TRUMP: DIETRO L'ATTACCO ALLE NAVI C'E' L'IRAN - Borsa e Finanza

TRUMP: DIETRO L’ATTACCO ALLE NAVI C’E’ L’IRAN

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Petrolio e oro da record, con il metallo giallo ai massimi negli ultimi 14 mesi

“C’è la firma dell’Iran sull’attacco alle navi nel golfo dell’Oman“. Non lo ha scritto su Twitter stavolta. Ma lo ha dichiarato chiaro e tondo a Fox News durante un’intervista. Donald Trump conferma le accuse lanciate ieri dal Segretario di Stato americano Mike Pompeo, il primo ad accusare Teheran dopo la notizia di due petroliere, una norvegese, l’altra giapponese, gravemente danneggiate, colpite probabilmente da un siluro nella giornata di ieri, vicino allo stretto di Hormuz: “La comunità internazionale condanna l’assalto di Iran, contro la libertà di navigazione e che mira a uccidere civili innocenti” aveva detto Pompeo. Oggi è sceso in campo anche il presidente Usa, riportando alta la tensione in Medioriente. Una tensione che si sta facendo sentire anche sui mercati internazionali. Fiacca l’Europa, partenza negativa anche per Wall Street mentre le borse asiatiche hanno chiuso una seduta debole complici i dati sulla produzione industriale (mai così bassa negli ultimi 17 anni). Gli investitori hanno concentrato i loro acquisti sui beni rifugio, in primis l’oro, che vola ai massimi negli ultimi 14 mesi a 1.359 dollari l’oncia.

GLI EFFETTI SUL PETROLIO
Ieri il prezzo del Brent è cresciuto del 4,5%, per poi scivolare nel corso della giornata, pur mantenendosi sopra il 2,7%, il guadagno giornaliero più alto da aprile, mentre oggi tratta positivo vicino al punto percentuale a 61.86 dollari al barile. In crescita anche il Wti, ieri +2,15%, oggi +0,6%, a 52,58 dollari al barile. Lo stretto di Hormuz è una delle rotte marittime più trafficate del mondo, crocevia delle esportazioni dalla regione ricca di petrolio. Nessuno ha rivendicato gli attacchi, ultimi di una serie di assalti alle strutture petrolifere e di trasporto all’interno e attorno al Golfo nelle ultime settimane, che ha acuito l’ostilità tra Usa e Iran e il timore per un conflitto internazionale.

LE DUE NAVI
La petroliera norvegese, di proprietà di Front Frontir, stava abbandonando il Golfo dopo aver caricato a Ruwa, negli Emirati Arabi Uniti. Kokuka Courageous, la nave giapponese, era partita invece da Jubail, in Arabia Saudita. Quest’ultima, come del resto gli EAU, è fedele alleato degli Stati Uniti, entrambi i paesi sostengono gli sforzi dell’amministrazione Trump anche nella pressione su Teheran che mira a ridurre il più possibile l’influenza iraniana nella regione.

VERSO IL CONFLITTO?
La pressione degli Usa nei confronti dell’Iran è iniziata l’anno scorso, quando il presidente Donald Trump ha ritirato gli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare del 2015, fissando nuove sanzioni contro Teheran e inviando nuove risorse militari nella regione. Il mese scorso gli Usa hanno denunciato tentativi di sabotaggio ai danni di quattro navi americane, sospettando la mano iraniana. “I sospetti non bastano” è stata la risposta del ministro degli esteri iraniano Mohammad Javad Zarif. Nella capitale iraniana era presente ieri il primo ministro giapponese Shinzo Abe, nel tentativo di allentare le tensioni mediando con l’Ayatollah Ali Khamenei, il quale però ha ribadito di voler escludere ogni colloquio con gli Stati Uniti: “La nostra Repubblica islamica non ha fiducia in America, la decisione di Trump l’anno scorso di ritirare unilateralmente gli Stati Uniti dall’accordo nucleare firmato dall’Iran con le potenze mondiali, ne è la dimostrazione. Non vedo Trump degno di alcun scambio di messaggi”.

 

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