Quali sono le migliori università italiane nella classifica Censis 2026-27

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La classifica del Censis che aiuta a scegliere le università italiane migliori ha reso nota la graduatoria per il 2026-2027. Il ranking dell’istituto di ricerca socio-economica, arrivato alla sua ventiseiesima edizione, è diventato negli anni uno strumento importante per supportare studenti e famiglie nella scelta del percorso da intraprendere dopo le scuole superiori, in vista dell’ingresso nel mondo del lavoro.

La classificazione del Censis valuta gli atenei nazionali sulla base di cinque criteri: le strutture disponibili, i servizi erogati, il livello di internazionalizzazione, la capacità di comunicazione 2.0 e l’occupabilità. La lista è ricca e articolata e divide le università in statali e non statali, in categorie omogenee per dimensioni e in sottoclassifiche didattiche per le lauree triennali, le magistrali a ciclo unico e le magistrali biennali.

In questo articolo:

 

  • Le migliori università italiane nella classifica Censis 2026-27
  • I mega atenei statali: oltre 40.000 iscritti
  • I grandi atenei statali: da 20.000 a 40.000 iscritti
  • I medi atenei statali: da 10.000 a 20.000 iscritti
  • I piccoli atenei statali: fino a 10.000 iscritti
  • I Politecnici
  • Le università private

 

Le migliori università italiane nella classifica Censis 2026-27

In totale, il Censis ha stilato 70 classifiche a partire da una batteria di oltre 960 variabili considerate. Prima di vedere nel dettaglio quali sono le migliori università italiane nelle graduatorie più sensibili, è importante analizzare i dati osservati e messi a disposizione dall’istituto, innanzitutto le iscrizioni. Negli ultimi dieci anni, dal 2015 al 2026, le immatricolazioni negli atenei tradizionali sono cresciute del +19,8%.

A livello territoriale, sono le università del Centro a registrare il maggiore incremento di immatricolati (+2,3%) rispetto a quelle di Nord-Ovest (+0,8%), Nord-Est (+0,4%), Sud e isole (+0,2%). Quanto a studenti e studentesse che scelgono il percorso universitario, prevalgono i liceali (57,9% del totale, in calo però rispetto al 68,4% di dieci anni fa), ma aumentano professionali (7,3%) e internazionali (6,7%). Rimangono stabili i diplomati dell’istruzione tecnica (22,3%). Venendo alle università nelle quali confluiscono, ecco le sei principali top 10.

I mega atenei statali: oltre 40.000 iscritti

Come nel 2025-2026, guidano la classifica dei mega atenei pubblici l’Università di Padova al primo posto con 91,2 punti e l’Università di Bologna al secondo con il punteggio di 87,8. Sul gradino più basso del podio c’è la Sapienza di Roma, che con 86 punti scalza l’Università di Pisa retrocessa in quarta posizione. Quinta con 85,3 punti è la Statale di Milano.

Anche quest’anno l’Università di Padova registra risultati sopra la media in tutte le categorie e fa segnare un miglioramento spiccato su comunicazione, digitalizzazione e tasso di occupazione. “Un risultato importante soprattutto perché va a definire quello che è un lavoro corale di un’intera comunità”, ha commentato la rettrice Daniela Mapelli. La top 10 delle mega università statali è composta così:

 

  1. Università di Padova: 91,2 punti;
  2. Alma Mater Studiorum – Università di Bologna: 87,8;
  3. Sapienza Università di Roma: 86,0;
  4. Università di Pisa: 85,5;
  5. Università di Milano Statale: 85,3;
  6. Università di Firenze: 84,7;
  7. Università di Palermo: 84,3;
  8. Università di Torino: 83,8;
  9. Università di Bari: 79,7;
  10. Università di Napoli Federico II: 74,2.

 

I grandi atenei statali: da 20.000 a 40.000 iscritti

Tutto confermato al vertice anche nella classifica dei grandi atenei pubblici. L’Università della Calabria è per il terzo anno consecutivo al primo posto con un punteggio totale di 91,7. L’ateneo di Rende supera l’Università di Pavia, stabile in seconda posizione con 90,2 punti. Exploit al terzo posto per l’Università di Cagliari, che con il punteggio totale di 88,5 scala due posizioni rispetto alla precedente edizione.

L’università calabrese raggiunge punteggi di rilievo soprattutto per i servizi e le borse di studio. “Il primato per il terzo anno consecutivo dimostra la solidità del nostro modello di campus e le eccezionali opportunità che offriamo ogni giorno alle nostre studentesse e ai nostri studenti”, ha dichiarato il rettore Gianluigi Greco. Fuori dalla top 10 finiscono le università di Modena e Reggio Emilia, Verona, Messina (che però guadagna tre posizioni), Ferrara, Campania Vanvitelli, Roma Tre e Catania.

 

  1. Università della Calabria: 91,7 punti;
  2. Università di Pavia: 90,2;
  3. Università di Cagliari: 88,5;
  4. Università di Parma: 88,3;
  5. Università di Perugia: 86,7;
  6. Università di Salerno: 84,5;
  7. Università di Milano Bicocca: 84,5;
  8. Università di Roma Tor Vergata: 84,3;
  9. Università Gabriele d’Annunzio Chieti Pescara: 84,2;
  10. Università di Genova: 83,2.

