Sembrava ormai cosa fatta, e invece la Sugar Tax, la tanto discussa tassa sulle bevande zuccherate, viene rimandata ancora. Per la settima volta. Stavolta la nuova scadenza è fissata al 1° gennaio 2026, come stabilito dal Decreto Omnibus appena approvato dal Consiglio dei ministri. Un rinvio che riaccende lo scontro politico e alimenta il dibattito tra imprese, consumatori e sostenitori di stili di vita sani.
Ma cos’è davvero la Sugar Tax? Perché è considerata una tassa “iniqua” da molte realtà del settore agroalimentare? E chi dovrebbe pagarla in concreto? Scopriamolo insieme.
In questo articolo:
- Cos’è la Sugar Tax e come funziona davvero
- Perché è stata rinviata (di nuovo) al 2026
- Chi paga la Sugar Tax e perché fa così discutere
Cos’è la Sugar Tax e come funziona davvero
La Sugar Tax è un’imposta pensata per scoraggiare il consumo di bevande zuccherate. Istituita nel 2020 dal governo Conte, la tassa dovrebbe applicarsi su tutte le bibite analcoliche con zuccheri aggiunti, comprese le bevande con edulcoranti, i succhi di frutta e le bibite gassate.
Secondo il meccanismo previsto, la tassa si calcola in due modi:
- 10 centesimi al litro per le bevande pronte da bere
- 25 centesimi al chilo per i prodotti da diluire
L’obiettivo dichiarato è ambizioso: ridurre obesità e patologie croniche legate al consumo eccessivo di zuccheri, come diabete e malattie cardiovascolari. Un’intenzione in linea con le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che da tempo sostiene l’introduzione di misure fiscali per promuovere una dieta più sana.
In teoria, quindi, una tassa per il bene comune. Ma nella pratica? Le cose sono molto più complesse.
Perché è stata rinviata (di nuovo) al 2026
Con l’ultimo voto in Consiglio dei ministri, il governo ha deciso di prorogare l’entrata in vigore della Sugar Tax al 1° gennaio 2026, evitando così che scattasse il 1° luglio 2025. Una proroga da 140 milioni di euro, coperta con fondi pubblici, che porta a sette i rinvii totali da quando la norma è stata varata nel 2020.
Le ragioni del rinvio? Economiche e politiche. Il settore agroalimentare italiano, già messo a dura prova dalla crisi energetica e dalle tensioni internazionali, ha espresso a gran voce la sua contrarietà. Secondo Federalimentare, questa tassa colpirebbe le imprese senza portare reali benefici alla salute pubblica. La Coldiretti parla di una misura distorsiva, capace solo di favorire l’importazione di bevande straniere, che nel 2024 sono già cresciute dell’8%.
Dal lato politico, le forze di governo — in particolare Lega e Forza Italia — si sono schierate compatte contro la Sugar Tax, definendola “ingiusta, inutile e ideologica”. Per loro, l’unico effetto concreto sarebbe un aumento dei prezzi per i consumatori e una nuova zavorra per le imprese.
La posizione del centrodestra è chiara: non solo rinviare, ma abolire definitivamente la Sugar Tax. Il rinvio, quindi, è solo un altro passo nella direzione di un possibile stop totale.
Chi paga la Sugar Tax e perché fa così discutere
Chi dovrebbe pagare la Sugar Tax, se mai entrasse in vigore? Secondo la normativa attuale, i soggetti responsabili del pagamento sarebbero:
- I fabbricanti delle bevande
- Gli importatori da Paesi extra-UE
- I distributori e rivenditori italiani
Tuttavia, nella catena del mercato, il peso finale ricadrebbe inevitabilmente sui consumatori, che vedrebbero salire i prezzi di bibite, succhi e altre bevande dolci.
Il rischio principale, secondo gli oppositori, è che la tassa finisca per penalizzare le famiglie a basso reddito, proprio quelle che più spesso acquistano bevande zuccherate a basso costo. Inoltre, c’è chi evidenzia che non esiste una correlazione diretta tra Sugar Tax e calo dell’obesità, e che la soluzione vada cercata nell’educazione alimentare, non nelle penalizzazioni fiscali.
A ciò si aggiunge un aspetto strategico: colpire il settore agroalimentare in un momento di forte instabilità globale, con costi di produzione in salita, potrebbe mettere a rischio migliaia di posti di lavoro. E intaccare un settore che è uno dei vanti del Made in Italy.









