Semiconduttori: offerta in pericolo con tensioni a Taiwan

Semiconduttori: offerta in pericolo con tensioni a Taiwan

Semiconduttori: offerta in pericolo con tensioni a Taiwan

La geopolitica e il suo legame con l’economia continua a tenere banco in questo 2022: le tensioni tra USA e Cina che hanno interessato Taiwan potrebbero infatti impattare il futuro del settore dei semiconduttori. E mentre a Wall Street siamo nel pieno della stagione delle trimestrali USA, ecco che sulle aziende tecnologiche di tutto il mondo queste nuove tensioni potrebbero ripercuotersi sulle prospettive di business. Cosa fare adesso? Vediamo la view tratteggiata nell’Idea d’investimento di Vontobel Certificati di questa settimana (Clicca QUI per iscriverti).

 

 

Dalle ultime rilevazioni trimestrali di diverse società del comparto automotive, sembrava che la situazione di carenza di microchip che andava avanti dal post-Covid fosse in via di risoluzione. Dopo la visita a Taipei della speaker della Camera USA, Nancy Pelosi, le cose potrebbero nuovamente cambiare. Questo incontro ha esacerbato le tensioni con la Cina, che ha condotto esercitazioni militari nello Stretto di Taiwan orientale. Le preoccupazioni sono infatti relative al fatto che un’invasione cinese dell’isola potrebbe creare profonde problematiche al mercato dei chip a livello globale, fornendo a Pechino un enorme controllo dell’offerta. Diversi analisti evidenziano come il Paese potrebbe nazionalizzare il colosso TSMC, che si occupa di produrre semiconduttori per altre aziende tra cui Apple e Nvidia. Il ruolo Taiwan Semiconductor Manufacturing Company è cruciale nel mondo: secondo Counterpoint Research conta per il 54% del mercato globale degli impianti di fabbricazione. Come Paese invece, Taiwan conta per i due terzi del mercato globale.

La competizione sul mercato è estremamente elevata. Il Presidente USA, Joe Biden, dovrebbe firmare una legge bipartisan chiamata “Chips and Science Act” la quale include 52 miliardi di dollari per le compagnie americane che producono semiconduttori, benefici fiscali per l’investimento nel comparto e diverse decine di miliardi di dollari per la ricerca e lo sviluppo scientifico. Questa legge è stata argomento di discussione tra Pelosi e l’AD di TSMC, Mark Liu. La società sta infatti costruendo in Arizona una fabbrica di microchip avanzati. Nel 2° trimestre del 2022, Taiwan Semiconductor Manufacturing Company ha registrato ricavi per 18,16 miliardi di dollari, nella parte di forchetta più alta della sua guidance, ed EPS per 0,31 dollari contro gli 0,28 dollari previsti dagli analisti Bloomberg.

Per il terzo trimestre, la società si attende un fatturato compreso tra i 19,8 e i 20,6 miliardi di dollari (nuovo record del dato). In generale, sembra che il colosso dei semiconduttori si sia schierato dalla parte degli Stati Uniti, anche se molto dipenderà dai prossimi sviluppi sul fronte geopolitico. Le società del settore dei semiconduttori sono da tenere in considerazione, in Italia è presente STMicroelectronics, che nei risultati del 2° trimestre 2022 ha superato il consensus Bloomberg con ricavi a 3,837 miliardi di dollari ed EPS a 0,91 dollari (attese a 3,729 miliardi e 0,79 dollari).

 

Azioni STM: cosa dice l’analisi del grafico

Da un punto di vista grafico, le quotazioni di STM continuano il rally iniziato lo scorso 7 luglio dal supporto di 28,61 euro. L’avanzata dei compratori ha permesso di effettuare la rottura di diverse resistenze di rilievo, come quella transitante a 35 euro, quella relativa al transito della linea di tendenza ottenuta collegando i massimi del 7 gennaio e 29 marzo 2022 e il livello orizzontale a 38,29 euro. Al momento, l’obiettivo dei compratori potrebbe essere identificabile sulla soglia psicologica dei 40 euro. Per il fronte ribassista invece, un’indicazione positiva arriverebbe con la discesa sotto i 34 euro. Se ciò dovesse accadere si potrebbe osservare un’accelerazione delle vendite verso i 32 euro.

 

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