Tassazione delle plusvalenze azionarie: ecco come avviene - Borsa&Finanza

Tassazione delle plusvalenze azionarie: ecco come avviene

Tassazione delle plusvalenze azionarie: ecco come avviene

La tassazione delle plusvalenze azionarie viene applicata sui proventi realizzati dalla differenza positiva tra il valore di vendita e quello di acquisto di un titolo azionario. Supponiamo che in data 5 marzo si acquistano in Borsa 5.000 azioni della società Alfa a un prezzo di 10 euro. Un mese dopo, ammettiamo che le quotazioni salgono a 12 euro e si decide di vendere il titolo sul mercato. In tal caso, si sarà realizzata una plusvalenza di: (12-10) x 5.000 = 10.000 euro. La tassazione distingue vari casi, ossia in cui i proventi sono realizzati al di fuori dell’esercizio d’impresa o nell’ambito dello stesso.

 

Tassazione plusvalenze realizzate fuori dall’esercizio di attività d’impresa

I soggetti che non svolgono attività di impresa sono: le persone fisiche, le società semplici, le associazioni tra professionisti e artisti, gli enti non commerciali e i soggetti che non hanno la residenza o senza una stabile organizzazione nel territorio dello Stato italiano. Per tutti questi soggetti si applica l’aliquota di imposta del 26% sulla differenza, se positiva, tra il prezzo di vendita e quello di acquisto del titolo azionario, al netto dei costi e delle commissioni dell’intermediario.

La tassazione avviene sulla differenza tra tutte le plusvalenze e minusvalenze realizzate durante il periodo di imposta. Qualora tale differenza dovesse risultare negativa perché le minusvalenze superano le plusvalenze, essa può essere portata in deduzione delle plusvalenze realizzate fino al quarto periodo di imposta successivo a condizione che venga indicata nella dichiarazione dei redditi nell’anno in cui si determina.

Vi è da rilevare che a partire dal 1° gennaio del 2019 a integrazione delle modifiche apportate con il d.m.26 maggio 2017 non vi è più alcuna distinzione tra partecipazioni qualificate e non qualificate ai fini della tassazione delle plusvalenze. Però per le plusvalenze da partecipazioni qualificate realizzate fino al 31 dicembre del 2018 vale il regime transitorio, ossia esse concorrono per il 40% se prodotte fino al 31 dicembre 2007, per il 49,72% se ottenute fino al 31 dicembre del 2017 e per il 58,14% se percepite entro il 31 dicembre 2018.

Per quel che riguarda i soggetti che non hanno la residenza e senza una stabile organizzazione nel territorio dello Stato, l’imposizione della plusvalenza avviene se essa riguarda una partecipazione in società residenti. In caso contrario, bisogna determinare se i titoli rappresentativi si trovino o meno nel territorio dello Stato. Non opera la territorialità se le plusvalenze, sebbene scaturenti da una partecipazione detenuta in Italia, riguardano partecipazioni non qualificate in società residenti in Italia e quotate nei mercati regolamentati. Perché venga riconosciuta l’esenzione, però, tali soggetti devono presentare al sostituto d’imposta residente un’autocertificazione con la quale dichiarano di non essere residenti nel nostro Paese.

 

Tassazione plusvalenze realizzate nell’esercizio di attività d’impresa

Per quanto attiene alle plusvalenze realizzate nell’esercizio dell’attività di impresa, bisogna distinguere tra quelle che beneficiano del regime della participation exemption e disciplinate dall’art.87 del TUIR e quelle che invece concorrono per intero alla formazione del reddito imponibile previste dall’art.85 del TUIR.

Nel primo caso la plusvalenza realizzata è esente per il 95% del valore e la minusvalenza non può essere portata in deduzione dal reddito di impresa. Le condizioni perché si possa applicare tale regime richiedono:

 

  • il possesso ininterrotto della partecipazione azionaria per i 12 mesi precedenti a quello della cessione;
    l’iscrizione della partecipazione al bilancio chiuso come immobilizzazione finanziaria;
  • la partecipazione non deve essere in una società residente in uno Stato a regime fiscale privilegiato nei tre periodi d’imposta precedenti al realizzo della plusvalenza;
  • l’esercizio di attività commerciale da parte della partecipata nei tre periodi d’imposta precedenti al realizzo della plusvalenza.

 

Se non ricorrono queste condizioni, la plusvalenza concorre per intero alla formazione del reddito di impresa e le minusvalenze possono essere dedotte. Se le partecipazioni sono state iscritte in bilancio per un periodo non inferiore ai tre anni, le plusvalenze possono concorrere a formare il reddito imponibile in quote costanti per l’esercizio in corso fino ad un massimo dei tre successivi.

 

Versamento dell’imposta

Il versamento dell’imposta distingue tre casi, dipendenti dal regime di risparmio utilizzato. Nel regime dichiarativo, è il soggetto titolare che si occupa di tutti gli adempimenti fiscali, quindi deve portare le plusvalenze realizzate nella sua dichiarazione dei redditi. In questo caso, i proventi sono ricevuti al lordo e verranno inseriti nel modello dichiarativo dove verrà applicata l’aliquota del 26%. Le plusvalenze sono a tassazione separata, il che significa che non vengono confluite nel reddito complessivo. Nel regime del risparmio amministrato, è l’intermediario nella veste di Banca o Sim che agisce come sostituto d’imposta. Quest’ultimo, quindi, si occupa del versamento della tassa sulla plusvalenza che avviene il 16 del mese successivo a quello in cui tale plusvalenza è realizzata. Nel regime del risparmio gestito, l’intermediario addebita l’imposta sulla plusvalenza complessiva a fine anno, valorizzando i titoli presenti in portafoglio al prezzo dell’ultimo giorno dell’anno.

 

 

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