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Split e reverse split azionario: cosa sono e come funzionano

Split e reverse split azionario: cosa sono e come funzionano

Ci sono delle circostanze in cui una società quotata in Borsa decide di effettuare delle operazioni particolari sulle proprie azioni che prendono il nome di split e reverse split. Il messaggio che viene trasmesso al mercato dalle due situazioni è molto diverso. In questa guida vedremo nel dettaglio in cosa consistono queste formule, quali sono gli effetti che producono e perché le società sentono l’esigenza di ricorrervi.

 

Split azionario: cos’è

Lo split azionario è un’operazione in cui ogni azione di una società viene frazionata in un numero maggiore di titoli, lasciando inalterata la capitalizzazione. Il prezzo di ogni singola azione viene ridotto in misura proporzionale. Se ad esempio una società ha una capitalizzazione di 1 miliardo di dollari, formata da 1 milione di azioni del valore di 1.000 dollari l’una e decide di effettuare uno split azionario con un rapporto 2:1, significa che le azioni verranno aumentate a 2 milioni di unità e il prezzo scenderà a 500 dollari cadauna. In sostanza, il numero di azioni in circolazione raddoppia, ma il valore complessivo non cambia. Non c’è alcuna variazione nemmeno riguardo i dividendi, che rimangono invariati ma spalmati su un numero maggiore di azioni. Se una società stacca una cedola di 1 dollaro per azione, con uno split 2:1 distribuirà un dividendo di 0,5 dollari per azione.

 

Perché si fa

Sono diverse le motivazioni per cui una società ricorre alla suddivisione delle proprie azioni. In primo luogo, attraverso la diminuzione del prezzo del singolo titolo, si vuole dare ai piccoli investitori la possibilità di comprare le azioni che altrimenti farebbero fatica ad acquistare. Nell’esempio di cui sopra, un valore di 500 dollari per azione sarebbe più accessibile rispetto a uno di 1.000 dollari. Questo principio è particolarmente vero quando le quotazioni sono molto elevate. Si prenda il caso di Berkshire Hathaway del leggendario investitore Warren Buffett. Le azioni di classe A del conglomerato finanziario quotano ciascuna oltre 600.000 dollari (dati al 14 marzo 2024) e in teoria solo gli investitori più danarosi potrebbero effettuare acquisti. La società ha sempre posto il veto al frazionamento, motivando la scelta proprio con l’obiettivo di rivolgersi a un target di fascia alta che sia consapevole del valore dell’azienda su cui sta mettendo il proprio denaro. Per venire incontro agli investitori retail, Berkshire ha emesso azioni di classe B, il cui prezzo si aggira intorno ai 370 dollari e che quindi sono più raggiungibili dal pubblico di massa.

Tuttavia, questo concetto era valido fino a qualche anno fa, ma oggi sono sempre più i broker che permettono di acquistare frazioni di azioni. In realtà ciò che si acquista non è un pezzo di azione, perché non è possibile essere soci per parti frazionate, ma un diritto fiduciario. Più precisamente, l’intermediario broker riceve ordini dai suoi clienti e acquista l’azione per intero, poi suddivide la quota tra i vari investitori che desiderano una frazione concedendo loro un diritto fiduciario.

Una seconda ragione che spiega lo split azionario consiste nell’aumentare la liquidità del titolo attraverso il numero di azioni sul mercato. In questa maniera, tutti gli operatori, sia compratori che venditori, ne traggono beneficio in quanto lo spread denaro-lettera tende a ridursi.

Una terza motivazione sta nell’effetto positivo che si vuole dare al titolo e al suo prezzo. Quando quest’ultimo è troppo alto, chi possiede azioni non ha molti stimoli ad aumentare la quota, in aggiunta al fatto che nuovi potenziali investitori sono frenati. Ciò significa che le quotazioni a un certo punto non crescono più di tanto. Con un prezzo più basso attraverso lo split, l’interesse cresce e le azioni in Borsa possono proseguire un eventuale rally allo stesso ritmo tenuto fino a quel momento.

 

Reverse split azionario: cos’è

Il reverse split azionario è l’opposto dello split. Si tratta di una pratica attraverso cui una società raggruppa le proprie azioni riducendole di numero e aumentandone proporzionalmente il prezzo, senza che ci sia alcuna variazione nella sua capitalizzazione. Se ad esempio un’azienda ha un valore di mercato di 1 miliardo di dollari, costituito da 100 milioni di azioni del valore di 10 dollari ciascuna e attua un reverse split con un rapporto 10:1, significa che il numero delle azioni in circolazione si ridurrà a 10 milioni di unità del valore ciascuna di 100 dollari. Anche in questo caso, la capitalizzazione è rimasta la stessa e pari a 1 miliardo di dollari; a cambiare è il prezzo di ogni singola azione che si è innalzato.

 

Perché si fa

Le ragioni per cui si esegue un reverse split azionario possono essere fondamentalmente due. La prima è quella di evitare la rimozione da un listino azionario. Alcune Borse prevedono che ogni azione debba avere un valore minimo, di conseguenza quelle che scendono sotto una certa soglia rischiano di venire estromesse. Il reverse split, aumentando il prezzo singolo grazie a un numero minore di azioni in circolazione, supera questo ostacolo.

Un caso emblematico è quello di Skillz, la società americana che gestisce una piattaforma di giochi mobili negli Stati Uniti e a livello internazionale. Verso la fine del 2022, il titolo si è indebolito al punto da rischiare l’eliminazione dal NYSE, in quanto il prezzo medio di chiusura delle azioni è stato inferiore a 1 dollaro per 30 giorni consecutivi. Dopo aver ricevuto un avviso di non conformità alle regole della Borsa americana la società ha posto rimedio nel 2023 attraverso un’operazione di reverse stock split con un rapporto 20:1.

La seconda ragione consiste nel messaggio che un’azienda vuole lanciare al mercato riguardo le proprie azioni. In sostanza, una società ritiene che un titolo con un prezzo più elevato sia più attraente agli occhi degli investitori.

 

Quale segnale agli investitori?

Le operazioni di split e reverse split azionario nella realtà dei fatti trasmettono un diverso segnale agli investitori. Nel primo caso, il mercato percepisce che le azioni in Borsa stiano andando bene avendo raggiunto un prezzo elevato, in virtù di uno stato di salute positivo della società che decide di ridurre il prezzo. Nel caso del reverse split, invece, gli operatori di mercato avvertono che l’azienda è in difficoltà e i prezzi delle sue azioni sono scesi perché gli investitori si sono messi in fuga dalla società. Ed è per questo che percepiscono la mossa come un tentativo di risollevare artificialmente le quotazioni.

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