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TARI: cos’è, chi la paga e quando va pagata

TARI: cos’è, chi la paga e quando va pagata

Tra le numerose imposte che bisogna pagare in Italia vi è anche quella che riguarda il servizio rifiuti, conosciuta come TARI. Ecco una guida di tutto quello che c’è da sapere su questa tassa: dalla sua nascita a come viene calcolata, a chi sono i soggetti destinatari e a come deve essere effettuato il pagamento.

 

TARI: cos’è e come è nata

La TARI, il cui acronimo è Tassa sui Rifiuti, è l’imposta che serve per finanziare la spesa pubblica relativa alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti. Si tratta di un tributo che insieme all’imposta municipale IMU e alla tassa per i servizi indivisibili TASI, costituiva fino al 2020 l’imposta unica comunale IUC. Con la Legge di bilancio 2020 poi la TASI è stata abolita ed è nata la Super IMU che comprende la vecchia IMU e appunto la TASI. 

La TARI è stata istituita con la Legge di stabilità per l’anno 2014, ossia dall’art.1 co.639 e ss. della Legge 27 dicembre 2013, n.147. Dal gennaio 2014 sostituisce le altre tasse comunali relative ai rifiuti come la TIA (Tariffa di igiene ambientale), la TARES (Tributo comunale sui rifiuti e sui servizi) e la TARSU (Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani). 

Come indicato nel sito del MEF, “affinché si determini il pagamento della TARI è necessario il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di locali o aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani. Vengono invece escluse le aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali tassabili, non operative, e le aree comuni condominiali che non siano detenute o occupate in via esclusiva”. In sostanza, i box e il giardino sono tassati, mentre le aree accessorie tipo cantine, scale di accesso, locali di sgombero, il posto macchina scoperto e tutte le parti comuni di un condominio vengono escluse dall’imposizione fiscale. Le zone adibite ad attività economica come gli spazi aperti in una fabbrica sono invece sempre tassate.

Le tariffe sono determinate dal Comune di appartenenza di ogni soggetto, con un’apposita delibera che deve essere rilasciata entro il 31 luglio di ogni anno, attenendosi alle indicazioni dell’ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente). L’importo da pagare viene calcolato in base ad alcuni parametri come: la superficie calpestabile, le quantità e qualità di rifiuti prodotti, l’uso e la tipologia delle attività svolte e il costo del servizio rifiuti. Bisogna precisare che gli immobili su cui si calcola l’imposta devono essere iscritti o iscrivibili nel catasto urbano e suscettibili di produrre rifiuti. La TARI è costituita da due parti: una quota fissa, che dipende dalle voci che compongono il servizio; e una variabile che è in funzione del numero dei componenti familiari.

Il principio seguito dal Comune è che l’applicazione della TARI non crei “trattamenti irragionevolmente gravosi a carico dei contribuenti”. Al riguardo, è possibile una riduzione o esenzione nel caso si tratti di utenze non domestiche relative a beni e prodotti ritirati dalla vendita e oggetto di donazione a indigenti e persone in difficoltà. Inoltre, la TARI può essere ridotta fino al 20% qualora vi siano il mancato svolgimento del servizio di gestione rifiuti, gravi violazioni della norma di riferimento nell’erogazione di tale servizio, interruzioni dello stesso che arrechino danni o pericoli alle persone e all’ambiente. Altri casi in cui vi può essere uno sconto di tariffa riguardano l’uso non continuativo dell’immobile e l’occupazione temporanea.

 

TARI: chi la deve pagare

I soggetti obbligati a pagare la TARI sono tutti coloro che “possiedono o detengono a qualsiasi titolo locali o aree scoperte suscettibili di produrre rifiuti”. La tassa è esclusivamente in capo al proprietario, titolare di usufrutto, uso, abitazione o superficie o anche all’affittuario se la detenzione avviene per un periodo superiore a sei mesi. Tutti coloro che occupano l’immobile soggetto a TARI devono dare comunicazione attraverso un modulo specifico all’Ufficio Tributo del Comune in cui si trova il bene entro il 20 gennaio dell’anno seguente.

 

TARI: come e quando si paga

La modalità di pagamento della TARI varia da Comune a Comune. Le forme più utilizzate riguardano: il modello F24 con codice tributo 3944 nella sezione “IMU e altri tributi locali”, il bollettino postale e il pagamento con MAV. Anche per quanto riguarda le scadenze, il pagamento dipende dal Comune. Solitamente vi sono almeno due rate semestrali, sebbene nella maggior parte dei casi le scadenze vengano ripartire in tre tranche: primo acconto a fine aprile, secondo acconto a fine luglio e saldo alla fine dell’anno. 

Il mancato rispetto delle scadenze fa scattare gli interessi e le sanzioni, che possono essere regolati con ravvedimento operoso attraverso il modulo F24. Nell’occasione, i codici tributo da utilizzare sono il 3945 per gli interessi e il 3946 per le sanzioni. Anche la TARI però va in prescrizione, dopo 5 anni dal momento in cui avrebbe dovuto essere effettuato il pagamento e non è stato richiesto dall’Amministrazione finanziaria.

 

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Redazione

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