Nel momento in cui il sistema postale americano è chiamato a garantire la sua stessa continuità operativa, l’United States Postal Service compie una scelta che segna un nuovo punto di svolta nella sua lunga crisi finanziaria: la sospensione temporanea dei versamenti del datore di lavoro al fondo pensionistico federale. Una decisione che non nasce come misura isolata, ma come parte di una strategia di sopravvivenza.
In questo articolo:
- United States Postal Service, i dettagli della decisione
- Una crisi che viene da lontano
- Il nodo pensionistico e la pressione strutturale dei costi
- Congresso Usa diviso: tra servizio pubblico e logica di mercato
- La risposta di United States Postal Service: aumenti di prezzo e nuove tariffe
United States Postal Service, i dettagli della decisione
Secondo la comunicazione ufficiale inviata all’Office of Personnel Management della Casa Bianca l’United States Postal Service ha deciso, già a partire da oggi, di sospendere i versamenti bimestrali da circa 200 milioni di dollari destinati al Federal Employees Retirement System (FERS), fondo pensionistico per i suoi dipendenti e altri funzionari pubblici, con un risparmio stimato di circa 2,5 miliardi di dollari entro il 30 settembre 2026 .
La motivazione è esplicita e, al tempo stesso, allarmante. L’azienda sostiene che senza questa misura potrebbe trovarsi in una condizione di insufficiente liquidità già entro febbraio 2027, compromettendo la capacità di mantenere operazioni essenziali come la consegna della posta, il pagamento dei fornitori e la gestione del personale. Nella dichiarazione ufficiale la dirigenza dell’USPS ha affermato che “il rischio per il Servizio Postale e per il pubblico americano derivante da una insufficiente liquidità per le operazioni postali è nettamente superiore a qualsiasi rischio a lungo termine per i fondi pensione derivante dalla sospensione temporanea dei pagamenti attualmente dovuti” .
Una crisi che viene da lontano
Per comprendere la portata della decisione bisogna allargare lo sguardo. La crisi della United States Postal Service non è recente, né episodica. Dal 2007 a oggi il servizio postale ha accumulato perdite complessive stimate in circa 118 miliardi di dollari, secondo dati riportato da Reuters. Il declino del suo core business storico, la posta di prima classe, è uno dei fattori centrali. Il volume delle lettere ha raggiunto il livello più basso dalla fine degli anni Sessanta, mentre la crescita della comunicazione digitale ha eroso in modo irreversibile la domanda tradizionale.
A questo si aggiunge una dinamica più profonda: l’USPS non opera come una normale azienda di mercato. È un servizio pubblico con obblighi universali, che deve garantire la consegna della posta a oltre 170 milioni di indirizzi negli Stati Uniti, indipendentemente dalla redditività delle singole tratte. Questo vincolo, noto come “universal service obligation”, è una delle colonne portanti del sistema postale americano, ma anche una delle sue principali rigidità economiche.
Il nodo pensionistico e la pressione strutturale dei costi
Uno degli elementi più critici della crisi riguarda il sistema pensionistico e sanitario dei dipendenti federali. Secondo analisi della Brookings Institution, uno dei principali think tank economici statunitensi, il modello di finanziamento dell’USPS è stato a lungo caratterizzato da obblighi di prefinanziamento molto pesanti per le prestazioni future dei dipendenti, inclusi i benefici sanitari dei pensionati. Questo ha contribuito a comprimere la capacità di investimento e ad aggravare il deficit strutturale dell’ente. Il risultato è una struttura finanziaria in cui i costi fissi restano elevati anche mentre i ricavi calano, creando un disequilibrio cronico difficile da correggere senza riforme legislative profonde.
Ma non è tutto. A questo si aggiunge il paradosso del mercato. Negli ultimi anni, la crescita dell’e-commerce avrebbe potuto rappresentare una via d’uscita. In realtà, ha solo parzialmente mitigato la crisi. La domanda di spedizioni pacchi è aumentata, ma la concorrenza di operatori privati come UPS e FedEx ha progressivamente sottratto all’USPS le tratte più redditizie, lasciandole quelle meno efficienti. Questo fenomeno è noto come “cream skimming”, ossia la selezione dei segmenti più profittevoli da parte dei concorrenti privati. Il risultato è un sistema sbilanciato: crescita dei volumi complessivi, ma riduzione della redditività media per spedizione.
Congresso Usa diviso: tra servizio pubblico e logica di mercato
Nel Congresso americano la questione USPS è da anni terreno di equilibrio politico instabile. Da un lato, una parte dei legislatori difende la natura pubblica e universale del servizio postale, considerandolo un’infrastruttura essenziale, soprattutto per le aree rurali e meno servite. Dall’altro, una corrente più orientata al mercato spinge per una riforma più radicale, con maggiore flessibilità operativa e riduzione dei vincoli di servizio.
Secondo diverse audizioni riportate sul sito del Congresso e dagli atti delle commissioni postali della Camera dei Rappresentanti, il dibattito si concentra su tre nodi principali: la riduzione dei costi del lavoro, la revisione della rete degli uffici postali e la possibilità di ampliare la privatizzazione di alcuni servizi logistici. Tuttavia, nessuna di queste opzioni ha mai ottenuto consenso sufficiente per una riforma complessiva. Il risultato è un sistema che procede per aggiustamenti marginali, spesso emergenziali, senza una trasformazione organica.
La risposta di United States Postal Service: aumenti di prezzo e nuove tariffe
Parallelamente alla sospensione dei contributi pensionistici, l’USPS sta intervenendo anche sul lato delle entrate. Secondo quanto comunicato dalla stessa società, è stato approvato un aumento temporaneo dell’8% sulle tariffe di posta prioritaria e pacchi, in vigore dal 26 aprile 2026 fino al 17 gennaio 2027. Ma la misura più significativa riguarda la posta di prima classe. La United States Postal Service ha infatti proposto un aumento del prezzo del francobollo da 78 a 82 centesimi a partire da luglio 2026, in attesa di approvazione regolatoria .
Il direttore generale delle poste David Steiner, nel suo intervento al Congresso, ha inoltre affermato che per garantire la sostenibilità del servizio potrebbe essere necessario portare il prezzo del francobollo fino a 95 centesimi o addirittura a 1 dollaro, rispetto agli attuali 78 centesimi. Dal 2019, i prezzi della posta sono già aumentati di circa il 46%, ma questo incremento non è stato sufficiente a compensare il calo strutturale dei volumi e l’aumento dei costi operativi.









