C’è del marcio nel Pil di Danimarca: Novo Nordisk e i dazi affondano il Paese

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Anche i giganti crollano al tappeto. E quando lo fanno creano un’onda d’urto così forte da impattare gravemente su tutto ciò che li circonda in quel preciso istante. Un rovescio inaspettato della medaglia che la Danimarca sta testando sulla sua stessa economia a causa di Novo Nordisk. Passata dall’essere la portabandiera della potenza industriale, tecnologica ed economica a una preoccupazione per i conti attuali e futuri del Paese. 

 

In questo articolo: 

 

  • “Novo Nordisk dipendente”: la Danimarca taglia le stime di crescita
  • La cavalcata che aveva infiammato il Paese
  • Novo Nordisk e i dazi
  • La potenza del business dei farmaci dimagranti

 

“Novo Nordisk dipendente”: la Danimarca taglia le stime di crescita

Come rivelato da Reuters, la Danimarca ha abbassato drasticamente le sue stime di crescita economica per il 2025: dal 3% stimato in primavera all’1,4%. Un taglio importante che il ministero dell’Economia ha attribuito a due fattori principali: il rallentamento di Novo Nordisk e l’impatto dei dazi statunitensi sulle merci danesi. Una combinazione che mette a nudo la vulnerabilità di un Paese piccolo ma fortemente esposto all’export e, soprattutto, “Novo-dipendente”.

Quanto accaduto però non è un fulmine al ciel sereno. Il crollo di Novo Nordisk è cominciato mesi fa e ha avuto più tappe, tutte dolorose. Tra queste non possiamo non citare lo sviluppo di CagriSema, un nuovo farmaco combinato sempre per la perdita di peso. A dicembre scorso, i risultati della sua ricerca sono stati inferiori alle attese e il titolo ha perso oltre il 20% in una sola seduta, perdendo quasi 100 miliardi di dollari di capitalizzazione. Peraltro, a giugno Novo ha avviato una nuova sperimentazione in fase avanzata sempre CagriSema, per cercare di rassicurare il mercato sul suo potenziale dopo i dati deludenti di due studi precedenti (il riferimento è al secondo studio effettuato a marzo anche quello andato negativamente).

In tutto questo, la preoccupazione intorno a Novo si era acuita già a maggio, quando la società ha tagliato per la prima volta le previsioni di vendite e utili, spegnendo la narrativa di crescita perpetua che aveva accompagnato Wegovy e Ozempic, i suoi due farmaci dimagranti che hanno rivoluzionato tutto il settore. Lo stesso CagriSema ha dimostrato di non essere in grado di marcare la differenza rispetto a Zepbound di Eli Lilly, il grande rivale americano che nel frattempo ha scalzato l’azienda danese nella corsa ai farmaci anti-obesità. Infine, a fine luglio, la seconda revisione al ribasso della guidance e soprattutto l’uscita di scena dello storico amministratore delegato Lars Fruergaard Jørgensen, sostituito dal 7 agosto dal manager Maziar Mike Doustdar. Un passaggio di consegne che non è stato percepito come fisiologico, ma come il segnale evidente che la strategia andava riscritta in fretta.

 

La cavalcata che aveva infiammato il Paese

Per comprendere quanto questa storia pesi sull’economia danese basta guardare indietro di un anno. Nel 2023, senza il contributo straordinario dell’industria farmaceutica e in particolare di Novo Nordisk, il Pil della Danimarca sarebbe sceso dello 0,1%. Con Novo invece è cresciuto dell’1,8%. È stata proprio la cavalcata di Wegovy e Ozempic a evitare la recessione tecnica, trasformando l’economia del piccolo regno nordico in una delle più dinamiche d’Europa. Tanto che lo stesso Ministero dell’Economia, nei suoi rapporti ufficiali, aveva riconosciuto esplicitamente l’effetto trainante del settore. La concentrazione, però, era evidente: due farmaci hanno sostenuto da soli gran parte della crescita, una dipendenza eccessiva che oggi presenta il conto. Per dare un’idea, al 30 giugno 2024, come sottolineato da Jakob Westh Christensen, analista di eToro, i due farmaci rappresentano da soli quasi il 60% del fatturato.

