Shell trasferisce sede fiscale e cambia struttura azionaria, ecco perché

Shell trasferisce sede fiscale e cambia struttura azionaria, ecco perché

Shell trasferisce la sede fiscale e cambia la struttura azionaria, ecco perché

Royal Dutch Shell si appresta a fare un passo storico che segnerà il percorso della major nel settore energetico. La società anglo-olandese trasferirà la residenza fiscale dai Paesi Bassi alla Gran Bretagna e abbandonerà la doppia classe di azioni.

Una scelta che sta già facendo discutere, con il Governo olandese che ha espresso tutto il suo disappunto, mentre il Regno Unito ha accolto la notizia come un chiaro voto di fiducia all’economia britannica. La decisione arriva in un contesto turbolento per il colosso del petrolio e del gas, in cui il fondo attivista Third Point sta spingendo per una scissione dell’attività.

Shell ha comunicato che questa scelta consente di rafforzare la competitività dell’azienda e favorisce il processo di trasformazione energetica a emissioni zero. Se il nuovo piano verrà implementato, inoltre, Royal Dutch verrà eliminato dal nome della società dopo 130 anni di storia. Tutto comunque è rinviato al 10 dicembre quando l’Assemblea degli azionisti sarà chiamata a votare sulla proposta avanzata dall’Amministrazione.

 

Shell: tutti i motivi di un’unica struttura

Allo stato attuale Shell ha una quotazione ad Amsterdam, Londra e New York. Le azioni però sono a doppia classe dal 2005, ovvero di tipo A in Olanda e di tipo B in Gran Bretagna. Il problema è che le prime sono soggette a ritenuta alla fonte del 15% riguardo i dividendi, mentre le seconde non sono assoggettate a imposta.

Nel 2018 Shell aveva fatto pressioni al Governo olandese perché rimuovesse la ritenuta alla fonte sulle cedole e sembrava che vi fossero delle buone possibilità perché ciò accadesse. Poi però il piano era stato annullato e il gigante energetico ne è rimasto molto contrariato. Il Presidente di Shell Andrew Mackenzie ha dichiarato che questa imposizione nei Paesi Bassi ha significato solo uno spostamento nel Regno Unito perché era il modo più vantaggioso per gli azionisti, i quali per meno del 10% hanno sede in Olanda.

La divergenza fiscale tra i 2 Paesi poi limita molto i piani di buyback per le azioni di tipo B, le uniche ad essere riacquistate per ragioni di convenienza economica. Per giunta queste sono strette dai Regolatori al 25% del volume medio di scambi giornalieri, equivalente a circa 2,5 miliardi di dollari. Con un’unica linea di azioni, si può incrementare il volume e allo stesso tempo anche i riacquisti delle azioni. Secondo Biraj Borkhataria, analista di RBC Capital Markets, i buyback potrebbero addirittura raddoppiare fino a 5 miliardi di dollari a trimestre, divenendo particolarmente premianti per gli azionisti. In realtà Shell ha affermato che potrebbe restituire agli azionisti 7 miliardi di dollari attraverso i proventi dalla vendita dei suoi assets nel bacino di Permiano, in USA.

Un altro valido motivo secondo la società affinché si prosegua con una struttura semplificata riguarda la maggiore flessibilità nell’acquisto e nella vendita di asset. Questo potrebbe essere particolarmente significativo nell’ottica di una rapida transizione verso l’energia pulita. Se ad esempio ci dovesse essere una scissione, come voluto dal fondo attivista Third Point, allo stato attuale Shell dovrebbe barcamenarsi tra il diritto societario olandese e quello britannico, rendendo molto più farraginosa l’operazione.

 

Shell: altre società che hanno fatto cambiamenti simili

Shell non è l’unica grande società ad aver fatto questo passo importante di abbandonare la doppia classe di azioni. Questa estate ad esempio BHP Group ha annunciato di porre fine alla doppia quotazione australiana e britannica, preferendo stavolta la Piazza di Sydney. Anche la compagnia mineraria più grande del mondo ha dovuto subire una pressione da parte di un fondo attivista, l’Elliot Management Corp., che chiedeva un’unica quotazione a Londra mantenendo la sede in Australia per usufruire di alcuni crediti d’imposta.

Lo scorso anno il produttore di prodotti per l’igiene personale Dove, di proprietà di Unilever, ha riunito la doppia struttura di Londra e Amsterdam in un’unica società con sede nel Regno Unito. Alla fine la tendenza di fondo è sempre quella di avere strutture più semplice e flessibili.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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