Cos'è l'8x1000? Ecco tutto sulla quota IRPEF per Stato o confessioni religiose
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Cos’è l’8×1000? Ecco tutto sulla quota IRPEF per Stato o confessioni religiose

Cos'è l'8x1000? Ecco tutto sulla quota IRPEF per Stato o confessioni religiose

Ogni anno i contribuenti italiani sono chiamati a scegliere a chi dare l’8×1000, la quota percentuale del gettito IRPEF (l’imposta sul reddito delle persone fisiche) che si può decidere di destinare alle casse pubbliche (per attività sociali e culturali) oppure ad una confessione religiosa a scelta per finalità di culto e solidaristiche. Non sono mancati scandali finanziari in passato che hanno minato la fiducia dei cittadini nell’IRPEF per fini umanitari.

Il meccanismo di ripartizione dell’8×1000 è stato sancito nel 1984 dalla revisione del Concordato firmato dall’allora Presidente del Consiglio Bettino Craxi con il Segretario di Stato vaticano Agostino Casaroli. A renderlo operativo è stata poi la legge di attuazione n. 222 del 20 maggio 1985. Ma come funziona di preciso l’8×1000 e come si applica nei casi delle cosiddette “scelte non espresse”, una ripartizione che la stessa Corte dei Conti ha considerato in una deliberazione del 2015 poco rispettosa dei principi di proporzionalità, di volontarietà e di uguaglianza?

 

Cos’è l’8×1000

L’8×1000 è la percentuale dell’IRPEF che i contribuenti, in fase di dichiarazione dei redditi, decidono di destinare allo Stato oppure a una delle confessioni religiose che hanno stipulato un’intesa con la Repubblica Italiana. L’8×1000 non è una tassa, ma un’opportunità per sostenere le casse pubbliche o una confessione religiosa e le sue attività, che siano di culto o solidali. Chi compila la dichiarazione dei redditi non ne è obbligato: è semplicemente invitato a scegliere a chi destinare la sua quota. L’assegnazione dell’8×1000 è quindi volontaria, ma soltanto se si esprime la propria preferenza.

La scelta per la destinazione dell’8×1000 è effettuata direttamente dal contribuente al momento della dichiarazione. È sempre utile ricordare che l’8×1000 è il gettito complessivo che lo Stato riceve dall’IRPEF, non l’IRPEF versata da ciascun contribuente nella dichiarazione dei redditi. I beneficiari, che siano lo Stato o le confessioni, devono spendere questi fondi per le finalità definite dalla legge. Inoltre l’8×1000 non sostituisce il 5×1000 e il 2×1000: il contribuente può scegliere di assegnare tutte e tre le quote contemporaneamente, sempre in sede di dichiarazione dei redditi.

 

Chi sono i possibili beneficiari

L’8×1000 può essere destinato innanzitutto allo Stato. In questo caso si definisce “a diretta gestione statale“. Il contribuente firma nel box “Stato” della dichiarazione dei redditi e indica un codice specifico per la destinazione della sua quota:

 

  • Fame nel mondo
  • Calamità naturali
  • Edilizia scolastica
  • Assistenza ai rifugiati
  • Beni culturali

 

Per Fame nel mondo si intende il finanziamento di interventi “diretti alla realizzazione di progetti finalizzati all’obiettivo dell’autosufficienza alimentare nei Paesi in via di sviluppo, nonché alla qualificazione di personale locale da destinare a compiti di contrasto delle situazioni di sottosviluppo e denutrizione ovvero di pandemie e di emergenze umanitarie che minacciano la sopravvivenza delle popolazioni ivi residenti”. Con Calamità naturali si supporta la realizzazione di “opere, lavori, studi, monitoraggi finalizzati alla tutela della pubblica incolumità da fenomeni geomorfologici, idraulici, valanghivi, meteorologici, di incendi boschivi e sismici, nonché al ripristino di beni pubblici, ivi inclusi i beni culturali”.

Indicando Edilizia scolastica si destina la percentuale ad interventi per la scuola pubblica che “consistono nella ristrutturazione, nel miglioramento, nella messa in sicurezza, nell’adeguamento antisismico e nell’efficientamento energetico degli edifici”. Assistenza ai rifugiati consiste nel finanziare “l’accoglienza, la sistemazione, l’assistenza sanitaria e i sussidi previsti dalle disposizioni vigenti” per le persone alle quali sono state riconosciute forme di protezione internazionale o umanitaria. Beni culturali prevede infine il supporto “al restauro, alla valorizzazione, alla fruibilità da parte del pubblico di beni immobili ivi inclusi quelli adibiti all’istruzione scolastica di proprietà pubblica dello Stato, degli enti locali territoriali e del Fondo edifici di culto o mobili, anche immateriali, che presentano un particolare interesse, architettonico, artistico, storico, archeologico, etnografico, scientifico, bibliografico e archivistico”.

I soggetti ai quali può essere destinato l’8×1000 sono le pubbliche amministrazioni, le persone giuridiche e gli enti pubblici e privati. Ogni anno, sulla propria pagina istituzionale, la Presidenza del Consiglio dei ministri pubblica i parametri di valutazione per il finanziamento dei progetti con l’8×1000 a diretta gestione statale. L’ammissione e l’assegnazione delle risorse avvengono al termine di un procedimento amministrativo ad opera delle due commissioni specifiche della Camera e del Senato, dell’adozione successiva di un D.P.C.M. e della registrazione alla Corte dei Conti.

