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Tredicesima: a chi spetta, quando viene pagata e a quanto ammonta

Ogni fine anno, per i fortunati a cui spetta, è tempo di incassare la tredicesima, famosa anche come gratifica natalizia. Un tempo volontaria, ovvero elargita dal datore di lavoro senza alcun vincolo di obbligatorietà e come regalo poco prima delle festività, la tredicesima è diventata una certezza garantita a tutti i lavoratori dipendenti (che siano con contratto a tempo determinato o indeterminato) a partire dal 1960 con un decreto dell’allora Presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi. Ma di preciso a chi tocca questa preziosa mensilità extra in busta paga, a quanto ammonta e quando viene erogata?

 

A chi spetta la tredicesima

A differenza della quattordicesima, riservata ad alcuni lavoratori del settore privato e a quei pensionati che ne hanno diritto, la tredicesima spetta a tutti i dipendenti del privato come del pubblico assunti con contratto a tempo determinato e indeterminato. Il bonus è corrisposto anche per eventuali periodi di assenza retribuita come nelle situazioni di congedo matrimoniale e di maternità, cassa integrazione, assenze per malattia ed infortuni. Viceversa, non maturano ratei il congedo parentale, l’assenza per aspettativa non retribuita e per malattia del bambino.

Sono esclusi dalla tredicesima i lavoratori autonomi (come i liberi professionisti con Partita IVA, gli imprenditori, gli artigiani, i soci di cooperativa, gli agenti e rappresentanti di commercio) e quelli parasubordinati, ossia che svolgono attività a progetto e in autonomia dal collaboratore ma con continuità e in coordinamento con il committente. La mensilità aggiuntiva non è prevista per i ricettori dell’AUUF (l’Assegno Unico e Universale Figli) e del Reddito di Cittadinanza.

Nel 2022, per fare un esempio, la tredicesima è stata riconosciuta a 33,9 milioni di italiani, dei quali 17,8 milioni di lavoratori dipendenti e 16,1 milioni di pensionati, per un gettito complessivo di 46,9 miliardi di euro. In media, l’extra del 2022 è stato più ricco per il taglio del cuneo fiscale fino al 2% per i redditi inferiori a 35.000 euro e con l’incremento della soglia di esenzione dei fringe benefits, ma questo aumento è stato controbilanciato dalla forte tassazione sulla gratifica natalizia. La Cgia di Mestre ha stimato che il Fisco ha assorbito 11,4 miliardi di ritenute.

 

Quando viene pagata la tredicesima

Non c’è un giorno preciso perché il saldo della tredicesima non è uguale per tutti: dipende dai contratti nazionali dei diversi settori. In genere, la mensilità extra viene corrisposta nei giorni che precedono Natale, solitamente intorno al 15 dicembre, ma spesso e volentieri è pagata con lo stipendio dell’ultimo mese dell’anno.

Ai pensionati (con pensione di vecchiaia anticipata o di anzianità, di reversibilità o assistenziale) viene data insieme all’assegno di dicembre che arriva il primo del mese. Comunque, in linea di massima, la mensilità extra viene pagata (direttamente in busta paga o in un cedolino a parte) tra il 13 e il 24 dicembre.

Diverso ancora è il discorso per gli statali: gli insegnanti delle scuole materne ed elementari ricevono la tredicesima il 14 dicembre, il personale amministrativo delle direzioni provinciali del tesoro il 15 dicembre, i supplenti e tutti gli altri dipendenti pubblici il 16 dicembre.

Una mano offre soldi in euro
Fine anno, tempo di incassare la tredicesima: ma a quanto ammonta? (foto: Moerschy da Pixabay)

 

A quanto ammonta la tredicesima

Ad un dodicesimo della retribuzione annua, quindi ad una mensilità ma più tassata del solito. Tuttavia non c’è una retribuzione unica e uguale per tutti: dipende dallo stipendio e dalla forma contrattuale, dai contratti collettivi, dalle maggiorazioni dovute agli straordinari o al lavoro notturno. La tredicesima matura nel corso dell’anno e si calcola prendendo appunto come periodo di riferimento quello che va dall’1 gennaio al 31 dicembre.

Il numero di mesi lavorati dal dipendente si moltiplica per lo stipendio lordo ricevuto in busta paga e la cifra risultante si divide per 12, ovvero i mesi dell’anno. Il risultato sarà l’importo della tredicesima. In pratica, il calcolo è questo:

  • mesi lavorati × importo lordo dello stipendio mensile ÷ 12

 

L’ammontare della mensilità aggiuntiva è rapportato anche all’anzianità di servizio maturata dal lavoratore nell’anno di riferimento, compresi ferie, malattia, maternità, congedo matrimoniale o cassa integrazione. Il netto della tredicesima è più basso dello stipendio perché la mensilità extra è tassata di più: alla tredicesima non si applicano le detrazioni d’imposta per lavoro dipendente né quelle per familiari a carico, dunque l’Irpef a proprio carico è maggiore.

Nei casi di prestazione di attività per un periodo inferiore ai 12 mesi oppure di assunzione, dimissioni o licenziamento nel corso dell’anno, vengono corrisposti al lavoratore tanti dodicesimi di mensilità quanti sono i mesi effettivamente lavorati dal dicembre precedente. Quindi in queste specifiche circostanze, l’extra in busta paga è calcolato in base al concreto servizio prestato.

Con il lavoro part-time, la gratifica matura in proporzione alle ore concretamente effettuate: ad esempio, il 50% per part-time di 20 ore in una settimana oppure il 75% per part-time di 30 ore settimanali. Se il contratto cambia nel corso dell’anno e diventa full-time (o viceversa), la tredicesima si calcola in maniera distinta: si considerano i ratei interi per i periodi di lavoro a tempo pieno e i ratei riproporzionati per quelli svolti a tempo parziale.

Bisogna ricordare che, oltre allo stipendio, anche la tredicesima può essere pignorata se un lavoratore ha contratto un debito, sussistono le giuste cause per il pignoramento e l’iter previsto dalla legge è arrivato regolarmente all’atto esecutivo. Ovviamente, come per la busta paga, devono essere sempre rispettate alcune soglie per il minimo sostentamento della persona, nello specifico tre volte la misura dell’assegno sociale.

Infine, se il datore di lavoro non paga la tredicesima, il lavoratore può fare un sollecito tramite PEC, avviare una conciliazione presso la propria Direzione territoriale del lavoro oppure, come soluzione estrema, procedere con un decreto ingiuntivo in tribunale.

AUTORE

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Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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