Sanità: numeri preoccupanti, dove sta andando il Paese?

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La crisi della sanità italiana è un problema sempre più sentito dai cittadini, di fronte a una tendenza all’invecchiamento della popolazione inesorabile e preoccupante. Le persone avranno bisogno di maggiori cure in futuro, ma il sistema sanitario pubblico sembra già al collasso.

Lunghe liste d’attesa per prenotare una risonanza, una radiografica o una visita di controllo. Ormai nessuno sconto nemmeno per le questioni più urgenti. Per non parlare dei pronti soccorso sotto pressione costante e sguarniti di personale, con la conseguenza che le persone sono costrette a rimanere in sala d’attesa (o addirittura nei corridoi) a volte per molte ore prima di poter essere assistite.

Tutto ciò genera un malcontento generale e un disappunto estremo in considerazione di una pressione fiscale tra le più alte in Europa. Il riflesso di questa situazione è l’indirizzo delle persone verso la sanità privata. Ma chi se lo può permettere? In questo articolo:

 

  • Sanità: una tendenza desolante
  • Verso l’assistenza privata o la rinuncia alle cure

 

Sanità: una tendenza desolante

I governi che si sono succeduti negli ultimi decenni sono parimenti responsabili per non aver attuato politiche sanitarie in linea con le esigenze della popolazione italiana. Anzi, hanno cercato progressivamente di smantellare il Servizio sanitario nazionale a vantaggio di interessi privati. L’8° rapporto Gimbe, la fondazione guidata da Nino Cartabellotta, presenta numeri impietosi al riguardo.

Nel triennio 2023-2025 c’è stata una crescita di 11,1 miliardi di euro di risorse assegnate al Fondo sanitario nazionale (Fsn), ma occorre fare alcune considerazioni importanti. Intanto, una buona parte della cifra è stata erosa dall’inflazione – che solo nel 2023 è arrivata al 5,7% – e dall’incremento dei costi energetici. In secondo luogo, se si rapporta la cifra al Pil, si è registrata una riduzione: 6,3% nel 2022, 6% nel 2023 e 6,1% nel 2024-2025. In termini assoluti, il calo è così quantificabile: 4,7 miliardi di euro nel 2023, 3,4 miliardi nel 2024 e 5 miliardi nel 2025. “Se è certo che nel triennio 2023-2025 il Fsn è aumentato di 11,1 miliardi di euro, è altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di Pil la sanità ha lasciato per strada 13,1 miliardi di euro“, ha spiegato il presidente Cartabellotta.

In previsione, la situazione non lascia per nulla tranquilli. Il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) del 2 ottobre 2025 stima un rapporto spesa sanitaria/Pil stabile al 6,4% per gli anni 2025, 2027 e 2028, con un leggero aumento al 6,5% nel 2026. Se si guarda però alla Legge di Bilancio 2025, la musica cambia. La quota di Pil destinata al Fsn scenderà dal 6,1% del 2025-2026 al 5,9% nel 2027 e al 5,8% nel 2028. Questa discrepanza tra previsione di spesa e finanziamento pubblico rischia di scaricarsi sui bilanci delle Regioni: 7,5 miliardi di euro per il 2025, 9,2 miliardi nel 2026, 10,3 miliardi nel 2027, 13,4 miliardi nel 2028. In sostanza, il divario “costringerà le Regioni a scelte dolorose per i propri residenti: ridurre i servizi o aumentare la pressione fiscale”, avverte Cartabellotta.

 

Verso l’assistenza privata o la rinuncia alle cure

I numeri sviscerati dalla Fondazione Gimbe fotografano una situazione inquietante, con una deriva molto pericolosa: molte persone sono costrette a fare sacrifici rivolgendosi a strutture private o, se le condizioni finanziarie non lo consentono, a rinunciare a curarsi. Anche qui le statistiche parlano chiaro. Dal 2016 la spesa delle famiglie per la sanità privata è esplosa, segnando un incremento del 137%. Secondo l’Istat, la spesa sanitaria per il 2024 è ammontata a 185,12 miliardi di euro, di cui 137,46 miliari relativi alla spesa pubblica e 47,66 miliardi con riferimento alla spesa privata (41,3 miliardi pagati dalle famiglie e 6,36 miliardi da fondi sanitari e assicurazioni). Quest’ultima quindi rappresenta il 22,3% della spesa complessiva.

Il vero grande problema però è che molte persone non si curano più. Gimbe rileva che 5,8 milioni di italiani non riescono ad accedere ai servizi privati e sono costretti a rinunciare alla salute. Si tratta praticamente di 1 italiano su 10. “Siamo testimoni di un lento ma inesorabile smantellamento del Ssn, che spiana inevitabilmente la strada a interessi privati di ogni forma”, commenta Cartabellotta. “Continuare a distogliere lo sguardo significa condannare milioni di persone a rinunciare al diritto alla salute. Aumentano le disuguaglianze, le famiglie sono schiacciate da spese insostenibili e il personale sanitario è sempre più demotivato”. In altre parole, il presidente sottolinea come la spesa delle famiglie venga “arginata da fenomeni che riducono l’equità dell’accesso e peggiorano le condizioni di salute: limitazione delle spese per la salute, indisponibilità economica temporanea e, soprattutto, rinuncia alle prestazioni sanitarie”.

L’aspetto più angosciante è che il quadro è destinato a peggiorare, complice l’aumento della povertà assoluta che nel 2023 ha colpito 2,2 milioni di famiglie. Tutto ciò rischia di “rompere il patto tra cittadini e istituzioni, con milioni di persone costrette a pagare la sanità di tasca propria o, se indigenti, a rinunciare alle prestazioni. E soprattutto senza più la sicurezza di poter contare su una sanità pubblica che garantisca certezze”, ha osservato Cartabellotta.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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