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Addio lavoro: i 10 modi per andare in pensione nel 2024

Una donna in pensione

Ci sono 10 modi per andare in pensione nel 2024 e sono tutti diversi l’uno dall’altro, con la costante di base dell’età compiuta quando si matura questa decisione e della data d’inizio del versamento dei contributi. I requisiti anagrafici e contributivi sono quindi fondamentali per calcolare le strategie d’uscita dal mondo del lavoro, con le differenze del caso tra metodo retributivo, misto o contributivo, rivalutazione all’inflazione, coefficienti e aliquote di rendimento per dipendenti e per autonomi.

 

I 10 modi per andare in pensione nel 2024

Questa guida relativa ai 10 modi per andare in pensione nel 2024 non tiene conto di una modalità ulteriore: continuare a lavorare dopo la pensione. Una fascia d’azione che tocca unicamente chi percepisce la pensione di invalidità, con quota pensione-reddito da lavoro cumulabile che arriva al minimo INPS più il 50% dell’eccedenza per dipendenti con meno di 40 anni di contributi e al minimo INPS più il 70% per autonomi, sempre con meno di 40 anni di contribuzione. Le pensionate e i pensionati di vecchiaia possono infatti svolgere attività sia di lavoro dipendente che autonomo, senza riduzioni dell’assegno.

 

Pensione di vecchiaia

Possono accedere alla pensione di vecchiaia tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori, sia dipendenti che autonomi, che hanno raggiunto due requisiti fondamentali, uno anagrafico e uno contributivo:

 

  • aver compiuto 67 anni di età, sia per gli uomini che per le donne;
  • avere almeno 20 anni di contributi (1.040 settimane).

 

Le 67enni e i 67enni con almeno 15 anni di contribuzione (780 settimane) possono andare in pensione se possono far valere i loro 15 anni di contributi prima del 31 dicembre 1992 e sono stati autorizzati ai versamenti volontari sempre prima del 31 dicembre 1992. È in vigore l’eccezione dell’età ridotta per lavoratrici e lavoratori non vedenti: 50 anni per le donne e 55 anni per gli uomini. L’importante è che siano non vedenti dalla nascita o da una data anteriore all’inizio dell’assicurazione o che possano far valere almeno 10 anni di assicurazione e di contribuzione dopo la manifestazione della cecità.

Nella categoria rientra chi è affetto da cecità assoluta e ha un residuo visivo non superiore a un decimo in entrambi gli occhi con eventuali correzioni. Nei casi di condizioni diverse, i requisiti di età richiesti sono 55 anni per le donne e 60 anni per gli uomini. Il parametro dei 55 anni per le donne e dei 60 anni per gli uomini si applica anche alle persone con invalidità pari o superiore all’80%.

Per ottenere la pensione di vecchiaia nel 2024 e nel 2025 è fondamentale la cessazione dell’attività: al momento del perfezionamento dei requisiti di età pensionabile e di contribuzione, è assolutamente necessario abbandonare il posto di lavoro. L’INPS infatti versa l’assegno soltanto se la persona richiedente si è già dimessa. Naturalmente, una volta date le dimissioni e acquisito il diritto alla pensione, è possibile riprendere a lavorare e reimpiegarsi presso un altro datore di lavoro.

 

Pensione anticipata

L’ex pensione di anzianità scatta in anticipo rispetto all’età di 67 anni prevista per la pensione di vecchiaia. In questo caso, però, i requisiti contributivi richiesti (e che rimarranno invariati fino al 2026) sono abbastanza stringenti, indipendentemente dall’età:

 

  • 41 anni e 10 mesi per le donne;
  • 42 anni e 10 mesi per gli uomini.

 

È un allungamento rispetto alle precedenti scelte politiche del 2014-2015 che permettevano di lasciare il lavoro prima dei 67 anni alle donne che avevano 41 anni e 6 mesi di contributi e agli uomini con 42 anni e 6 mesi. Il limite dei 41+10 e dei 42+10 è stato introdotto a partire dal 2016: fino al 1995 per il pensionamento anticipato bastava raggiungere appena i 35 anni di contributi.

