Terremoto a Wall Street, la startup AI DeepSeek semina il panico

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A Wall Street i titoli del settore tecnologico vengono travolti da una valanga di vendite in apertura della settimana di contrattazioni, diffondendo il panico tra gli investitori. Nvidia e Broadcom perdono oltre 10 punti percentuali, Microsoft e Alphabet crollano di oltre il 3%, mentre Meta Platforms ha recuperato dopo uno scivolone di oltre 200 punti base. In Europa cade ASML registrando un passivo dell’8% alla Borsa di Amsterdam, mentre Siemens Energy sprofonda addirittura di 20 punti percentuali.

La miccia è stata innescata dalla startup cinese DeepSeek, che sul finire della scorsa settimana ha rilasciato il suo ultimo modello di intelligenza artificiale per linguaggi di grandi dimensioni. La piattaforma ha raggiunto performance non inferiori a quelle di OpenAI e Meta, ma la vera novità è che utilizza molti meno chip di Nvidia. Questo significa molto perché in primis la Cina può evitare le sanzioni del Dipartimento del Commercio USA staccandosi allo stesso tempo dalla dipendenza di Nvidia; in secondo luogo, viene messa in discussione la leadership degli Stati Uniti nel campo dell’intelligenza artificiale, su cui le sue aziende più rappresentative stanno investendo fior di miliardi di dollari; in terzo luogo, un gigante come Nvidia, che ha dominato la scena fino a ora con i suoi processori AI (Artificial Intelligence) di avanguardia, rischia di perdere miliardi di dollari di fatturato, considerando che una fetta consistente delle sue entrate proviene ancora dalla Cina. Il mercato percepisce questo rischio per il gigante di Santa Clara, che se in chiusura dovesse confermre il calo che si profila in Borsa brucerebbe oltre 300 miliardi di dollari in una seduta. Mai nessuno ha perso così tanto nella storia di Wall Street in un solo giorno di contrattazioni.

Si tratta insomma di un’onda d’urto che potrebbe avere effetti devastanti. Marc Andreessen, investitore di venture capital, ha definito il nuovo modello di DeepSeek addirittura come “lo Sputnik dell’intelligenza artificiale”, evocando il primo satellite messo in orbita dall’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda che colse di sorpresa gli Stati Uniti.

 

DeepSeek: chi è e cosa fa la startup cinese

Ma chi è e cosa fa realmente la startup cinese? DeepSeek è nata nel 2023 da un’idea di Liang Wenfeng, numero uno dell’hedge fund quantitativo basato sull’intelligenza artificiale High-Flyer. L’azienda sviluppa modelli AI open-source, dove qualsiasi sviluppatore può ispezionare e migliorare il software. La sua app mobile è stata lanciata all’inizio di gennaio e già è balzata in vetta alle classifiche di download su iPhone negli Stati Uniti. Per la precisione, secondo i dati del market tracker App Figures, la piattaforma è stata scaricata 1,6 milioni di volte entro il 25 gennaio e si è classificata al primo posto negli app store per iPhone in Australia, Canada, Cina, Singapore, Stati Uniti e Regno Unito.

Da quando è stato rilasciato il primo modello di intelligenza artificiale nel 2023, la società ha catalizzato subito l’attenzione generale. A novembre scorso ha dato un saggio delle sue potenzialità presentando DeepSeek R1, un modello di ragionamento progettato per imitare il pensiero umano. Questo è alla base del suo chatbot mobile, che insieme all’interfaccia web a gennaio è diventato famoso in tutto il mondo come alternativa low cost a OpenAI. L’elemento distintivo rispetto ad altri chatbot è che prima di fornire una risposta a qualsiasi richiesta, l’app articola un ragionamento. Il costo del modello AI di DeepSeek non è stato dettagliato, ma di certo rappresenta solo una frazione di quello sostenuto dai rivali statunitensi.

 

Wall Street: cosa potrà comportare l’avvento di DeepSeek

La migliore efficienza di DeepSeek rischia di mettere in discussione la necessità di effettuare spese enormi per acquisire gli acceleratori AI così come hanno fatto colossi tipo Meta e Microsoft. Secondo UBS, gli investimenti delle Big tech di Wall Street hanno raggiunto i 224 miliardi di dollari lo scorso anno e si prevede che quest’anno arriveranno a 280 miliardi di dollari. Tra l’altro, OpenAI, SoftBank e Oracle si sono impegnate in una joint venture che punta a impiegare fino a 500 miliardi di dollari nei prossimi anni per la costruzione di data center legati all’intelligenza artificiale. Alla fine tutto rischia di essere inutile se esistono modelli altrettanto efficienti che costano molto meno. Inoltre, tutti gli sforzi fatti per limitare le esportazioni statunitensi di semiconduttori avanzati verso la Cina potrebbero risultare inefficaci nel contrastare i progressi tecnologici di Pechino.

DeepSeek “dimostra quanto sia ancora vulnerabile il trade dell’AI, come ogni operazione basata sul consenso e sul presupposto di un vantaggio inattaccabile”, ha detto Luca Paolini, chief strategist di Pictet Asset Management.

Tuttavia, c’è chi preferisce mantenere una certa cautela nelle valutazioni, mettendo in dubbio la sostanza del risultato di DeepSeek nonostante il clamore. “Sembra categoricamente falso che ‘la Cina abbia duplicato OpenAI per 5 milioni di dollari’ e non pensiamo che valga davvero la pena discutere ulteriormente”, hanno scritto gli analisti di Bernstein in una nota ai clienti. Altri ipotizzano che la startup cinese abbia molte difficoltà ad andare avanti, sebbene sia stata in grado di replicare molto rapidamente gli ultimi sviluppi statunitensi.

Dylan Patel, capo analista della società di consulenza SemiAnalysis, vede invece un vantaggio generale per le aziende e i consumatori nell’adozione delle applicazioni AI. “I progressi nell’efficienza dell’addestramento e dell’inferenza consentono un’ulteriore scalabilità e proliferazione dell’intelligenza artificiale. Questo fenomeno si è verificato nell’industria dei semiconduttori per decenni, dove la legge di Moore ha portato a un dimezzamento dei costi ogni due anni, mentre l’industria continuava a crescere e ad aggiungere più capacità ai chip”, ha affermato.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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