Cos'è il 5x1000? Tutto sulla quota IRPEF che finanzia il settore non profit - Borsa e Finanza

Cos’è il 5×1000? Tutto sulla quota IRPEF che finanzia il settore non profit

Cos'è il 5x1000? Tutto sulla quota IRPEF che finanzia il settore non profit

Le scadenze fiscali della dichiarazione dei redditi si avvicinano e con la presentazione di 730, Modello Redditi e CU sarà possibile scegliere a chi destinare l’8×100, il 5×1000 e il 2×1000. Queste misure non sono alternative, ma complementari l’una all’altra: il contribuente può scegliere di assegnare tutte e tre le quote contemporaneamente. Particolarmente rilevante è però il 5×1000: negli ultimi anni aumentano sempre di più gli italiani che decidono di finanziare i beneficiari di questo importante strumento.

Uno studio di Banca Etica rivela che questo mezzo di “democrazia economica” piace ai cittadini perché consente di “esprimere chiaramente una preferenza per i settori di welfare da sostenere tramite la contribuzione fiscale”. Il documento, basandosi sui dati del 2019, attesta che un italiano su tre mette la firma per il 5×1000, il numero dei donatori (14 milioni complessivi) è cresciuto del 38% tra il 2006 e il 2017 ed è arrivato a oltre 17 milioni nel 2020, l’anno della pandemia e dell’emergenza sanitaria. A beneficiare dei 495,8 milioni di euro raccolti nel 2019 sono stati 60.705 enti, in aumento del 6,6% tra il 2016 e il 2017.

 

Cos’è il 5×1000

Idea dell’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti, il 5×1000 è stato introdotto dalla Finanziaria del 2006 (la legge n. 266 del 23 dicembre 2005) e prorogato di anno in anno fino ad oggi. È la quota dell’IRPEF (l’imposta sul reddito delle persone fisiche) che i contribuenti, in fase di dichiarazione dei redditi, decidono di destinare a sostegno del terzo settore: ONLUS, enti non profit e di tutela artistica e paesaggistica, istituti di ricerca scientifica e sanitaria, attività socialmente utili e di volontariato, università, associazioni sportive dilettantistiche e attività sociali delle amministrazioni pubbliche. Si definisce in questo modo perché è appunto il 5×1000 (lo 0,5%) dell’imposta sul reddito. La scelta di devolvere il 5×1000 è volontaria e non obbligatoria: è semplicemente una forma di supporto diretto alle organizzazioni senza fini di lucro e di partecipazione sociale al bene comune.

Devolvere il 5×1000 non costa nulla perché è una percentuale delle tasse che già si paga: lo Stato rinuncia a questa quota per girarla al beneficiario prescelto dal contribuente. I soggetti che ricevono questi fondi sono tenuti a rendicontare l’utilizzo che ne fanno a ministeri e amministrazioni competenti di riferimento entro un anno dall’incasso. Il Decreto legislativo n. 111 del 3 luglio 2017 obbliga inoltre alla pubblicazione della rendicontazione sul web e ad una relazione illustrativa. Nel caso in cui un ente riceva quote infiori ai 100 euro, non vengono corrisposte all’organizzazione ma ripartite all’interno della stessa finalità. Per conoscere il valore del 5×1000 assegnato ad ogni ente, basta consultare le liste pubblicate ogni anno dall’Agenzia delle Entrate sul suo sito ufficiale.

La Legge di Bilancio 2020 (legge n. 160 del 27 dicembre 2019) ha alzato il tetto delle risorse da distribuire con il 5×1000 da 500 a 510 milioni di euro per il 2020, a 520 milioni per il 2021 e a 525 milioni per il 2022.

 

Chi sono i possibili beneficiari del 5×1000

Sui modelli di dichiarazione dei redditi sono presenti 7 riquadri che fanno riferimento ai settori delle organizzazioni non profit che possono beneficiare del contributo.

 

  • Enti del terzo settore iscritti al RUNTS, comprese le cooperative sociali ed escluse le imprese sociali costituite in forma di società, nonché ONLUS iscritte all’anagrafe
  • Ricerca scientifica e universitaria
  • Enti di ricerca sanitaria
  • Attività sociali svolte dal Comune di residenza
  • Attività sportive dilettantistiche riconosciute dal CONI che svolgono un’attività di rilevante interesse sociale
  • Enti che si occupano di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici
  • Enti gestori delle aree protette

Gli enti del terzo settore, oltre a ONLUS e cooperative sociali, includono le ONG (le Organizzazioni non governative riconosciute ed iscritte all’Anagrafe unica delle ONLUS), le organizzazioni di volontariato, i consorzi di cooperative sociali, le associazioni di promozione sociale e le fondazioni di diritto privato che operano nei settori socio-sanitario, educativo, formativo, artistico e ambientale, gli enti ecclesiastici di confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti o accordi.

