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AB, Bruscagin: “Fondi tematici, guardare ai trend non a semplici mode”

Un'immagine di Elisa Bruscagin, Retail sales advisor di AB

I fondi tematici hanno riscosso un grande successo iniziale tra gli investitori ma hanno incontrato successivamente qualche difficoltà dal lato delle performance. La scarsa diversificazione dei portafogli è una delle principali imputate del loro andamento. Tuttavia bisogna distinguere all’interno di questa categoria tra fondi tematici veri e propri e “mode”. Il tema è stato affrontato nella conferenza tenuta da AB a ConsulenTia 2024, dal titolo “Consulenza finanziaria: l’importanza degli investimenti tematici tra gestioni attive e indicizzate”. Borsa&Finanza lo ha approfondito in un’intervista esclusiva con Elisa Bruscagin, retail sales advisor di AB, al termine dell’evento.

 

Partiamo dall’accusa di scarsa diversificazione del portafoglio: cosa ne pensa?

“Che è vero, ma solo in parte. Ci sono settori dove questo rischio di concentrazione è più marcato. Come nel settore tecnologico, dove l’anno scorso l’80% della performance è stata riconducibile a 7-8 titoli. Tuttavia anche in passato si sono registrati scenari simili, per esempio sul finire degli anni ’90. In ogni caso si tratta di situazioni temporanee. Alla concentrazione segue di solito un ampliamento del mercato”.

 

Però mi conferma che il problema della concentrazione nei fondi tematici esiste.

“Sì, è normale. La ricetta per combatterla è la selettività che solo una gestione attiva permette. La concentrazione diventa un fattore positivo se deriva da una forte selezione che lavora sui migliori modelli di business e sulle aziende più innovative. Anche perché i temi si evolvono nel tempo ed è necessario seguire questa evoluzione. Per esempio l’health-care ha subito negli ultimi venti anni una grande trasformazione: nel 2000 la componente farmaceutica pesava al suo interno oltre l’80%, oggi arriva a superare di poco il 40%”.

 

Un primo piano di Elisa Bruscagin, retail sales advisor di AB, intervistata da Borsa&Finanza a ConsulenTia 2024
Elisa Bruscagin, Retail Sales Advisor di AB

Qual è l’approccio di AB ai fondi tematici?

“Attivo naturalmente. Avere un approccio attivo significa non legare le performance del portafoglio alla concentrazione. Su alcune strategie tematiche noi di AB abbiamo patito lo scorso anno ma nel 2024, complice il riallargamento del mercato, abbiamo recuperato. Quando costruiamo i nostri portafogli cerchiamo di lavorare sui trend secolari piuttosto che inseguire le mode. Consideriamo sempre l’health-care: quante società quotate possiedono un know-how scientifico e nello stesso tempo hanno un vantaggio competitivo, sono poco indebitate, ben gestite, ben capitalizzate e finanziariamente stabili? Pochissime. Ecco perché non abbiamo mai voluto lanciare fondi su singoli trend o su singoli temi specifici. Preferiamo selezionare il meglio di ciascuno di questi trend e inserirli in un fondo”.

 

Che differenza c’è tra un tema e una moda?

“Una differenza innanzitutto temporale. Una moda dura da tre mesi a un anno, un tema è più radicato nell’economia. Pensiamo ancora una volta all’health-care. Si possono individuare tantissime mode al suo interno ma il trend di fondo sono le dinamiche demografiche, la spesa sanitaria in aumento, una popolazione over-65 che raddoppierà nei prossimi trent’anni”.

 

Ha più volte citato l’health-care. Quali sono altri due temi forti?

“La tecnologia continuerà a essere un tema in crescita nel lungo periodo, e poi la sostenibilità”.

 

All’interno di questi temi c’è qualcosa di più specifico a cui prestate attenzione?

“Potrei citare la digitalizzazione dei dati sanitari, la tecnologia applicata al settore health-care, l’intelligenza artificiale, il cloud. Sono tutti temi a cui AB guarda con grande interesse ma non nella loro singolarità perché noi cerchiamo di diversificare il più possibile. Purtroppo negli ultimi anni si è un po’ abusato degli investimenti tematici che hanno un loro punto di forza commerciale nell’essere facili da raccontare al cliente. Tuttavia in tal modo i singoli portafogli sono diventati eccessivamente esposti a singoli temi con le conseguenze negative che abbiamo visto nel 2022. Il nostro consiglio è di ritornare a una sana costruzione del portafoglio dove ci sia spazio per strategie growth e valute, per diverse aree geografiche e diversi settori. In conclusione, i tematici vanno assolutamente inseriti in portafoglio ma senza abusarne e cercando di tornare a guardare alla qualità e a pesare il rischio che questi investimenti comportano”.

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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