 

Quota 103

In questo caso i requisiti fondamentali sono due, ovvero 62 anni di età e 41 anni di contributi. Tuttavia per chi li matura nel 2024 la pensione viene calcolata per intero con il sistema contributivo e non più con il sistema misto, cioè contributivo e retributivo sulle anzianità acquisite fino al 31 dicembre 1995, al 31 dicembre 2011 per chi aveva maturato almeno 18 anni di contributi sempre entro il 1995. Il calcolo con la contribuzione mista e la finestra mobile di tre mesi rimangono in vigore soltanto per chi ha maturato i requisiti di Quota 103 entro il 31 dicembre 2023.

Il cedolino è tagliato due volte perché fino al compimento dei 67 anni l’assegno mensile non può essere superiore a 2.395 euro lordi, ovvero quattro volte il trattamento minimo previsto. Per il resto, rimangono attive le norme già stabilite da Quota 100 e Quota 102: la possibilità di usare il sistema misto per raggiungere il requisito dei 41 anni di contributi (tranne la contribuzione presente nelle Casse professionali) e il divieto di cumulare redditi da lavoro dipendente o autonomo con la pensione sino al raggiungimento dei requisiti per l’accesso alla pensione di vecchiaia. L’unica eccezione sono i redditi da lavoro autonomo occasionale, nel limite di 5.000 euro lordi all’anno.

 

Opzione donna

Modificata e riformata più volte nel corso degli ultimi anni, è la pensione anticipata che si rivolge alle lavoratrici. I requisiti per il 2024 (maturati entro il 2023) sono 61 anni di età e 35 anni di contributi. Il sistema di calcolo dell’assegno previdenziale è completamente contributivo. L’età minima di 61 anni è ridotta di un anno per ogni figlio nel limite massimo di due anni, quindi diventa di 60 anni per chi ha un figlio e di 59 anni per chi ne ha di più.

La riduzione dell’età minima, a prescindere dal numero dei figli, è prevista pure per le donne che svolgono assistenza al momento della richiesta di prepensionamento (da almeno sei mesi al coniuge o a un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità; a un parente o un affine di secondo grado convivente, qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 70 anni d’età, oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti); soffrono di una accertata riduzione della capacità lavorativa, con invalidità civile riconosciuta almeno pari al 74%; sono licenziate o dipendenti da imprese in situazioni di emergenza per cui è attivo un tavolo di confronto per la gestione della crisi aziendale.

 

Parasubordinati

A metà tra dipendenti e professionisti con Partita IVA iscritti a un albo, sono le persone iscritte alla Gestione separata dell’INPS assunte per attività di collaborazione coordinata e continuativa (i Co.co.co.) o con contributi versati dal committente entro il mese successivo alla ricezione del compenso, e con le Partite IVA che non fanno riferimento ad una cassa previdenziale. Discontinuità, dipendenza da un monocommittente, precariato e bassi redditi: i parasubordinati sono il frutto del Jobs Act che ha flessibilizzato il mercato del lavoro. Per loro il trattamento previdenziale è piuttosto modesto.

La pensione per questa categoria viene calcolata esclusivamente con il criterio contributivo: l’assegno farà riferimento soltanto ai contributi versati durante l’intera carriera. L’aliquota pensionistica arriva fino al 33%: è meno pesante per chi è iscritto ad un fondo previdenziale obbligatorio (il contributo è del 24%) e più onerosa (33,72% con +0,72% per le prestazioni non pensionistiche come maternità, assegni per il nucleo familiare e malattia) per gli scoperti, cioè chi non è iscritto ad un fondo obbligatorio né titolare di pensione. Per i non iscritti a un fondo obbligatorio con diritto alla DIS-COLL (l’indennità mensile di disoccupazione), l’aliquota sale al 34,23%: al 33,72% si aggiunge infatti lo 0,51% per la disoccupazione. La ripartizione è 11,24% a carico del lavoratore e 22,48% a carico del committente per i non iscritti a un fondo obbligatorio e 8% e 16% per gli iscritti.

