Shutdown Usa: primo passo verso la fine, ecco quanto è costato finora

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Lo shutdown Usa potrebbe aver imboccato la strada verso il capolinea. Il Senato americano ha compiuto un passo importante per la riapertura delle attività, votando ieri sera a favore dell’avanzamento di un disegno di legge. Questo si basa su un accordo che prevede finanziamenti ai Dipartimenti dell’Agricoltura, degli Affari dei Veterani e del Congresso per l’intero anno, mentre altre agenzie dovrebbero essere finanziate fino al 30 gennaio. Inoltre, l’accordo stabilisce che i lavoratori in cassa integrazione vengano retribuiti, che i dipendenti delle agenzie licenziati durante lo shutdown siano richiamati e che i pagamenti federali agli Stati e alle autorità locali riprendano. In questo articolo:

 

  • Shutdown Usa: è solo il primo passo
  • Shutdown Usa: quanto sta costando
  • La reazione dei mercati

 

Shutdown USA: è solo il primo passo

Il Senato degli Stati Uniti ha votato con una maggioranza di 60 a 40 il disegno di legge, grazie al sostegno di un gruppo di democratici moderati che si è discostato dalla linea più rigida dei leader di partito. Tuttavia, per porre fine rapidamente allo shutdown è necessario il consenso della maggior parte dei senatori. Resta comunque da affrontare il passaggio alla Camera dei Rappresentanti – non ancora programmato – prima della firma della Casa Bianca. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si è detto ottimista, affermando che la fine dello shutdown è vicina.

Tuttavia, permangono diversi ostacoli. I leader democratici hanno eretto un muro contro qualsiasi accordo che non includa l’estensione dei sussidi in scadenza per l’Obamacare e l’abrogazione dei tagli a Medicaid, in vigore da inizio anno. Il disegno di legge approvato domenica sera non contempla tali misure. “Combatteremo il disegno di legge alla Camera dei Rappresentanti”, ha dichiarato ieri sera il leader democratico della Camera, Hakeem Jeffries.

I repubblicani, che puntano a una struttura normativa in grado di finanziare l’intero governo fino al 30 settembre prossimo, hanno finora respinto le richieste dei democratici legate alla sanità, Anzi, propongono una completa sostituzione dell’Obamacare con un’alternativa che, nel breve termine, prevede l’espansione dei piani di assicurazione sanitaria.

 

Shutdown Usa: quanto sta costando

Lo scorso mercoledì lo shutdown è diventato il più lungo nella storia degli Stati Uniti, superando la chiusura di 35 giorni avvenuta tra dicembre 2018 e gennaio 2019. Ogni giorno che passa rappresenta un costo elevato per l’economia statunitense. Secondo le stime del Congressional Budget Office, il blocco delle attività sta comportando un danno di circa 15 miliardi di dollari a settimana, mentre il tasso di crescita trimestrale annualizzato del Pil reale subirà una contrazione dell’1,5% entro la metà di novembre. Questo impatto si riflette anche sulla fiducia dei consumatori, che venerdì scorso ha toccato il minimo degli ultimi tre anni.

Il consigliere economico della Casa Bianca, Kevin Hassett, ha dichiarato in un’intervista al programma “Face the Nation” della CBS che la crescita economica americana potrebbe segnare un valore negativo nel caso di un prolungamento della chiusura federale. Facendo riferimento alla carenza di controllori del traffico aereo, Hassett ha lanciato l’allarme su un possibile calo dei viaggi in vista della Festa del Ringraziamento. “Il periodo del Ringraziamento è uno dei momenti più caldi dell’anno per l’economia”, ha detto. “Se le persone non viaggiano in quel periodo, allora potremmo davvero trovarci di fronte a un trimestre negativo per l’economia”.

 

La reazione dei mercati

Gli investitori hanno accolto con entusiasmo il primo passo compiuto dal Senato americano per porre fine allo shutdown. Sui mercati azionari è tornata la propensione al rischio, con gli indici asiatici che hanno chiuso in deciso rialzo, le Borse europee ben impostate in apertura e i future di Wall Street in territorio positivo. Sui mercati valutari, le speranze di una prossima riapertura del governo statunitense hanno indebolito lo yen giapponese, bene rifugio, mentre hanno rafforzato il dollaro australiano, più esposto alla crescita globale. Euro e dollaro Usa sono invece rimasti pressoché invariati. I rendimenti dei titoli di Stato americani sono tornati a salire: quello dei Treasury a 10 anni è balzato di quasi un punto percentuale, attestandosi al 4,134% nel momento in cui si scrive.

“Anche se non è certo che avremo la fine dello shutdown nelle prossime 24 ore, sembra ora più chiaro che ci stiamo muovendo in quella direzione, che gli ingranaggi stanno iniziando a cambiare”, ha affermato Ack Chambers, senior rates strategist di ANZ a Sydney. “Non pensiamo che ciò porterà a un vero sell-off dei tassi, anche perché i mercati non hanno reagito così negativamente allo shutdown finora. Gli operatori hanno trattato la notizia partendo dal presupposto che la chiusura sarebbe finita”.

Secondo George Boubouras, responsabile della ricerca di K2 Asset Management a Melbourne, “qualsiasi risoluzione dello shutdown è ovviamente un segnale positivo per i mercati. Lo shutdown è negativo per l’economia, ma rafforzerà le aspettative di un allentamento da parte della Fed”.

Anche Lloyd Chan, analista valutario senior di MUFG (Mitsubishi UFJ Financial Group) a Singapore, condivide questa opinione. “La fine dello shutdown potrebbe innescare una reazione significativa dei mercati, poiché riduce l’incertezza sui dati e migliora il sentiment degli investitori”, ha detto.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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