Spotify: Ek si dimette, cosa cambia per l’azienda

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Cambiamenti al vertice per Spotify, la società svedese di servizi di streaming e musica digitale. Il fondatore e amministratore delegato Daniel Ek si dimetterà per diventare presidente esecutivo a partire dal 1° gennaio 2026. Il suo posto verrà preso da Gustav Söderström, attualmente co-presidente e chief product and technology officer, e Alex Norström, co-presidente e chief business officer. I due manager, che quindi avranno il ruolo di co-amministratori delegati, riferiranno a Ek e faranno anche parte del Consiglio di amministrazione della società, previa approvazione degli azionisti. In questo articolo:

 

  • Il cambio dell’organigramma e i progetti di Daniel Ek
  • Spotify: cosa rappresenta per l’industria dello streaming

 

Il cambio dell’organigramma e i progetti di Daniel Ek

Dopo oltre 20 anni alla guida di Spotify, Daniel Ek si defila e la società cambia assetto. In una nota ufficiale, il top manager ha detto che si concentrerà su “strategie, investimenti e relazioni regolatorie, per affrontare le sfide del prossimo decennio”.

Negli ultimi anni, Ek ha ampliato la sua attività oltre Spotify, puntando sulla startup tecnologica tedesca Helsing, specializzata nei droni e nell’intelligenza artificiale applicata alla difesa. L’azienda ha ricevuto un finanziamento di 600 milioni di euro da Prima Materia, la società di investimenti di Daniel Ek fondata insieme a Shakil Khan, uno dei primi finanziatori di Spotify. Ek è anche azionista e presidente del Cda di Helsing, che ha presentato il suo innovativo drone da combattimento, operativo entro quattro anni.

“Negli ultimi anni ho ceduto gran parte della gestione quotidiana e della direzione strategica di Spotify ad Alex e Gustav, che hanno plasmato l’azienda sin dai nostri primi giorni e sono ora più che pronti a guidare la nostra prossima fase. Questo cambiamento semplicemente ci allinea al modo in cui operiamo già”, ha dichiarato Daniel Ek. Questi si concentrerà sull’allocazione del capitale e sulla pianificazione a lungo termine. Inoltre, continuerà a fornire supporto e guida al suo team.

La struttura di governance attraverso i due co-amministratori delegati è adottata anche da altre aziende importanti, tipo Oracle e Netflix. Il modello è finalizzato a gestire meglio le operazioni via via che diventano più complesse e diversificate. Alcuni però sono scettici per quanto riguarda Spotify. “La grande incognita è il motivo per cui Spotify ha bisogno di un presidente esecutivo e di due amministratori delegati, poiché ciò evoca l’idea che troppi cuochi rovinano il brodo”, ha detto Dan Coatsworth, analista degli investimenti di AJ Bell.

 

Spotify: cosa rappresenta per l’industria dello streaming

Dalla sua fondazione avvenuta nel 2006, Spotify ha avuto un ruolo chiave nella trasformazione dell’industria musicale che è stata pesantemente colpita dalla pirateria informatica e del calo delle vendite dei CD. Nel 2011, la società ha fatto irruzione negli Stati Uniti, in un periodo in cui le entrate del settore erano precipitate. Alla guida della società, Ek è stato considerato il leader ideale per portare avanti aziende europee in grado di competere con i giganti tecnologici statunitensi e asiatici.

Tuttavia, Spotify ha operato in perdita fino al 2024. Quell’anno la società ha tratto vantaggio dal fatto che i ricavi globali nel settore sono aumentati del 4,8% a 29,6 miliardi di dollari, con lo streaming che ha superato per la prima volta i 20 miliardi di dollari (dati IFPI).

Oggi Spotify è leader di mercato con quasi 700 milioni di utenti mensili e oltre 100 milioni di brani. Per fare un paragone, Apple Music ha circa 90 milioni di abbonati. L’ultima trimestrale di Spotify però è stata deludente. I ricavi sono aumentati del 10% a 4,19 miliardi di euro, ma sotto le aspettative degli analisti di 4,27 miliardi. Anche il reddito operativo si è collocato sotto le attese del consensus (406 milioni di euro vs 490,3 milioni di euro). Il risultato finale è stato di una perdita di 0,42 euro per azione, mentre gli analisti si aspettavano un utile netto di 2,05 euro. 

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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