 

I medi atenei statali: da 10.000 a 20.000 iscritti

Il ranking delle migliori università pubbliche di medie dimensioni è guidato dall’Università di Sassari, prima con 93,2 punti e tre posizioni scalate rispetto all’ultima edizione del rapporto Censis. Al secondo posto con il punteggio di 92,8 si conferma l’Università Politecnica delle Marche. Terze pari merito con 92,7 punti sono l’Università di Trento e l’Università di Udine, che però perdono rispettivamente due e una posizioni in graduatoria.

Il primato dell’ateneo sardo si deve alla crescita diffusa in tutti gli indicatori strategici, specie la comunicazione, i servizi digitali e le borse di studio. “Essere oggi il primo medio ateneo statale d’Italia significa aver costruito un modello fondato sulla qualità, sull’attenzione agli studenti e sulla capacità di innovare”, ha detto il rettore Gavino Mariotti. Finiscono fuori dalla prime dieci le università di Bergamo, Foggia, Insubria, Aquila, Urbino, Napoli Parthenope e Magna Graecia di Catanzaro.

 

  1. Università di Sassari: 93,2 punti;
  2. Università Politecnica delle Marche: 92,8;
  3. Università di Trento: 92,7;
  4. Università di Udine: 92,7;
  5. Università di Trieste: 91,7;
  6. Università di Siena: 90,0;
  7. Università Ca’ Foscari Venezia: 89,3;
  8. Università del Salento: 86,8;
  9. Università di Brescia: 86,2;
  10. Università del Piemonte Orientale: 85,3.

 

I piccoli atenei statali: fino a 10.000 iscritti

Nell’elenco ristretto delle piccole università pubbliche, domina ancora l’Università di Camerino con il punteggio di 95,3. È stabile anche l’Università di Cassino, al secondo posto con 87,3 punti, mentre è una rivelazione la scalata dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria. L’ateneo calabrese sale di tre posizioni rispetto alla classifica dello scorso anno e guadagna il gradino più basso del podio con 86 punti.

Camerino conquista la vetta per il ventitreesimo anno consecutivo grazie ai punteggi elevati nella comunicazione e i servizi digitali, i servizi e l’internazionalizzazione. “I dati confermano che Unicam è una scelta consapevole per chi cerca qualità, attenzione e opportunità concrete”, ha sottolineato il rettore Graziano Leoni. Nella top 10, sorprende l’ultimo posto dell’Orientale di Napoli, rientrata quest’anno dalla classifica dei medi atenei.

 

  1. Università di Camerino: 95,3 punti;
  2. Università di Cassino: 87,3;
  3. Università Mediterranea di Reggio Calabria: 86;
  4. Università di Macerata: 85,8;
  5. Università del Sannio di Benevento: 84,3;
  6. Università della Tuscia: 84;
  7. Università di Teramo: 81;
  8. Università della Basilicata: 79;
  9. Università del Molise: 75,8;
  10. Università di Napoli L’Orientale: 73.

 

I Politecnici

Prima università tra le italiane e sessantasettesima a livello internazionale nella classifica Qs 2027, il Politecnico di Milano si conferma anche nella graduatoria Censis come il miglior Politecnico d’Italia. Il Polimi strappa un punteggio super di 100,8 e si mette alle spalle con ampio distacco il Politecnico di Torino, secondo con 94,8 punti. Terzo in graduatoria è il Politecnico di Bari con 85,7 punti. Quarto e ultimo in questo ranking ridotto è lo Iuav di Venezia con il punteggio di 83,7.

La classifica 2026-2027 del Censis che ha sancito il primato del Polimi tra i Politecnici, è stata pubblicata pochi giorno dopo l’ennesimo traguardo importante raggiunto dall’ateneo scientifico-tecnologico milanese. L’indagine occupazionale 2026 ha rivelato che il 99% di laureate e laureati magistrali italiani del Polimi è occupato a un anno dal titolo e il 95% trova lavoro entro sei mesi. Non solo: quasi un terzo, il 32%, risulta già occupato alla data della laurea.

Le università private

Nell’indice delle università private, il Censis divide gli atenei in grandi (oltre 10.000 iscritti), medi (da 5.000 a 10.000 iscritti) e piccoli (fino a 5.000 iscritti). La Luiss di Roma si conferma in vetta alla graduatoria dei grandi atenei non statali con il punteggio di 95,8, davanti alla Bocconi di Milano con 92,6 e alla Cattolica con 79. Tra i medi domina la Lumsa di Roma con 89,2 punti, seguita da Iulm di Milano (83,8), Enna Kore (80), San Raffaele di Milano (75,4) e Suor Orsola Benincasa di Napoli (74,6).

Nella classifica delle piccole università private, è la Libera Università di Bolzano a ottenere il primo posto con il punteggio di 95,8. La seconda posizione è occupata dall’Università Campus Biomedico di Roma con 92,4 punti e la terza dalla Liuc – Università Cattaneo di Castellanza con 90,6 punti. Fuori dal podio si piazzano l’Unint di Roma (90 punti), l’Uer – Università Europea di Roma (87,6), la Lum – Libera Università Mediterranea Degennaro (78,2), l’Università della Valle d’Aosta (76) e la Link Campus University di Roma (74,4).

Il Censis completa la sua analisi pubblicando anche le graduatorie della didattica delle lauree triennali, magistrali a ciclo unico e magistrali biennali, raggruppate rispettivamente in 15, 7 e 15 gruppi disciplinari. Le classifiche complete sono disponibili sul sito ufficiale dell’istituto.

Immagine di Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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