Negli ultimi anni il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) in Italia è stato oggetto di grande polemiche per via dell’inefficienza in alcune strutture e delle liste di attesa infinite a livello generale per le visite specialistiche. Tutto ciò è stato una conseguenza dei numerosi tagli alla sanità eseguiti dai vari governi a partire dalla crisi economica e finanziaria del 2008. Stando ai dati forniti dall’OCSE, lo scorso anno la spesa sanitaria pro-capite in Italia è risultata di 2.609 euro, pari al 9,6% del PIL, rispetto a una media europea di 3.159 miliardi di euro (10,9% del PIL). Mentre i posti letto sono 3,2 ogni 1.000 persone, contro una media in Europa di 5, e gli infermieri di 6,3 ogni 1.000 abitanti, a fronte di una media UE di 8,3.
Questi dati rendono l’idea di come il tema dalla sanità sia in questo momento molto delicato, ancor più che la popolazione va verso un sempre maggiore invecchiamento e il grado di insoddisfazione generale cresce in rapporto alla quantità importante di tasse sostenute. Ma come funziona il Servizio Sanitario Nazionale in Italia? In questo testo vediamo tutte le caratteristiche, il modo in cui viene finanziato e le criticità emerse.
Servizio Sanitario Nazionale in Italia: quando è nato e principi basilari
Il Servizio Sanitario Nazionale è nato con la legge n.833 del 23 dicembre 1978 su proposta del ministro della Sanità Tina Anselmi del quarto governo Andreotti. L’istituzione dell’SSN ha soppresso il sistema mutualistico previgente decorrendo dal 1° luglio 1980. La natura della riforma della sanità si fondava sul concetto che essa fosse un bene essenziale e universalmente fruibile. Per raggiungere lo scopo, il governo centrale deve reperire le risorse attraverso il Fondo Sanitario Nazionale. I principi cardine su cui il nostro sistema sanitario si basa quindi sono fondamentalmente tre:
- universalità, ossia la salute è intesa come un bene collettivo e una risorsa della comunità, e non una questione individuale;
- uguaglianza, nel senso che tutti i cittadini possono accedere all’SSN a prescindere dal genere, dal sesso, dall’età, dal reddito e dal titolo di studio;
- equità, ovvero tutti devono avere parità di accesso al sistema a parità di bisogno di cure.
Servizio Sanitario Nazionale in Italia: come è costituito
L’SSN è frutto oggi dell’ultima riforma del 2001 che ha modificato l’articolo 5 della Costituzione, stabilendo una ripartizione di responsabilità e competenze tra i vari organi istituzionali. In sostanza, il sistema è suddiviso in tre grandi organismi:
- lo Stato centrale, attraverso il Ministero della Salute, il Consiglio Superiore di Sanità, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), la Conferenza Stato-Regioni, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (AGENAS) e gli Istituti zooprofilattici sperimentali;
- le Regioni, con l’Assessorato alle attività sanitaria e la Conferenza regionale permanente;
- gli altri Enti territoriali, quali le Aziende sanitarie locali (ASL), le Aziende ospedaliere (AO) e gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCSS).
Lo Stato centrale si preoccupa di assicurare il diritto alla salute a tutti i cittadini determinando i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) su tutto il territorio nazionale. In buona sostanza, i LEA rappresentano tutte le prestazioni e i servizi che devono essere garantiti a ogni cittadino.
Le Regioni si occupano dell’organizzazione dei servizi sanitari in base alle proprie regole e ai propri modelli. Esse possono legiferare in materie di salute, sempre nel rispetto però dei principi fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato. Quindi, nel proprio territorio ogni Regione può benissimo ampliare la tutela sanitaria ai propri cittadini rispetto a quella prevista dal governo centrale, ma al contrario non può limitarla.
Gli altri Enti svolgono funzione integrativa per il funzionamento del Sistema Sanitario Nazionale.