Gli altri possibili beneficiari dell’8×1000, come detto, sono soggetti, enti e associazioni di carattere religioso. In Italia si contano 12 confessioni che hanno accordi con lo Stato:

 

  • Chiesa Apostolica in Italia – Comunità Evangelica Pentecostale
  • Chiesa Cattolica
  • Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno
  • Chiesa Evangelica Luterana in Italia
  • Chiesa Evangelica Valdese
  • Chiese Cristiane Evangeliche Assemblee di Dio in Italia
  • Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai (IBISG)
  • Sacra Arcidiocesi Ortodossa dell’Italia ed Esarcato per l’Europa Meridionale
  • Unione Buddhista Italiana (UBI)
  • Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia (UCEBI)
  • Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI)
  • Unione Induista Italiana (UII)

 

Tutti gli enti religiosi indicano sui propri canali ufficiali come vengono spesi i fondi dell’8×1000. Facciamo qualche esempio. I contributi alla Soka Gakkai sono destinati a progetti nei settori ambiente, diritti umani, disarmo nucleare, educazione ed emergenze umanitarie. L’Unione Buddhista Italiana usa l’8×1000 soprattutto per progetti umanitari proposti da Centri associati e da organizzazioni non profit di primo livello. Ad esempio, nel 2018 il progetto con il maggiore finanziamento dell’UBI, pari a 200.000 euro, è stato quello per la creazione di corridoi umanitari per i profughi, realizzato dalla Comunità di Sant’Egidio in collaborazione con la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, la Tavola Valdese e la CEI-Caritas.

Particolarmente interessante è l’uso dell’8×1000 che fa la Chiesa Evangelica Valdese, finanziando progetti in ambito educativo, umanitario, socio-sanitario e culturale. Quella Valdese è una delle poche confessioni a non trattenere per uso interno nemmeno un euro del contributo e a ridistribuire tutto sul territorio attraverso i suoi bandi. Le risorse del 2021 dell’Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi – relative alla dichiarazione dei redditi 2018 e quindi ai redditi 2017 – ammontano a 42,6 milioni di euro, pari a 538.136 firme ovvero il 3,1% del totale delle scelte espresse dai contribuenti. Con questi fondi i Valdesi hanno finanziato 1.144 progetti, 722 in Italia e 422 all’estero. È netta la differenza con la Chiesa Cattolica: un’inchiesta di Repubblica ha rivelato che il Vaticano utilizza l’80% dei soldi del suo 8×1000 per il mantenimento del clero e la propria organizzazione interna piuttosto che per le opere di carità.

 

Come allocare l’8×1000

Al momento della compilazione della dichiarazione dei redditi – Modello 730 per chi, oltre ai redditi di pensione, di lavoro dipendente o assimilati, possiede altri redditi da dichiarare e/o oneri detraibili/deducibili e non ha la partita IVA; Modello Redditi per chi non sceglie il 730 o per chi è tenuto per legge a compilare questo modello; Modello CU per chi è esonerato dalla dichiarazione dei redditi in quanto possiede solo redditi di pensione, di lavoro dipendente o assimilati e non è obbligato a presentare la dichiarazione dei redditi – occorre indicare la propria scelta, innanzitutto del destinatario: lo Stato oppure un’istituzione religiosa. Se si sceglie un ente di culto, bisogna individuare la casella dedicata e firmare con il proprio nome e cognome nel riquadro apposito. Per esprimere la propria preferenza è sufficiente la firma e non occorre inserire il codice fiscale dell’ente.

 

Cosa succede se non scegli di compilare l’8×1000

Si stima che in Italia, meno del 50% dei contribuenti esercita il diritto di allocare l’8×1000. Ma la legge prevede che i fondi vengano sempre ripartiti per intero. Se si sceglie di non assegnare questa porzione di gettito IRPEF, l’8×1000 viene attributo in automatico allo Stato e alle diverse confessioni religiose in proporzione alle preferenze espresse da chi invece esercita il suo diritto di scelta. Dunque la quota di assegnazione complessiva non si basa sulle preferenze specifiche ricevute ma sulla maggioranza di chi ha effettuato una scelta. Un esempio per chiarire: il 70% dei contribuenti esprime una scelta supportando una determinata confessione religiosa, come può essere l’Unione Buddhista Italiana. A quel punto, il 70% dei fondi di chi ha deciso di non firmare andrà all’UBI, indipendentemente dal numero degli astenuti.

La logica è che chi non firma lascia che siano lo Stato e gli altri contribuenti a decidere per lui. In sostanza, i fondi di chi non esprime la propria preferenza sono assegnati in proporzione alla maggioranza delle indicazioni. È per questo motivo che nel 2019, su 41,5 milioni di contribuenti, un gettito complessivo di 1.429.436.792 euro e 24,5 milioni di astenuti (il 59%), la Chiesa Cattolica ha avuto accesso a 1.070.778.189 euro, pari a due terzi del gettito complessivo e tre volte tanto le scelte esplicite ricevute. È stata determinante proprio la maggioranza di 13,5 milioni di contribuenti (l’80% del totale di 17,2 milioni) che hanno espresso indicazione per il Vaticano, nonostante le persone che abbiano deciso di dare l’8×1000 alla Chiesa Cattolica siano due milioni in meno rispetto agli anni precedenti.

Non mancano critiche nei confronti di questo sistema. Oltre alle diverse deliberazioni della Corte dei Conti, una voce autorevole è quella del giurista Carlo Cardia. Nel saggio Stato e confessioni religiose, l’ordinario di Diritto ecclesiastico all’Università di Pisa, coautore della nuova legislazione ecclesiastica e attivo nelle trattative per la revisione del Concordato, ha definito l’assegnazione del mancato 8×1000 “un’autentica anomalia” perché usare le scelte non espresse “secondo il calcolo matematico di quelle espresse, intacca il principio di volontarietà: il non avere manifestato la propria scelta comporta, a prescindere dalle motivazioni, rifiuto del nuovo sistema o volontà di non parteciparvi”.

 

AUTORE

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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