Per riassumere e avere un quadro generale più preciso, si può dire che gli enti beneficiari del 5×1000 sono:

 

  • Associazioni ambientaliste
  • Associazioni culturali
  • Associazioni dei consumatori
  • Associazioni di promozione sociale
  • Associazioni di volontariato
  • Associazioni sportive dilettantistiche
  • Attività di fund raising
  • Cooperative integrate sociali ONLUS
  • Cooperative sociali ONLUS
  • Enti religiosi
  • Fondazioni di diritto civile
  • Fondazioni di origine bancaria
  • Istituti di ricerca sanitaria, scientifica e universitaria
  • ONG
  • ONLUS

 

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato qui l’elenco permanente delle ONLUS accreditate per il 5×1000 relativo al 2022, mentre il Governo ha reso noto qui l’elenco degli enti del terzo settore accreditati. C’è anche un motore di ricerca che permette di individuare le ONLUS iscritte per denominazione, città, provincia, codice fiscale e tipologia.

L’avvio dell’operatività del RUNTS (il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore) e il decreto Milleproroghe hanno prorogato per il 2022 la fase di transitorietà del 5×1000 alle ONLUS e i termini per l’accreditamento delle ODV (le Organizzazioni di volontariato) e delle APS (le Associazioni di promozione sociale). Dal 2023 saranno destinatari del contributo esclusivamente gli “enti iscritti al RUNTS”: il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali affida la gestione dell’elenco degli enti direttamente all’Ufficio del RUNTS, mentre il Ministero dell’Università e della Ricerca e il Ministero della Salute continueranno ad occuparsi degli enti di ricerca scientifica e di quelli impegnati nella ricerca sanitaria.

Facciamo un esempio degli scopi di destinazione del 5×1000: chi decide di darlo all’Università di Trieste, aiuterà a finanziare le borse di dottorato di ricerca per i giovani ricercatori che iniziano la loro carriera scientifica.

Come allocare il 5×1000

La scelta avviene firmando nel riquadro corrispondente alla finalità che si intende sostenere, indicando il codice fiscale dell’ente selezionato tra quelli presenti sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Donare il 5×1000 può avvenire in due modi. Chi deve presentare la dichiarazione dei redditi può farlo compilando la scheda sul Modello 730 o Redditi (ex Unico), firmando nel riquadro “Scelta per la destinazione del 5×1000 dell’IRPEF” a seconda della sezione (Sostegno degli enti del terzo settore, agli enti di ricerca sanitaria, e così via) e inserendo il codice fiscale dell’ente che si vuole supportare. La mancata indicazione del codice fiscale o della firma rende nullo il versamento del 5×1000, che non andrà all’ente scelto ma rimarrà nelle casse pubbliche.

Chi invece non deve presentare la dichiarazione dei redditi, può compilare la scheda fornita insieme al CUD dal proprio datore di lavoro o dall’ente erogatore della pensione, firmando sempre nel riquadro “Scelta per la destinazione del 5×1000 dell’IRPEF” a seconda del tipo di ente sostenuto e indicando il codice fiscale del beneficiario. A quel punto occorre inserire la scheda in una busta chiusa, scrivere su di essa “Scheda per la scelta della destinazione del 5×1000 dell’IRPEF” e specificare il proprio nome, cognome e codice fiscale. Il passo finale è consegnare la busta a un ufficio postale (che la riceve gratuitamente e rilascia un’apposita ricevuta), a un intermediario abilitato alla trasmissione digitale (come i CAF e i commercialisti) o direttamente attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate accedendo con SPID, CIE o CNS.

Cosa succede se non scegli di compilarlo?

Se si decide di non destinare a nessun ente il 5×1000, la percentuale di IRPEF viene comunque versata e rimane allo Stato. In sostanza, chi non firma sceglie semplicemente di considerare l’imposta come tale e di non trasformarla in un aiuto concreto agli enti non profit accreditati. C’è anche un altro caso: se si firma su uno specifico riquadro destinato ad un comparto ma senza inserire il codice fiscale specifico di un’organizzazione beneficiaria, il 5×1000 viene ridistribuito proporzionalmente tra tutti i soggetti del comparto in cui si è inserita la firma.

Proprio nei giorni precedenti alle scadenze fiscali del 2022, le associazione del terzo settore hanno fatto sentire la propria voce in risposta alla proposta di legge del senatore della Lega Gianfranco Rufa, passata al Senato e in discussione alla Camera. La bozza prevede di allargare la platea dei potenziali destinatari del 5×1000, includendo anche “il finanziamento del fondo di assistenza per il personale in servizio” delle Forze dell’Ordine. Importanti realtà che grazie alle risorse raccolte con questo strumento hanno potenziato le loro attività benefiche, come ActionAid, AISM (l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla), AIRC – Fondazione per la Ricerca sul Cancro, Emergency, FAI – Fondo per l’Ambiente italiano, Fondazione Telethon, Lega del Filo d’Oro e Save the Children, si sono unite all’appello lanciato dalla portavoce del Forum del terzo settore, Vanessa Pallucchi: “Non snaturate il 5×1000, che è una risorsa indispensabile per il Terzo settore e per il Paese”.

 

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