La rendita è leggermente rimpolpata soltanto dalla maggiore contribuzione. Chiunque esercita un’attività autonoma in maniera abituale, anche se non esclusiva e compresi i dipendenti e i pensionati che svolgono determinate attività, è quindi tenuto a versare i contributi all’INPS. Per le Partite IVA la percentuale contributiva è del 25,98% del reddito imponibile e totalmente a loro carico, con la possibilità di addebitare in fattura una percentuale del 4% dei corrispettivi lordi ai clienti; per i collaboratori è di un terzo a carico del lavoratore e di due terzi a carico del committente. Il massimale di reddito assoggettabile per il 2024 è pari a 119.650 euro.

Il reddito imponibile è quello derivante da collaborazione a giornali, riviste, enciclopedie e simili (per i giornalisti c’è la Gestione separata dell’INPGI); attività di amministratore, sindaco o revisore di società; partecipazione a collegi o commissioni; rapporti di collaborazione per attività artistiche e professionali, svolte senza vincoli di subordinazione, nel quadro di un rapporto unitario e continuativo. È imponibile anche il reddito oltre i 5.000 euro annui dei venditori porta a porta.

A queste lavoratrici e lavoratori parasubordinati si aggiungono gli associati (chi fornisce prestazioni lavorative nell’associazione in partecipazione con compensi qualificati come redditi da lavoro autonomo, ad esclusione degli iscritti agli albi professionali, con ripartizione del carico contributivo per il 55% a carico dell’associante e il 45% di competenza dell’associato) e gli occasionali, i percettori di redditi derivanti appunto da attività occasionali. Sia per gli associati che per gli occasionali l’aliquota è del 33%, per gli occasionali solo se il reddito prodotto risulta superiore a 5.000 euro.

Nel 2024 le lavoratrici e i lavoratori parasubordinati iscritti alla Gestione separata raggiungono la pensione di vecchiaia al compimento dei 67 anni d’età con almeno 20 anni di anzianità contributiva. In alternativa, è possibile ottenere la rendita a 71 anni d’età con almeno 5 anni di anzianità contributiva effettiva. La pensione viene riconosciuta soltanto se l’importo del primo pagamento da parte dell’INPS non risulta inferiore a tre volte l’ammontare annuo dell’assegno sociale, un limite pari a 1.604 euro mensili nel 2024. L’unica eccezione alla condizione dell’importo tre volte l’assegno sociale è la presenza di almeno 5 anni di contribuzione effettiva all’età di 71 anni.

Per chi opta per andare in pensione a 71 anni con almeno 5 anni di contributi, l’accredito contributivo pieno per l’anno intero viene erogato soltanto dopo un versamento corrispondente al 33,72% (o al 24%, per chi è iscritto ad un fondo previdenziale obbligatorio) del minimale di reddito stabilito per i commercianti, ossia 18.415 euro annui per il 2024. Quindi l’importo da versare non deve essere inferiore a 4.046 euro, ovvero 338 euro al mese. In caso di importi inferiori, il cedolino viene proporzionalmente ridotto.

Il calcolo è puramente contributivo. L’aliquota di accumulo del 33% o del 24% del reddito è rivalutata su base composta al 31 dicembre di ogni anno al tasso di capitalizzazione dato dalla variazione media quinquennale del PIL nominale. Alla data del pensionamento, si applica un coefficiente di conversione al montante contributivo (la somma rivalutata dei versamenti effettuati) che cresce con l’aumentare dell’età. Per chi raggiunge la pensione a 67 anni, il coefficiente di conversione è del 5,391%.

 

Lavoratori precoci

Sono definite precoci tutte quelle persone che hanno cominciato a lavorare prima di aver compiuto 19 anni d’età e hanno raggiunto i requisiti contributivi per la pensione anticipata prima di aver raggiunto i 67 anni per quella di vecchiaia. Nello specifico, questo trattamento si rivolge a chi ha accumulato almeno un anno di contributi da attività lavorativa prima del compimento dei 19 anni e permette di andare in pensione con la cosiddetta Quota 41: 41 anni di contribuzione, indipendentemente dall’età.

