Tracking error ETF: cos'è e come funziona - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

Tracking error ETF: cos’è e come funziona

Tracking error ETF: cos'è e come funziona

Quando si investe in ETF occorre tenere presente un aspetto molto importante, che influisce sulle aspettative di performance di un operatore, ossia il tracking error. Questo dipende da vari fattori e più risulta elevato, maggiore è la rischiosità dell’investimento in rapporto alla resa attesa. Scendiamo quindi nei dettagli per capire in cosa consiste questo parametro e come potrà essere influenzato.

 

Tracking error ETF: definizione e caratteristiche

Il tracking error o errore di tracciamento di un ETF non è altro che la misura della differenza di redditività tra il fondo su cui si è investito e il benchmark che esso replica. Gli Exchange Traded Fund o ETF sono dei fondi quotati che riproducono un indice sottostante di mercato, che può riguardare azioni, obbligazioni o materie prime ad esempio. Il benchmark è il riferimento utilizzato per la misura della performance, che esercita alcune funzioni quali: permettere la definizione di un investimento sulla base dei mercati e degli assets su cui investire; consentire ai clienti del fondo di decidere in cosa investire; confrontare la performance attuale e storica.

Il tracking error svolge la funzione di valutare quanto potrebbe essere volatile il rendimento di un investimento rispetto all’indice che si intende riprodurre. Quanto più risulta elevato il discostamento di rendimento, ovvero il tracking error, tanto più cresce la rischiosità dell’investimento. Solitamente gli ETF con un elevato errore di tracciamento generano una redditività minore o perdite maggiori, in funzione della volatilità che esiste nel mercato di riferimento.

 

Tracking error: come si calcola

Per calcolare il tracking error si adopera una formula matematica che descrive il risultato medio degli scostamenti dei redimenti dell’ETF rispetto al benchmark in un certo periodo di tempo, come di seguito:

 

tracking error volatility definizione

Dove:

TEp= tracking error dell’ETF p
E= operatore di aspettativa matematica
rp= rendimento casuale dell’ETF p
rb= rendimento casuale del benchmark
Ep= rendimento atteso dell’ETF p
Eb= performance attesa del benchmark.

 

Premesso che il tracking error non può mai essere negativo, a seconda del suo valore si hanno alcune considerazione da fare sulle modalità di gestione del portafoglio. Ad esempio:

  • se è superiore al 5%, il portafoglio è un asset a gestione attiva, in base alla discrezione del gestore;
  • se è compreso tra 0% e 2%, la gestione in questo caso è passiva e si perseguono esclusivamente strategie direzionali;
  • nel caso sia superiore al 2% e inferiore al 5%, si stanno eseguendo delle strategie miste.

I fattori chiave che influenzano il tracking error

Nella maggioranza dei casi, un ETF presenta un tracking error molto esiguo, nell’ordine di frazioni di percentuale. Alcuni fattori possono comunque incrementare l’errore di tracciamento e quindi determinare una certa discrepanza rispetto al rendimento che un investitore si aspetta. Ve ne sono principalmente tre.

Il primo riguarda le regole di diversificazione. Ad esempio, negli USA le Autorità di regolamentazione richiedono che gli ETF non abbiano nei loro portafogli più del 25% in un titolo. Tuttavia, a volte per replicare un indice di settore è necessario detenere oltre quella percentuale in un determinato titolo. Giocoforza, l’indice effettivo non può essere riprodotto nella sua interezza.

Il secondo fattore concerne la gestione dei fondi e le commissioni di negoziazione. Questo spesso costituisce il principale motivo per cui si determina un tracking error, poiché l’importo delle commissioni che vengono trattenute da un gestore decurtano il rendimento del fondo. Quanto più quest’ultimo è a gestione attiva, tanto più le spese di gestione sono elevate e tanto maggiore sarà l’errore di tracciamento rilevato.

Il terzo si riferisce al prestito titoli. Ciò avviene quando i venditori allo scoperto fanno affidamento ai gestori di fondi per ottenere titoli in prestito. Questo comporta un rendimento aggiuntivo in termini di interessi, mentre i diritti di proprietà sul titolo, compresi i dividendi, rimangono in capo al fondo. Di conseguenza, si determina una scostamento tra il rendimento finale del fondo e quello dell’indice sottostante.

AUTORE

Picture of Redazione

Redazione

Composta da professionisti dell’informazione finanziaria di lungo corso, la redazione di Borsa&Finanza segue in modo trasversale i contenuti offerti dal portale. Oltre a seguire le news e le novità più importanti del panorama finanziario italiano e internazionale, il team dedica ampio spazio a realizzare guide e approfondimenti educational utili a migliorare le conoscenze degli investitori sia sul fronte della finanza personale che su quello degli investimenti, spiegando strutture, funzionamento, pregi e difetti dei diversi strumenti finanziari presenti sul mercato.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *