Acqua: investimenti per risolvere il problema siccità - Borsa e Finanza

Acqua: investimenti per risolvere il problema siccità

Siccità, investimenti per risolvere la scarsità d'acqua

L’Italia è rimasta a secco. Ma in questo caso non si parla di energia, di petrolio o di benzina, si parla di acqua. Con l’ultima ondata di calore il più lungo fiume italiano, il Po, ha visto ridursi i volumi di acqua ai minimi termini e le immagini, al posto di un fiume, mostrano un deserto nei pressi di Ferrara, laddove il Po si apre (si apriva?) per gettarsi nell’Adriatico. Il tema della gestione delle risorse idriche non è solo italiano ma globale e rientra a pieno diritto nell’ambito del controllo climatico e nei temi della sostenibilità Esg. Nei prossimi anni sarà necessario investire ingenti risorse per evitare che entro il 2050, secondo a World Meteorological Organization, cinque miliardi di persone rischino di rimanere senza acqua. Ecco perché l’acqua viene definita, a volte, l’oro del futuro, anche dal punto di vista concreto delle opportunità di investimento.

 

Acqua, un problema globale

È solo l’ultima goccia, se vogliamo giocare con le parole, anche se c’è poco da scherzare. Lo scenario attuale vede l’Italia in grave difficoltà su più fronti. Quello del debito, quello energetico e ora quello idrico. Che poi, a ben vedere, le cose si legano tutte insieme. Perché se non c’è acqua nel Po, le centrali idroelettriche e le attività che si snodano lungo il fiume non possono lavorare, costringendo a un surplus di richiesta di energia che proprio ora è difficile da trovare e che si ripercuote sulle casse dello Stato.

L’Italia non è l’unico paese al mondo dove l’acqua scarseggia. C’è chi è messo peggio della Penisola che, tuttavia, appare tra le nazioni a rischio desertificazione almeno per il 20% del territorio secondo lo European Drought Observatory. A farle compagnia, in Europa, ci sono Spagna, Malta, Cipro, Grecia, Bulgaria e Romania. E nel mondo, secondo la World Meteorological Organization, cinque miliardi di persone rischiano di rimanere senza acqua entro il 2050.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, caduto nel dimenticatoio delle cronache dei quotidiani finanziari, mette a disposizione 4,38 miliardi di euro per l’aggiornamento e l’efficientamento delle strutture idriche italiane che, secondo la relazione annuale dell’Arera, disperdono ogni anno il 43,7% delle risorse.

 

Investimenti che tolgono la sete

Nei prossimi anni un ingente quantitativo di investimenti verrà riversato nel settore idrico, comprendente non solo le società che trattano, lavorano, rendono potabile, distribuiscono acqua, ma anche tutte quele legate all’indotto e le startup innovative con soluzioni valide per ridurre la carenza di acqua. Nel 2021, per esempio, il Senato statunitense ha approvato lo US Drinking Water and Wastewater Infrastructure Act che alloca 35 miliardi di dollari al miglioramento del settore idrico.

Per chi vuole investire sul tema acqua sono disponibili diverse soluzioni. Ci sono asset manager che da anni hanno avviato fondi comuni che investono su società impegnate nel settore. Tra questi RobecoSAM, con il Sustainable Water Equities Fund, BNP Paribas con il fondo BNP Paribas Aqua, Fidelity che propone il Sustainable Water & Waste Fund, Pictet con il fondo Pictet Water e Natixis con il Thematics Water Fund.

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