La normativa in vigore prevede comunque la configurazione di determinate condizioni per accedere alla pensione dei lavoratori precoci, ossia quattro profili di tutela:

 

  • lo stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, con la prestazione per la disoccupazione conclusa integralmente da almeno tre mesi;
  • l’assistenza al coniuge o a un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità, al momento della richiesta e da almeno sei mesi;
  • l’accertata riduzione della capacità lavorativa, con invalidità civile riconosciuta almeno uguale o superiore al 74%;
  • l’impiego in mansioni usuranti, notturne e da dipendenti che, da almeno sei anni in via continuativa, svolgono attività cui è richiesto un impegno tale da rendere particolarmente difficoltoso e rischioso il loro svolgimento.

 

Il requisito contributivo ridotto dei 41 anni non è cumulabile con un eventuale reddito da lavoro dipendente o autonomo percepito nel periodo di tempo dello sconto, ovvero l’anticipo rispetto ai requisiti della pensione anticipata: 10 mesi per le donne e 1 anno e 10 mesi per gli uomini. I 41 anni si possono ottenere anche cumulando i periodi assicurativi, non coincidenti, posseduti presso forme di assicurazione obbligatoria dei lavoratori dipendenti, autonomi e degli iscritti alla Gestione separata e gli enti di previdenza dei liberi professionisti.

 

L’APE sociale

L’anticipo pensionistico è una indennità per le attività gravose, faticose e impegnative che viene erogata dall’INPS a lavoratrici e lavoratori in possesso di particolari condizioni:

 

  • l’impiego come lavoratore dipendente (da conduttore di convogli ferroviari e personale viaggiante, conduttore di mezzi pesanti e camion, personale delle professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni, addetto all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza, insegnante della scuola dell’infanzia ed educatore degli asili nido) svolto da almeno sette anni negli ultimi dieci di attività o da almeno sei negli ultimi sette, con almeno 36 anni di contributi che scendono a 35 per le donne con un figlio e a 34 con due o più figli;
  • disoccupazione per licenziamento (anche collettivo), dimissioni per giusta causa o giustificato motivo oggettivo, risoluzione consensuale intervenuta nell’ambito della procedura di licenziamento economico, scadenza del rapporto di lavoro a tempo determinato, con periodi di lavoro dipendente per almeno 18 mesi nei 36 mesi precedenti la cessazione del rapporto e fine della percezione della NASpI da almeno 3 mesi e con un’anzianità contributiva di almeno 30 anni;
  • l’assistenza al coniuge o a un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità, al momento della richiesta e da almeno sei mesi continuativi e con un’anzianità contributiva di almeno 30 anni;
  • l’accertata riduzione della capacità lavorativa, con invalidità civile riconosciuta almeno uguale o superiore al 74% e un’anzianità contributiva di almeno 30 anni.

 

Il requisito anagrafico fino al 31 dicembre 2024 è il compimento di 63 anni e 5 mesi d’età. L’APE copre infatti il periodo di tempo che intercorre tra la data di accesso all’indennità e il conseguimento dell’età minima richiesta per la pensione di vecchiaia, ovvero i 67 anni sia per gli uomini che per le donne. L’ammontare del trattamento pensionistico non è rivalutabile, è pari all’importo della rata mensile della pensione calcolata al momento dell’accesso alla prestazione e non può superare il tetto massimo di 1.500 euro al mese.

 

Versamenti volontari

Chi ha smesso di lavorare, pur avendo versato in passato i contributi obbligatori, può raggiungere la pensione volontaria sfruttando la copertura assicurativa. I contributi figurativi fanno riferimento a determinate fasi della vita in cui la lavoratrice o il lavoratore è impossibilitato a svolgere la propria prestazione: i periodi di congedo parentale (fino a un massimo di 170 giorni sino al sesto anno di età di ogni figlio), di assistenza ai figli sopra i 6 anni, a un genitore e al coniuge inabili (per 25 giorni all’anno, fino a un massimo di 24 mesi per l’intero arco della vita assicurativa), di maternità per le donne che scelgono di sfruttare il bonus per incrementare la pensione.