Nel settembre del 2024 la parabola aveva raggiunto l’apice. La capitalizzazione di Novo Nordisk aveva toccato i 533 miliardi di euro, più del Pil dell’intera Danimarca. L’orgoglio nazionale era diventato un simbolo mondiale: un’azienda privata che valeva più di un Paese. Peraltro, come aveva riportato Bloomberg, l’impatto di Novo Nordisk nei confronti del suo Paese era stato evidenziato anche dalla più grande banca della Danimarca: Danske Bank. Secondo i suoi analisti, infatti, la società sarebbe stata responsabile di circa il 50% della crescita economica del paese.

Cosi però non è stato. L’equilibrio era troppo fragile, perché legato quasi interamente a un’unica linea terapeutica. Appena la parte di sviluppo ha smesso di sorprendere – i risultati di CagriSema  lo dimostrano – il titolo ha invertito la rotta e la correzione è stata brutale. A un anno di distanza, infatti, il prezzo delle azioni della società si è più che dimezzato, crollando di oltre il 60%. Una batosta sulla quale ha pesato inevitabilmente la seduta del 29 luglio, quando Novo ha perso più del 20% a causa dell’annuncio di due notizie in simultanea: il taglio della guidance per l’intero anno e la nomina di Maziar Mike Doustdar come nuovo amministratore delegato. 

L’effetto domino è stato devastante. Dopo essere stata per mesi la regina indiscussa dei listini europei, a oggi Novo Nordisk non è più tra le dieci società europee più capitalizzateEli Lilly, al contrario, ha consolidato la sua leadership, superando Wegovy con Zepbound nelle prescrizioni americane e avvantaggiandosi con formulazioni orali che promettono costi di produzione inferiori e maggiore facilità di distribuzione. Il risultato è che, mentre Novo arretra, Lilly consolida la posizione di leader globale nel mercato dell’anti-obesità.

 

Novo Nordisk e i dazi 

A questo quadro già difficile si è aggiunto il problema dei dazi imposti dagli Stati Uniti, principale mercato di sbocco delle esportazioni danesi. Nella prima metà del 2025 le vendite verso gli Stati Uniti sono crollate, dopo il boom registrato a fine 2024. Il Ministero dell’Economia ha rivisto così la previsione di crescita dell’export a un misero +0,9%, contro il +4,3% stimato a maggio. Una frenata che non colpisce solo la manifattura in generale, ma anche e soprattutto la farmaceutica, settore che rappresenta circa il 40% delle esportazioni e che da solo ha determinato la traiettoria del Pil nazionale.

Il tema di fondo resta però lo stesso: la dipendenza da due soli farmaci. Wegovy e Ozempic hanno trasformato Novo Nordisk in un gigante, ma hanno anche concentrato su un unico asset tutto il destino dell’azienda. La pipeline non ha ancora dimostrato di poter sostituire o affiancare con la stessa forza questi blockbuster, e ogni incertezza si riflette con violenza sul titolo. È il paradosso del successo: la crescita eccezionale ha creato un gigante fragile, più vulnerabile alla concorrenza, agli umori degli investitori e alle politiche commerciali americane. Nel frattempo, Novo è anche il principale datore di lavoro privato del Paese: occupa circa 34.000 persone in Danimarca e oltre 63.000 nel mondo. Negli ultimi cinque anni ha quasi raddoppiato la forza lavoro e oggi, sotto la pressione del mercato, è costretta a parlare di tagli e razionalizzazioni, come riportato da Reuters.

 

La potenza del business dei farmaci dimagranti

Eppure, il mercato dei farmaci anti-obesità resta enorme. Goldman Sachs lo stima in circa 100 miliardi di dollari entro il 2030, una cifra che spiega la guerra senza esclusione di colpi tra Novo ed Eli Lilly. La sfida è sistemica: chi vince detta le regole del gioco per prezzi, distribuzione e standard clinici del prossimo decennio. Per Novo Nordisk la partita non è persa, ma l’inerzia non basta più. Servono innovazione vera, diversificazione e una gestione più prudente delle attese.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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