Varta è ufficialmente in stato di insolvenza, l’epilogo di un calvario

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Varta è ufficialmente in stato di insolvenza. Oggi un portavoce del tribunale distrettuale di Stoccarda ha dichiarato che il produttore tedesco di batterie, sostenuto da Porsche, ha presentato quattro istanze di insolvenza. Si tratta dell’ennesima battuta d’arresto per un’azienda ormai arrivata al collasso finanziario. Le sue azioni sono state azzerate e rimosse dalla Borsa di Francoforte a marzo dello scorso anno, quando è entrato in vigore il piano di ristrutturazione aziendale. Gli azionisti non hanno ricevuto alcun tipo di compenso o indennizzo, mentre i creditori hanno dovuto accettare un taglio del credito.

 

In questo articolo:

 

  • Varta: come si è arrivati all’insolvenza
  • E ora che succede?

 

Varta: come si è arrivati all’insolvenza

L’epilogo appariva scontato già da tempo. In primavera l’azienda aveva perso Apple, il suo principale cliente. Il colosso di Cupertino aveva deciso di interrompere la fornitura di batterie destinate alle cuffie AirPods da parte di Varta, affidandosi invece a fornitori cinesi. Da quel momento è emersa l’estrema urgenza di una nuova ristrutturazione. L’imprenditore austriaco Michael Tojner, principale azionista della società, ha dichiarato che, con la perdita di Apple, Varta “non poteva proseguire nella sua forma attuale e quindi necessitava di un ulteriore passo di ristrutturazione”. All’inizio del 2025, Tojner aveva investito, insieme a Porsche, 60 milioni di euro nell’azienda con l’obiettivo di salvarla. Nel frattempo, i creditori, tra cui Deutsche Bank e diversi hedge fund, avevano accettato un haircut superiore al 50% dei loro crediti nell’ambito del piano di ristrutturazione, che prevedeva una partecipazione agli utili futuri per recuperare almeno in parte quanto spettante. A garanzia della proroga dei prestiti era stata posta la divisione dell’azienda dedicata alle batterie per uso domestico.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso, aprendo di fatto la strada all’insolvenza, è stata, secondo quanto riportato da Reuters, il rifiuto degli azionisti Porsche e Tojner di fornire ulteriori finanziamenti alla società per sostenerne il rilancio. Secondo una perizia effettuata dagli esperti di ristrutturazione di FTI Consulting, Varta avrebbe bisogno di un’iniezione di liquidità di diverse decine di milioni di euro per proseguire l’attività. Le trattative, però, non hanno portato ad alcun risultato: gli azionisti si sono tirati indietro.

 

E ora che succede?

Dall’insolvenza potrebbero scaturire ulteriori sviluppi, con la società che dovrà affrontare una probabile frammentazione. Tojner ha espresso interesse per la divisione Microbattery, che comprende il business delle pile a bottone, come quelle utilizzate negli apparecchi acustici. Per questo motivo sta cercando di scorporare tale unità, insieme alla divisione Solutions, così da preservare il know-how nella produzione di batterie in Europa. Tutto ciò, però, richiederà con ogni probabilità un’ulteriore procedura di risanamento.

Dal canto loro, i principali creditori intendono rilevare il redditizio ramo delle batterie per uso domestico, una volta completato lo scorporo dall’azienda. Il valore della divisione è stimato in circa 240 milioni di euro, ma secondo gli esperti potrebbe fruttarne oltre 300 milioni. Alcuni hedge fund, come Blantyre, RBC BlueBay e Whitebox, avevano acquistato i crediti con forti sconti. Di conseguenza, potrebbero trarre profitto dall’insolvenza proprio grazie al segmento Consumer Batteries, esercitando i propri diritti contrattuali in conformità con gli accordi di finanziamento sottoscritti con l’azienda nell’ambito della ristrutturazione del 2024.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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