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Tassazione certificati di deposito: ecco come avviene

Tassazione certificati di deposito: ecco come avviene

I certificati di deposito hanno subito nel tempo una modifica della tassazione che ha fatto perdere un certo vantaggio fiscale, con riferimento in particolare a quelli a lunga scadenza. Ciò ha fatto ritenere il prodotto abbastanza obsoleto in confronto ad altre forme di investimento. Tuttavia, esso presenta ancora delle caratteristiche interessanti per un risparmiatore. Vediamo comunque nel dettaglio come è stata l’evoluzione della tassazione e quanto effettivamente bisogna pagare di imposta su questo strumento finanziario.

 

Certificati di deposito: cosa sono e come funzionano

I certificati di deposito sono prodotti bancari attraverso cui una banca emette titoli vincolati a un deposito, che permette a un investitore di ottenere a un certa scadenza il rimborso del capitale versato e gli interessi. Tale scadenza varia da un minimo di 2 a un massimo di 5 anni. Gli interessi corrisposti possono essere a tasso fisso o variabile e in un’unica soluzione alla scadenza oppure attraverso una cedola periodica. Nel caso del tasso fisso, è possibile alla scadenza avere un premio finale stabilito contrattualmente, oppure un pagamento periodico delle cedole crescente. Il tasso variabile viene remunerato in base all’andamento nel tempo dell’Euribor a 12 mesi maggiorato di uno spread.

Per una banca questo strumento rappresenta una forma di raccolta del capitale. I risparmiatori invece hanno la possibilità di impiegare la propria liquidità in maniera remunerativa, con alcuni vantaggi importanti come quello di godere della garanzia del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Se il cliente vuole svincolare la somma depositata prima della scadenza naturale, la banca restituirà l’importo trattenendo gli importi degli interessi maturati fino a quel momento.

 

Tassazione

Dopo il decreto legge 66/2014 art.3, i certificati di deposito sono stati equiparati agli altri prodotti bancari e pertanto scontano un’aliquota di imposta del 26% sui rendimenti maturati, applicata dalla banca come sostituto di imposta.
Prima del 1996 vi era una tassazione differente a seconda della scadenza di questi strumenti finanziari; infatti, fino a 12 mesi subivano un’aliquota di imposta del 30%, dai 12 ai 18 mesi del 25% e oltre i 18 mesi del 12,50%. In quest’ultimo caso i certificati di deposito erano particolarmente vantaggiosi dal punto di vista fiscale in quanto equiparati in sostanza ai titoli pubblici.

Con la riforma del 20 giugno 1996 la tassazione è stata portata al 27% per tutte le scadenze, per poi passare al 20% a partire dal 1 gennaio 2012, fino ad arrivare al 26% a seguito del decreto suddetto. L’imposta di bollo è dello 0,2% sull’importo depositato, esattamente come avviene per i pronti contro termine e diversamente dai conti correnti bancari.

 

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Redazione

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Una risposta

  1. Buongiorno
    in caso di certificato di deposito bancario intestato ad una società (Sas) le plusvalenze derivate dal Certificato vengono tassate dalla banca al 26% oppure arrivano nette nel conto corrente e presentate poi a bilancio?
    Grazie
    Paolo

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