Servizio Sanitario Nazionale: come è finanziato
Essendo un sistema pubblico, l’SSN è finanziato soprattutto attraverso canali che afferiscono alla fiscalità generale. C’è da dire che il sistema sanitario non è sempre nelle condizioni di assicurare da solo tutte le prestazioni di cui hanno bisogno i cittadini. Pertanto vi sono, in aggiunta alle strutture pubbliche, quelle private definite “accreditate”, ovvero aziende che possono operare per conto dello Stato – e quindi finanziate da esso – sulla base di alcuni requisiti e caratteristiche. Gran parte delle risorse dell’SSN è reperita attraverso:
A tutto ciò si aggiunge il ticket pagato dagli usufruitori della prestazione, attraverso una visita o l’acquisto di un farmaco. L’importo è molto esiguo e corrisponde a una cifra massima di 36 euro, a fronte di una prestazione che in alcune circostanze avrebbe un costo di ben oltre le 10 volte. Al cittadino è richiesta soltanto la Tessera Sanitaria rilasciata dalla Regione di appartenenza per poter ottenere le prestazioni dall’SSN.
La quasi totalità delle risorse (circa il 98%) è destinata ai LEA, con redistribuzione per il 50% ai distretti presenti sul territorio, per il 45% all’assistenza ospedaliera e per il 5% alla prevenzione della collettività e del singolo. L’entità del finanziamento da parte del Fondo Nazionale per la Sanità comunque viene fissato annualmente dal governo.
SSN: la programmazione sanitaria
Il Servizio Sanitario Nazionale effettua periodicamente dei piani a livello di governo centrale e regionale che rientrano nella programmazione sanitaria. Quindi vi sono:
- il Piano sanitario nazionale;
- il Piano sanitario regionale.
Il Piano sanitario nazionale è effettuato dal governo, su proposta del Ministero della Salute dopo aver sentito le commissioni parlamentari competenti e le confederazioni sindacali, tenuto conto delle proposte trasmesse dalle Regioni. Il piano, di durata triennale, ha lo scopo di individuare quali sono le aree di intervento nel sistema sanitario che richiedono una priorità, i livelli di assistenza sanitaria, la quota di finanziamento da ripartire alle Regioni in ogni anno di validità del piano, i progetti da realizzare per raggiungere gli obiettivi sui servizi sanitari e tutto ciò che riguarda la valutazione del funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale.
Il Piano sanitario regionale viene realizzato dalle Regioni al fine di soddisfare le esigenze specifiche della popolazione a livello locale. Ciascuna Regione deve adottare o adeguare il Piano sanitario regionale entro 150 giorni dall’entrata in vigore del Piano sanitario nazionale.
SSN: alcune criticità
Con l’ultima riforma, l’SSN si è più regionalizzato, al fine di adeguare le risorse alle esigenze specifiche diverse da Regione a Regione. Tuttavia, questo ha portato anche ad alcuni aspetti critici che si sono inaspriti negli anni. Lo Stato ha ridotto la spesa sanitaria a livello nazionale. Come mostrato dai dati della Fondazione Gimbe, nel decennio passato sono stati effettuati tagli per 37 miliardi di euro; mentre dal consuntivo 2023 del governo risulta che la spesa sanitaria è risultata di 3,6 miliardi di euro in meno rispetto a quanto previsto dalla Nadef 2023 di 134,73 miliardi di euro.
Tutto ciò ha portato a lunghe liste d’attesa per visite e diagnosi, con molti che hanno dovuto ricorrere alle strutture private o addirittura rinunciare alle cure. Secondo un’indagine delle società di ricerche di mercato Norstat e MuP Research, nel 2022 ben 14 milioni di italiani hanno evitato di curarsi. Di questa cifra: il 64% per via dei lunghi tempi di attesa e il 60% a causa dei costi troppo elevati. Inoltre, il 15% ha avuto bisogno di un supporto economico dei familiari, mentre il 5% ha dovuto rivolgersi a una banca per ricevere un prestito.









