Sant'Anna ferma produzione acqua frizzante: non c'è più anidride carbonica

Sant’Anna ferma produzione acqua frizzante: non c’è più anidride carbonica

Acqua frizzante

Stop alla produzione di acqua gassata. È la decisione di Acqua Sant’Anna S.p.A., l’azienda di Vinadio che dal 1996 produce “l’acqua minerale preferita dagli italiani”. Stavolta la crisi idrica (e le soluzioni pratiche per risolverla, almeno in ambiente domestico) non c’entra. O per lo meno, c’entra soltanto in parte. Il più grande produttore europeo di acque oligominerali, capace di immettere sul mercato un miliardo e mezzo di bottiglie all’anno, ha sospeso la linea di produzione di acqua frizzante perché non c’è più anidride carbonica.

 

Anidride carbonica introvabile

La CO2 non è solo un gas serra, ha una vasta gamma di usi in numerosi settori ed è una delle tante materie prime che stanno sparendo dai mercati. Già nel settembre del 2021 il Financial Times aveva lanciato l’allarme facendo rimbalzare le preoccupazioni di Nippon Gases: il grande distributore di proprietà giapponese, una delle più importanti società di gas industriale in Europa, lamentava come le sue forniture fossero diminuite del 50% in tutto il continente. La carenza di anidride carbonica si deve soprattutto all’impennata dei prezzi del gas naturale, all’aumento dei costi dell’energia e alle difficoltà di trasporto. D’altronde la CO2 non è utilizzata soltanto nell’alimentare per rendere frizzanti le bevande, per il confezionamento dei prodotti (rallenta la crescita dei batteri e prolunga la durata di conservazione) e per decaffeinare il caffè: l’anidride carbonica è centrale nella produzione di carne (uno dei metodi più comuni per lo stordimento di suini, ovini e bovini da macellare è l’uso di alte concentrazioni di CO2) e nelle saldature di precisione, per purificare l’acqua potabile, per il raffreddamento delle centrali nucleari, dei server e dei computer.

Oltre ad essere emessa dalle centrali elettriche, l’anidride carbonica è un sottoprodotto della produzione industriale creato dalle aziende chimiche durante la lavorazione di ammoniaca, alcol, fertilizzanti e concimi. Una prima avvisaglia di crisi globale era scoppiata nel 2018 tra i produttori di birra e soft drink. L’elevata domanda estiva di bibite alcoliche e gassate, insieme ai fermi per manutenzione degli impianti di ammoniaca e bioetanolo in tutta Europa che rappresentano le principali fonti di CO2, aveva causato una carenza di anidride carbonica per uso alimentare proprio durante i Mondiali di calcio in Russia, un momento chiave per l’intero settore delle bevande. Anche i fornitori di pollami, maiale e insalata imbustata erano stati colpiti da questa perturbazione, come le società di consegne a domicilio di cibi surgelati piegate della carenza di ghiaccio secco. In Gran Bretagna lo stop alla produzione negli stabilimenti di Teesside e Ince della statunitense CF Fertilizers era stato scongiurato con gli aiuti finanziari del governo. In quell’occasione, molti player del settore hanno investito in nuove tecnologie che “catturano” la CO2 prodotta durante il processo di fermentazione della birra, la conservano e la riutilizzano per il successivo processo di gassificazione.

Bollicine di CO2
Dopo rincari record e siccità, la carenza di CO2 travolge il comparto alimentare (foto di Giorgio Trovato su Unsplash)

 

La tecnologia di cattura e stoccaggio del carbonio è ancora molto lontana dall’essere perfezionata e dall’assorbire simili shock nella catena di approvvigionamento. L’acqua gassata rappresenta per Sant’Anna il 30% della produzione. Nel 2021 il fatturato di Sant’Anna, marchio leader in Italia con una quota del 15% del comparto e con accordi d’esportazione con Francia ed Europa dell’Est, Cina, Stati Uniti ed Emirati Arabi, è arrivato a quota 320 milioni di euro e ha registrato una crescita del 10% rispetto al 2020. Alberto Bertone, il Presidente e Amministratore Delegato della società in provincia di Cuneo, ritiene che la crisi dell’anidride carbonica sia legata soprattutto alla sanità: i fornitori preferiscono rivolgersi a questo settore, dove la CO2 è usata durante gli interventi chirurgici.

 

La CO2 è introvabile e anche tutti i nostri competitori sono nella stessa situazione. Siamo disperati, è un altro problema gravissimo che si aggiunge ai rincari record delle materie prime e alla siccità che sta impoverendo le fonti. Le aziende di CO2 ci spiegano che preferiscono destinare la produzione al comparto della sanità. La difficoltà a trovare l’anidride carbonica per prodotti alimentari si era già presentata alla fine dell’anno scorso, soprattutto nel Regno Unito, ma eravamo riusciti a tamponare quella che in questi giorni sta ripresentandosi in forma di vera emergenza, che riguarda tutti i produttori europei.