I periodi di cassa integrazione, disoccupazione e mobilità e di infortunio e malattia sono esclusi dalla contribuzione figurativa perché a conoscenza dell’INPS: in questi casi si procede all’accredito d’ufficio. I contributi figurativi non hanno termini di scadenza e concorrono a tutti gli effetti a determinare il diritto alla pensione. Il sistema per il calcolo del trattamento è sempre contributivo.

Insieme ai figurativi ci sono i contributi volontari, ovvero quelli che le lavoratrici e i lavoratori possono continuare a versare anche se finisce o viene sospesa l’attività lavorativa. Utili sia per l’ammontare che per il calcolo della pensione, vanno riscattati chiedendo una specifica autorizzazione all’INPS e sono subordinati alla presenza di due requisiti: almeno 5 anni di contribuzione indipendentemente dalla collocazione temporale dei contributi versati; almeno 3 anni di contribuzione nei 5 anni che precedono la data di presentazione della domanda.

I contributi volontari integrano la contribuzione obbligatoria e devono confluire sul conto assicurativo con operazioni di trasferimento, ricongiunzione e riscatto. L’importo da versare per i dipendenti è stabilito in base alla retribuzione che è stata percepita nell’ultimo anno di attività precedente la domanda di autorizzazione. L’aliquota resta del 33%. L’importo minimo settimanale è del 40% della minima mensile, pari per il 2024 a 239,44 euro al mese e 12.451 euro all’anno.

 

Pensione minima

Il sistema retributivo calcola la pensione incrociando gli anni di contributi accumulati con la retribuzione pensionabile, cioè la media degli stipendi percepiti nell’ultimo periodo di lavoro o, per gli autonomi, degli ultimi redditi dichiarati. Il risultato è pari a un 2% della retribuzione pensionabile per ogni anno di contributi. Quando il risultato dell’importo calcolato sulla base della contribuzione effettivamente versata risulta inferiore al minimo stabilito dalla legge, scatta l’integrazione ossia la differenza (coperta dalle casse pubbliche) tra la quota effettivamente maturata e la soglia minima stabilita.

Per avere l’integrazione non bisogna percepire altri redditi IRPEF di importo superiore al doppio del minimo e il reddito complessivo della coppia (pensionato o pensionata e relativo coniuge) non deve superare l’importo annuo di quattro volte il minimo. La minima per il 2024 è di 598,61 euro al mese. L’integrazione spetta totalmente se il reddito personale non supera i 7.782 euro all’anno, con la soglia che si alza a 16.503 euro per chi è sposato; viceversa, non viene riconosciuta se il reddito personale supera i 16.503 euro (due volte il minimo) e se il reddito di coppia va oltre i 31.128 euro all’anno. L’integrazione al minimo non è prevista per il calcolo della pensione con il sistema interamente contributivo.

 

Riscatto della laurea

Il decimo e ultimo modo per andare in pensione nel 2024 è valorizzare il periodo degli studi superiori e riscattare la laurea. Se il periodo del riscatto parte dal 1° gennaio 1996, si fa riferimento al sistema contributivo: il calcolo prevede il 33% della retribuzione dell’ultimo anno del minimale di reddito stabilito per i commercianti (18.415 euro per il 2024), pari a 5.991 euro. Le persone inoccupate che intendono riscattare la laurea devono versare all’INPS una cosiddetta evidenza contabile.

Il riscatto è rivalutato sempre secondo le regole del sistema contributivo, con riferimento alla data di presentazione della domanda. A quel punto il montante maturato viene trasferito nella gestione previdenziale a cui si risulta iscritti. Non bisogna dimenticare che il riscatto della laurea è detraibile al 50% dall’imposta lorda, con una ripartizione in cinque quote annuali costanti e dello stesso importo nell’anno di sostenimento e in quelli successivi.

AUTORE

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Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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