • I numeri dell’agricoltura e la distribuzione geografica

 

Gli stipendi dei lavoratori dipendenti italiani 

L’Osservatorio conferma innanzitutto la crescita dell’occupazione, accompagnata da un incremento dei rapporti intermittenti (+4,9%) e da una contrazione della somministrazione (-2,5%) rispetto al 2023. Nel corso del 2024, le lavoratrici e i lavoratori dipendenti del settore privato, esclusi operai agricoli e domestici, sono stati 17,7 milioni, in aumento del +2% sul 2023. Lo stipendio medio annuo di tutte queste categorie è stato di 24.486 euro, in crescita del +3,4% rispetto al 2023. È invece pari a 247 il numero medio di giornate retribuite.

Sui 17,7 milioni di lavoratrici e lavoratori dipendenti, la maggior parte sono operarie e operai: 9,85 milioni che rappresentano il 56% del totale, più della metà della quota complessiva. A seguire si trovano le impiegate e gli impiegati (37%), le apprendiste e gli apprendisti e più staccati i quadri e i dirigenti (7%). È ancora forte il gender pay gap, il divario retributivo di genere: gli uomini lavoratori, pari al 57% del totale, hanno ottenuto una retribuzione media annua di 27.967 euro a fronte dei 19.833 euro delle donne lavoratrici, penalizzate da part time, precariato e qualifica. L’Osservatorio registra che questo importo aumenta al crescere dell’età, almeno fino alla classe 55-59 anni.

 

L’arco delle Ral: dagli operai ai dirigenti

Nel 2024 le operarie e gli operai italiani hanno percepito uno stipendio medio annuo di 18.227 euro, nonostante rappresentino il 56% di lavoratrici e lavoratori dipendenti. Le impiegate e gli impiegati hanno guadagnato 27.797 euro. È andata decisamente meglio ai quadri (subordinati di alto livello, tra gli impiegati e i dirigenti) con retribuzioni annue che si sono alzate fino a 72.279 euro. Discorso a parte per i dirigenti, per i quali la media è di 163.643 euro. Soltanto 380.442 persone su 17,7 milioni hanno ottenuto un reddito oltre gli 80.000 euro.

Oltre che di genere e mansione, dall’Osservatorio arrivano dati significativi sulla disparità salariale per posizione e settore. Le persone extracomunitarie, pari a 2,19 milioni di lavoratrici e lavoratori dipendenti (12,4%) del complesso, si concentrano nelle classi di reddito più basse: il 16,4% ha guadagnato tra 10.000 e 15.000 euro, il 18,7% tra 5.000 e 10.000 euro e il 15,8% sotto i 5.000 euro. In aggiunta, il 34% di chi ha avuto almeno una giornata di lavoro retribuita ha ottenuto retribuzioni inferiori a 15.000 euro nell’anno. È il cosiddetto lavoro povero: il 27,1% di chi lavora a tempo pieno è sotto i 20.000 euro, percentuale che aumenta al 46,1% per chi ha un contratto part time.

 

I settori che pagano meglio e quelli che pagano peggio

L’analisi sottolinea il forte divario esistente anche tra i diversi settori. I dipendenti meglio pagati sono quelli ad alta specializzazione. In primis banche e assicurazioni (482.857 lavoratori e lavoratrici), con una retribuzione media annua di 56.429 euro lordi per 297 giornate retribuite. Al secondo posto c’è chi lavora nell’estrazione dei minerali da cave e miniere (38.215) con 51.530 euro su 289 giornate. Sul gradino più basso del podio arrivano lavoratrici e lavoratori delle utilities energia e gas (88.130) con 50.015 euro su 296 giornate.

Al quarto posto si posiziona il settore dei servizi di informazione e comunicazione (636.842 lavoratrici e lavoratori) con 35.227 euro di retribuzione media annua e 260 giornate retribuite. Sono quinti i lavoratori e le lavoratrici delle attività manifatturiere (4 milioni con 32.487 euro di Ral e 277 giornate retribuite) e sesti quelli di fornitura di acqua e gestione rifiuti (205.691) con 30.525 euro e 283 giornate. Nella fascia media ci sono lavoratrici e lavoratori delle attività professionali, scientifiche e tecniche al settimo posto (629.006, 28.855 euro per 264 giornate retribuite), trasporto e magazzinaggio all’ottavo (1,25 milioni, 27.199 euro per 261 giornate) e attività immobiliari in nona posizione (63.885, 25.738 euro per 261 giornate).

Sotto la media dei 24.486 euro ci sono lavoratrici e lavoratori di nove settori. Chi opera nel commercio all’ingrosso e al dettaglio e nella riparazione di auto e moto è al decimo posto (2,6 milioni, 23.577 euro di retribuzione media annua per 261 giornate retribuite), gli edili delle costruzioni sono undicesimi (1,3 milioni, 22.106 euro per 233 giornate) e il personale di sanità e assistenza sociale dodicesimi (944.300) con 18.720 euro per 257 giornate. Le 506.493 persone che lavorano nelle altre attività di servizi sono al tredicesimo posto con 17.527 euro per 240 giornate, mentre 1,9 milioni di lavoratori e lavoratrici nel noleggio, agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese (inclusi somministrati) sono arrivati a 16.485 euro su 220 giornate.

Dal lato opposto del vertice, chi guadagna fino a cinque volte meno sono gli addetti del settore Horeca (alberghiero, ristorazione, bar e caffetteria) con 11.233 euro su un numero decisamente più basso di giornate retribuite: a penalizzarli sono proprio i contratti di breve durata. Va leggermente meglio alle lavoratrici e ai lavoratori delle attività artistiche e sportive con 15.628 euro, mentre le e gli insegnanti delle scuole private e supplenze sono arrivati a 16.451 euro. Numeri che riflettono un dato importante: tra i 9,5 milioni di lavoratrici e lavoratori dipendenti che hanno avuto retribuito tutto l’anno, 1,47 milioni hanno percepito uno stipendio tra i 15.000 e i 20.000 euro, poco più di un milione non ha superato la soglia dei 15.000 euro.

 

I numeri dell’agricoltura e la distribuzione geografica

Nel 2024 si sono contati 1,02 milioni di operaie e operai agricoli: +2,4% sul 2023. Processo inverso per gli autonomi agricoli, scesi a 414.746: si fa sentire il mancato ricambio generazione, con un -1,9% rispetto all’anno precedente. Quanto alle retribuzioni, si conferma la doppia dinamica italiana: dove cresce l’occupazione, in particolare per lavori stagionali o frammentati, gli stipendi si assottigliano; quando le figure professionali sono qualificate e stabili, le retribuzioni crescono.

Nella geografia salariale complessiva, infine, gli stipendi medi annui hanno toccato quota 28.852 euro nel Nord-ovest e 25.723 euro nel Nord-est. Decisamente più staccati il Centro e il Sud: nel Mezzogiorno si regista pure la minore concentrazione di lavoratrici e lavoratori dipendenti con il 17,2% del totale. In agricoltura, il maggior numero di dipendenti si raggiunge in Veneto con il 10,6% e nel Lazio con il 7,6%.

Immagine di Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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