 

Nell’immediato futuro l’acqua frizzante potrebbe subire rincari significativi. Bertone aggiunge addirittura che Sant’Anna è disposta a pagare l’anidride carbonica ad un prezzo maggiore “anche se già costava carissima, ma non c’è stato verso di fare cambiare idea ai nostri fornitori”. In questo modo, l’acqua gasata “rischia di finire: una volta finiti gli stock nei magazzini di supermercati e discount, non ci saranno più bottiglie in vendita”. Ora l’azienda attende un piccolo carico in arrivo dai Paesi Bassi, tuttavia nell’attuale situazione Bertone ritiene che “sembra di essere in pieno dopoguerra”. L’azienda piemontese si era già adeguata al mutato contesto di carenza di materie prime e caro energia riducendo la plastica e gli scarti, trasferendo i trasporti lunghi su ferrovia e rinnovando gli impianti puntando su fonti rinnovabili come il fotovoltaico.

 

Acqua Sant’Anna frizzante: CO2 dagli allevamenti?

L’Italia è il più grande consumatore al mondo di acqua minerale in bottiglia: stando ai numeri emersi da una ricerca sul settore delle acque confezionate prodotta dall’Area studi di Mediobanca, gli italiani bevono 222 litri a testa all’anno, una quantità pari a 13,5 miliardi di litri in totale. Il fatturato delle aziende del settore delle acque minerali è di 2,9 miliardi di euro, addirittura di 3,8 miliardi se si considerano anche le bibite. Non solo: l’Italia è il secondo esportatore europeo dietro la Francia e nella grande distribuzione organizzata l’acqua italiana ha il prezzo medio meno caro tra i principali mercati europei. Quella italiana costa 20 centesimi al litro contro i 22 centesimi della Spagna, i 30 della Francia e i 36 della Germania.

Una proposta alternativa per evitare l’esplosione definitiva della crisi di CO2 arriva dalla Coldiretti Torino. La divisione dell’associazione del capoluogo piemontese ritiene che gli allevamenti animali possano fornire un aiuto decisivo per tamponare la carenza di anidride carbonica lamentata dall’industria alimentare e dal settore delle bevande gassate.

 

Se gli allevamenti conferiscono gli effluenti animali a un impianto per la produzione di biometano liquido, l’anidride carbonica viene liquefatta pura al 100% e diventa utilizzabile per il mercato delle bollicine e della conservazione dei cibi sottovuoto.

 

Bruno Mecca Cici, il Presidente di Coldiretti Torino, spiega che la diffusione massiccia dei biodigestori di nuova generazione può trasformare gli allevamenti da “problema ambientale” in “risorsa energetica e industriale“. Un esempio è l’impianto di Candiolo, il primo stabilimento agricolo in Italia di biometano liquefatto e C02 biogenica. Aperto nel dicembre del 2020 dalla Cooperativa Agricola Speranza che raggruppa diversi allevatori di bovini della zona sud della provincia di Torino, l’impianto impiega gli effluenti zootecnici (in particolare le deiezioni degli animali) e i sottoprodotti agricoli per produrre BioLNG e recuperare l’anidride carbonica.

 

I soci della cooperativa conferiscono le deiezioni di oltre 2.500 bovini, suddivisi in 45.000 tonnellate di liquami e 14.000 tonnellate di letame l’anno. Con l’aggiunta di colture dedicate da secondo raccolto in misura inferiore al 50% grazie ai processi di digestione e separazione si arriva a produrre metano che presenta una purezza superiore al metano fossile. Il metano viene liquefatto a rigide temperature per diventare gas naturale liquefatto trasportabile e puro al 99%. Però, prima di produrre metano, nel processo di refrigerazione il bioreattore di Candiolo separa proprio l’anidride carbonica. Anche questa viene liquefatta, a temperature intorno ai -40 gradi, rendendola così priva di impurità e trasportabile con cisterne.

 

Quello che rimane da questo processo è il digestato, un concime maturo e “utilizzabile per interramento nei campi, riconosciuto dall’agricoltura biologica”. Marco Vanzetti della Vanzetti Holstein, socio della coop Speranza, rivela che la loro CO2 ha persino standard di purezza superiori a quelli alimentari. Mecca Cici offre la massima disponibilità di Coldiretti Torino “ad aprire tavoli di concertazione con tutti i soggetti interessati a creare un vero e proprio progetto di filiera dell’anidride carbonica prodotta da allevamenti”.

AUTORE

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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